Dal caos al controllo: le prime due giornate del Milan mostrano i limiti del passato, ma anche la nuova impronta di Allegri.
Senza troppi giri di parole, possiamo dire che il Milan nella stagione 2025/2026 disputerà un campionato di 37 partite, una in meno rispetto a tutte le rivali in Serie A. Molti potrebbero pensare a una provocazione, ma purtroppo non è così: nella prima giornata di questa stagione è sembrato di rivedere i rossoneri dello scorso anno.
Una storia già vissuta: Milan-Udinese del 13 agosto 2022
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I rossoneri hanno già vissuto una situazione simile, precisamente nella prima giornata del campionato di Serie A 2022/2023. A maggio avevano conquistato l’indimenticabile 19° scudetto e, all’esordio della stagione successiva, affrontarono l’Udinese a San Siro. Era il 13 agosto 2023: pronti via, il Milan si ritrovò subito sotto 0-1 con il gol di Rodrigo Becao. Dopo averla rimessa in piedi e addirittura ribaltata con le reti di Theo Hernandez e Ante Rebic (2-1), nel recupero del primo tempo arrivò la doccia fredda del 2-2 firmato da Adam Masina. Nella ripresa, però, i rossoneri riuscirono a chiudere i conti prima con Diaz e poi nuovamente con Rebic. Ciò che resta impresso di quel match sono le parole di Sandro Tonali al termine della partita: «È una cosa normale: dopo che si vince lo Scudetto, si torna sulle ali dell’entusiasmo. Non c’era la concentrazione giusta, siamo partiti come se fosse la 39ª giornata».
Un monito per quella che sarà la stagione della semifinale di Champions League contro l’Inter, ma anche del quinto posto in campionato, trasformato in qualificazione alla massima competizione europea grazie alla penalizzazione inflitta alla Juventus.
La storia si ripete con Milan-Cremonese
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Quest’anno la situazione sembra essersi ripetuta, seppur con un esito finale diverso. Un Milan confusionario e distratto alla prima di campionato contro la Cremonese, quasi una copia carbone della squadra dello scorso anno. Invece in Lecce-Milan abbiamo però assistito al debutto della prima vera squadra di Massimiliano Allegri che, nonostante le assenze e un organico ridotto all’osso, ha saputo trasmettere sul campo quella grinta e determinazione fondamentali per raggiungere il risultato finale.
Per Allegri conta soltanto il risultato. Non importa come arrivi la vittoria: l’essenziale è portarla a casa senza concedere agli avversari occasioni degne di nota. Questo permette alla squadra di acquisire una sicurezza che lo scorso anno era del tutto sconosciuta. È questo il compito dell’allenatore: restituire fiducia e serenità a un ambiente dilaniato dagli ultimi dodici mesi.
E se per riuscirci Allegri deve urlare al 92° minuto a Musah di attendere qualche secondo prima di una rimessa laterale, poco male. L’importante restano i tre punti finali.
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