Qualche mese fa, subito dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia che ha visto il Bologna alzare il trofeo, mi sono permesso di scrivere un articolo su questa testata. In esso spiegavo chiaramente che – stante la situazione complessa dopo un’annata disastrosa – il Milan non poteva permettersi di puntare su un allenatore “scommessa”. In quel momento, era metà maggio del 2025, suggerivo solo due nomi come credibili per la panchina del Milan 2025-2026: Antonio Conte e Massimiliano Allegri.
Grande lavoro, non miracolo
Milan: ottimo il lavoro di Allegri ma non si può definire un miracolo


Ho accolto quindi con molta soddisfazione la scelta del club rossonero di puntare su Allegri. Il tecnico toscano non sarà mai un maestro di spettacolo. Bada al sodo e conosce alla perfezione l’arte del sapersi arrangiare.

I risultati ottenuti sinora sono importanti e significativi per Massimiliano Allegri. L’allenatore rossonero ha saputo compattare e creare un gruppo vero, condizione indispensabile e fondamentale per qualsiasi stagione positiva.
Grande lavoro di Allegri ma nessun miracolo
—Troppe volte, tuttavia, ho sentito parlare di miracolo di Allegri in questa stagione e, siccome le parole sono importanti, ritengo che sia un’accezione non corretta. Allegri ha fatto e sta facendo un grandissimo lavoro ma non è possibile definirlo un miracolo. Vediamo perchè.

Il Milan viene da un quinquennio nel quale si è qualificato alla Champions League 4 volte su 5; ha fatto due secondi posti, un primo posto e un quarto posto. L’ottavo posto della scorsa stagione è un’anomalia rispetto ad un percorso netto che è iniziato dal post COVID.
La squadra a disposizione di Allegri è, a mio modesto avviso, il terzo organico del campionato come qualità. Giusto, pertanto, riconoscere i meriti dell’allenatore livornese che sono enormi e considerevoli. Scorretto, invece, parlare di miracolo, laddove non se ne ravvisano i presupposti.
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