A 40 anni Luka Modric incanta San Siro e ricorda perché resta uno dei centrocampisti più straordinari della storia del calcio.
Che Luka Modric fosse fatto di una pasta diversa lo si sapeva, abbondantemente e senza alcun dubbio. Tuttavia vederlo giocare a San Siro a 40 anni, dopo aver vinto tutto ciò che era possibile vincere in carriera e, nonostante questo, applicarsi come un qualsiasi esordiente, mette ulteriormente in soggezione. Queste sono doti che non si possono allenare né costruire da zero: o appartengono all’indole di una persona oppure no. E in Modric esistono in maniera esponenziale.
In questi mesi Luka ha sempre messo davanti a tutto il bene della squadra. Non ha mai cercato di spostare su di sé l'attenzione, togliendola al Milan. Al contrario, ha sempre provato a rimanere il più possibile in disparte, per quanto possa farlo un Pallone d'Oro. Questo fuori dal campo e nelle interviste a corollario delle partite, mentre sul terreno di gioco la situazione si capovolgeva puntualmente.
Chiunque tra i compagni di squadra volesse trovarlo sapeva dove cercare: a centrocampo è ovunque. Supporta ogni compagno facendosi trovare sempre libero, pronto a smistare il pallone nella zona di campo più opportuna in quel preciso momento. I meno attenti diranno: facile, gioca da fermo nel cerchio di centrocampo. Sbagliato, e anche di molto. Modric in questi mesi, nonostante le già citate quaranta primavere, si è dimostrato fisicamente integro e perfettamente in grado di duellare con calciatori che, il più delle volte, hanno almeno una decade in meno sulle gambe rispetto al croato. Un unicum, se si pensa che molti calciatori hanno giocato oltre i quarant'anni, ma ben pochi hanno performato e inciso come il fuoriclasse croato.
L'ultimo, in ordine di tempo, è stato Zlatan Ibrahimovic. Prima di lui l'immenso Paolo Maldini. Ma a questi livelli se ne contano pochissimi che possano sedersi allo stesso tavolo di queste leggende assolute.
Il capolavoro di Modric: esperienza e talento nel derby della Madonnina
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Tornando al derby, Luka è sembrato un professore in mezzo agli alunni. Sapeva dove andare e come muoversi, limitando al minimo gli sforzi inutili, deleteri quando la benzina non può essere infinita come nel suo caso, per ovvi motivi. Un'immagine resta impressa nella mente, escludendo quella del post partita con un Modric sotto la curva dei tifosi del Milan a saltare come un qualsiasi tifoso rossonero: nel concitato finale di gara, nel momento di maggiore pressione dei nerazzurri, con tre corner consecutivi, si è visto un Luka carico di adrenalina ma, nonostante tutto, lucido nel cercare posizione in area.
La stagione 2025/2026 è stata un regalo di Modric al giovane Luka che, negli anni Novanta, indossava la maglia del Milan in Croazia sognando di ripercorrere le orme del suo idolo Zvonimir Boban. Ora che quel sogno si è realizzato, come quello di tutti i tifosi rossoneri, Luka ha la libertà di scegliere cosa fare nella prossima stagione, senza la pressione di dover dimostrare altro e senza la necessità di continuare a giocare per forza.
Resta soltanto una speranza: che il sacro fuoco che rende Luka Modric ciò che è in campo non si spenga ancora. Perché un'altra stagione in rossonero, magari sotto le luci della Champions League, sarebbe un privilegio per chi ama il calcio.
D'altronde alcuni calciatori attraversano semplicemente le epoche, Luka Modric le domina.
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