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Paolo Di Canio, da opinionista televisivo, sta seguendo le orme di ciò che è stato da calciatore e da allenatore: un'autentica incompiuta. Da qui nasce il suo bisogno di rifugiarsi dietro le frasi ad effetto e la ricerca di un obiettivo contro cui rivolgere le proprie polemiche. Da un po' di tempo Di Canio ha scelto come obiettivo Rafael Leao e la sua ormai è una vera e propria crociata ad personam. C'è un aspetto singolare in questa vicenda: Paolo Di Canio ha vinto uno scudetto e una supercoppa al Milan da panchinaro ma fa le pulci a Leao che ha vinto uno scudetto e una supercoppa da protagonista assoluto.
Domenica scorsa, su SKY, Paolo Di Canio è stato capace di accusare Leao del rendimento negativo di Pulisic e di costruire una narrazione orientata sull'attaccante portoghese, basata su sei partite. Non su sei stagioni, bensì su sei partite nelle quali il Milan, senza Leao, non avrebbe preso gol e avrebbe vinto. Dal computo manca, ovviamente, Milan Cremonese prima giornata di Serie A, gara persa dal Milan senza Leao in campo, ma è normale che sia stata tolta. Quella partita non era funzionale alla narrazione portata avanti dall'ex attaccante di Milan, Napoli, Juventus e Lazio.
Commentare una considerazione basata su poche partite appare un esercizio assolutamente inutile, atteso che stiamo parlando di un dato esiguo e, pertanto, molto relativo. Sarebbe troppo comodo rispondere con dati fattuali innegabili, ossia che Rafael Leao è l'attuale vicecapocannoniere della Serie A, con una media gol altissima sui minuti giocati.
Credo invece che ci siano due dati fondamentali da tenere presenti; essi danno l'esatta dimensione di ciò che Rafael Leao rappresenta per il Milan.
L'attaccante portoghese è già nei primi 15 marcatori della storia del Milan. Inoltre, da quando indossa la maglia rossonera, Rafael Leao ha giocato 19.183 minuti in gare ufficiali (pari a 213 gare totali). La sua media di partecipazione alle reti (gol e assist) sui minuti giocati è di 0,67.
Nella storia moderna del Milan meglio di lui hanno fatto soltanto Ibrahimovic, Van Basten, Shevchenko, Inzaghi e Pato. Appena superiore la media di Gullit, Savicevic e Weah (0,68), mentre identica è quella di Kakà. Nessun paragone con questi giocatori. Storie diverse ed epoche diverse. I numeri però, a differenza delle opinioni, non sono discutibili.
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