Dopo l'intervista post-Nazionale da parte di Paolo Maldini, ecco che Filippo Galli entra nel merito punto per punto

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Ex Milan, Gattuso sulla sua Lazio eliminata: "Che batosta, è un bel cazzotto in faccia"

a cura di Filippo Galli da www.filippogalli.com -

Nell’intervista rilasciata il 9 agosto 2026 al Corriere della Sera, firmata da Aldo Cazzullo, Paolo Maldini ha detto, tra le altre cose: "Tecnicamente siamo un Paese che non crea più giocatori di talento. Qualcosa non funziona a livello sistemico. I miei figli l’hanno visto nelle giovanili del Milan: si parla solo di tattica; se un ragazzo ha talento, è un problema".

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Galli, cosa aveva detto Maldini

Sono stato Responsabile del Settore Giovanile di AC Milan dal 2009 al 2018. Quelle affermazioni, dunque, mi riguardano direttamente — e riguardano un gruppo di lavoro di cui ho l’onore di far parte, non un percorso individuale: Edgardo Zanoli, Domenico Gualtieri, Stefano Baldini e la Prof.ssa Caterina Gozzoli, dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano (mi scuso fin d’ora con chi non riesco a citare: la lista dei protagonisti di quegli anni sarebbe lunga). Non fu un’iniziativa isolata né estemporanea: la collaborazione con l’Ateneo diede vita a un progetto di ricerca sull’attivazione e il monitoraggio di un servizio psicopedagogico all’interno del Settore Giovanile, condotto insieme all’Alta Scuola di Psicologia Agostino Gemelli — oggetto, quindi, di uno sguardo accademico e non solo di un ricordo personale.

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Galli commenta Maldini: cosa abbiamo costruito

In quegli anni costruimmo, insieme, un approccio lontano dalla ricerca esasperata del risultato, fondato sull’idea di un calcio propositivo che ponesse ciascun ragazzo nelle condizioni di essere il principale protagonista del proprio percorso di formazione: sostenendolo nella creatività, restituendo all’errore la sua funzione di tappa e non di colpa, coltivando l’aiuto reciproco tra compagni come una competenza da allenare quanto il primo controllo o il tiro. Nella pratica, questo si traduceva in quella che oggi si chiama costruzione dal basso, portiere compreso: non un esercizio di stile, ma il tentativo di mettere i ragazzi nelle condizioni di scegliere, ogni volta, che cosa fare del pallone tra i piedi. Nessuno ha mai vietato, a nessun giocatore — dal portiere al centravanti — di saltare l’uomo in dribbling: tutt’altro.

Si parlava di tattica in quel lavoro? Assolutamente sì. Ma qui, credo, entriamo nel campo delle competenze, non delle opinioni. La tecnica risiede nella tattica: è la lettura della situazione a permettere al giocatore di scegliere quale gesto impiegare per risolverla. Non si apprende un gesto per poi “inserirlo” nel gioco, come un pezzo che si aggiunge a un meccanismo già montato: il gesto si forma dentro la complessità del gioco, o rischia di non trasferirsi mai davvero in partita.

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