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Serie A e Nazionale le vittime

Il declino del calcio italiano è iniziato con la Legge Melandri

mbambara
mbambara Vice direttore 
La causa del problema è la legge Melandri sui diritti tv. Togliere risorse ai grandi club ha impoverito prima la Serie A e poi la Nazionale
01:39 min

Personalmente non ho soluzioni magiche da proporre per risollevare il calcio italiano da una crisi che pare non avere fine. Mi limito, semplicemente, ad osservare quella che per me è la causa di tutto questo e lo faccio mettendo in fila una serie di circostanze fattuali dal punto di vista meramente cronologico.

Nell'Italia calcistica infatti, piaccia o non piaccia, c'è un prima e un dopo la legge Melandri sui diritti tv.

L'epoca d'oro

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Il campionato italiano è stato, per tantissimo tempo, l'Eldorado del calcio mondiale. Nel 2003 l’Italia calcistica portò addirittura 3 squadre in semifinale di Champions League (Milan, Inter e Juventus) e la finale del 28 maggio 2003 fu giocata da due squadre italiane (Milan e Juventus).

La Legge Melandri e i suoi effetti negativi

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Oggi, evidentemente, non è più così. Le cose sono cambiate in seguito all'approvazione del Decreto Legislativo del 9 gennaio 2008, attuativo della legge delega 19 luglio 2006, n. 106, più nota alle cronache come Legge Melandri.

Detta normativa, di stampo marcatamente statalista, ha stabilito che la titolarità dei diritti audiovisivi non era più in capo ai club bensì alla Lega, che doveva provvedere alla vendita collettiva centralizzata. Con questa legge i club non hanno più potuto vendere autonomamente le partite in diretta ed hanno perso la fonte maggiore di ricavo diretto.

La Legge Melandri sui diritti televisivi ha quindi impoverito la Serie A, togliendo ai grandi club la contrattazione individuale dei diritti televisivi. In questo modo le Big di Serie A hanno iniziato ad avere minori ricavi da diritti TV.

In ragione di ciò hanno avuto meno risorse da spendere e per tale motivo hanno iniziato a perdere facilmente tanti talenti che, ingolositi da offerte faraoniche, sono finiti all’estero. Attesa, inoltre, questa mancanza di competitività coi club esteri, per le grandi squadre italiane, piano piano, è diventato sempre meno conveniente investire nella formazione dei talenti.

Inoltre, e questo è senza dubbio l'aspetto maggiormente indicente, le squadre di Serie A hanno iniziato ad avere risultati meno brillanti in Europa. Ciò ha portato una contrazione dei ricavi nelle casse dei club che, inevitabilmente, hanno dovuto pensare più alla programmazione dell'oggi che ad una gestione lungimirante di lungo periodo.

Impoverire la Serie A ha impoverito progressivamente anche la Nazionale italiana

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In sostanza il calcio italiano è stato competitivo fino a quando non è intervenuta, in modo mortifero, la Legge Melandri, una normativa che ha impoverito la Serie A, con il proposito dichiarato di creare maggiori condizioni di uguaglianza fra i club. Eppure, prima dell'approvazione della legge Melandri, l’Italia calcistica funzionava molto bene.

Era prima in Europa per i risultati dei club e la Nazionale italiana aveva ottenuto due Mondiali vinti (nel 1982 e nel 2006), una finale persa (nel 1994), una semifinale (nel 1990), un quarto di finale (nel 1998, peraltro perso contro la Francia che poi vinse) e un quarto di finale scippato da un arbitro indecente come Moreno (nel 2002).

(Photo by Andreas Rentz/Bongarts/Getty Images)

Non appena lo Stato, con una normativa ad hoc, ha pensato bene di “regolamentare” il calcio italiano, l’effetto ottenuto è stato quello di rendere tutti i club più uguali nella miseria. Eppure le intenzioni dietro la normativa Melandri erano opposte.

A tal proposito appare opportuno citare San Bernardo di Chiaravalle il quale diceva che “la strada per l’inferno è lastricata di buone intenzioni”. Nel caso della legge Melandri, mai frase fu più azzeccata.

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