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Associare il termine vergogna al calcio offende il senso più alto dello sport

mbambara
mbambara Vice direttore 
Va bene tutto nella discussione sportiva, ma quando si usa il termine "vergogna" per giudicare una squadra si è oltrepassato un limite
00:57 min

Sono molto dispiaciuto nel vedere come sta evolvendo la discussione sul calcio in Italia. E lo sono non soltanto da tifoso rossonero ma anche da amante del calcio. Nella mia vita non mi sono mai permesso di oltraggiare le squadre o i giocatori avversari del Milan. Rispetto sempre – almeno così mi è stato insegnato – anche quando le umane antipatie sportive vorrebbero prevalere.

Per tutte queste ragioni, oltreché per un concetto molto alto del senso dello sport, faccio veramente fatica a digerire le intemerate che una certa trasmissione riserva, sovente, al Milan. Ultimamente ho sentito addirittura appiccicare il termine “vergogna” al modo di giocare della squadra allenata da Massimiliano Allegri ed allora, mi spiace, ma credo sia giusto proporre qualche considerazione.

Il concetto di vergogna associato alla prestazione sportiva non ha alcun senso

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La parola “vergogna”, associata allo sport, non può esistere. Ci si deve vergognare soltanto se si bara, se ci si comporta in maniera scorretta e se non si rispettano gli avversari. Al di fuori di questi casi, chiunque utilizza il concetto di “vergogna” relativamente al modo di giocare di una squadra o al modo di pensare calcio, sempre legittimo, di un allenatore, non realizza nulla di educativo.

MILAN, ITALY - DECEMBER 18: Daniele Adani attend FC Internazionale Christmas Party on December 18, 2017 in Milan, Italy. (Photo by Marco Luzzani - Inter/FC Internazionale via Getty Images)

Il calcio va onorato. E chi fa informazione ha il dovere di saper dosare le parole. Sono contrario al “politicamente corretto” e mai al mondo mi sognerei di chiedere la censura per chi dice qualcosa che non condivido. Non lo farò mai perché credo che la libertà di espressione sia sempre sacra. E se è sacra la libertà di espressione è altrettanto sacro il diritto di criticare chi usa termini sbagliati associati al calcio.

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Da tifoso milanista ho visto il Liverpool vincere una Champions League nel 2005 dopo che il Milan ha dominato la partita per 114 minuti su 120. Non mi sono mai permesso di offendere quella squadra e quell’allenatore. Nel dolore di una sconfitta epocale ho imparato ad apprezzarne la capacità di resilienza degli avversari. Perché il calcio non è solo bel gioco e spettacolo; è anche sofferenza e cattiveria agonistica.

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