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Mi ha molto incuriosito la discussione attorno ai fischi che due stadi diversi – Lecce e Como – hanno riservato al difensore dell’Inter Alessandro Bastoni. Il fatto è ormai noto a tutti, probabilmente anche a chi segue il calcio distrattamente. Nella partita Inter Juventus di qualche settimana fa, Bastoni ha simulato di subire un fallo dal difensore juventino Kalulu. Avrebbe dovuto essere ammonito per questa simulazione (sarebbe stato doppio giallo e quindi rosso) ed invece il giallo (anche questo doppio) è stato dato dall’arbitro al povero Kalulu. Bastoni, rialzatosi da terra, ha esultato in faccia al difensore ex Milane questo fatto è stato giudicato da molti sportivi come un gesto peggiore persino della simulazione.
In queste settimane i pareri sul tema si sono sprecati. I colpevolisti hanno picchiato duro su Bastoni che, a loro dire, merita questo trattamento in tutti gli stadi d’Italia. Qualcun altro invece ha espresso pensieri diversi, specificando che Bastoni ha sicuramente sbagliato ma che questo stillicidio è un eccesso.
Personalmente, forse per deformazione professionale da avvocato, non sopporto i cori e non mi piace la criminalizzazione di una singola persona. Faccio fatica pertanto a condividere l’idea dei fischi costanti e reiterati ad un giocatore che ha avuto un comportamento gravemente scorretto. Comprendo l’animus, ma non condivido la scelta.
Di contro, tuttavia, non capisco i belli addormentati nel bosco con il pigiama nerazzurro, improvvisamente svegliatisi da un bellissimo sogno. In Serie A questi signori hanno riempito di fischi alcuni giocatori per motivi molto meno nobili della mancanza di sportività.
Ronaldo fu subissato di fischi per aver osato accettare la corte del Milan nel 2007, mentre Lukaku divenne il bersaglio di una contestazione fortissima, soltanto perché non era voluto rimanere all’Inter nella famosa estate 2023.
Il punto fondamentale è che non esiste una verità assoluta o una scelta realmente corretta. L’importante è che qualsiasi contestazione rimanga nell’alveo della civiltà, senza scadere nel razzismo o nella discriminazione. Criminalizzare e fare le vittime sono lati della stessa medaglia, quella dell’ambiguità.
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