analisi Facebook di Roberto Beccantini -
COMO-MILAN 1-3
L’Halma Mater di Allegri
Sul cadavere ancora caldo di Como-Milan 1-3 i medici legali ci forniranno le loro diagnosi fra mesi, temo. Accontentatevi, allora, della mia. Sul piano del gioco, lezione di Cesc: per un’ora, almeno. Sul piano del risultato, lezione di Max, il cui catenaccio ha sfiorato qui e là – molto qui e molto là – la Madonnina del Duomo, "tuta d’ora e piscinina".
Allegri, nel calcio ci sono i portieri
—L’aveva orientata Kempf, di testa su angolo (uno schema: Igor Tudor, do you remember?), e sino al 45’ il risultato più corretto sarebbe stato un due o tre a zero. Ma il calcio non è il basket, si fa con i piedi e ci sono i portieri. Maignan, per esempio. Quattro paratone su Nico Paz (l’ultima, con l’ausilio del palo; Nico che scheggerà pure una traversa) e un mezzo miracolo su Da Cunha. Il riassunto è globale e copre la torta intera, non questa o quella fetta. Sino al 45’, dicevo. Tocco di Saelemaekers per Rabiot, tranvata di Kempf, rigore. Nkunku, al pelo. Ecco. Mentre i comaschi continuavano a sbarcare sulle spiagge normanne, il Tedoforo dava i numeri: 4-4-2, 4-3-3, 5-3-2. Più o meno. Al posto di Fabregas avrei inserito prima Jesus Rodriguez. Opinioni. Piano piano, Rabiot sradicava zolle. E al 55’, in pieno bombardamento, Saelemaekers imbeccava Leao che, unico lampo da bandolero stanco, titillava il cavallone francese: petto e gol. Il portoghese sarebbe poi uscito, con Modric, soverchiato dalle cadenze.
L’ingresso del Füllkrug-fu-ferito dava una mano alle barricate, centravanti-mediano honoris causa. Agli sgoccioli, il cocco di Allegri calava addirittura il tris: di sinistro, dal limite, con Butez sorpreso. E il Como? Altro che Serie D versus Champions, come riassunto – alla vigilia – dal suo venerabile maestro. L’hanno decisa gli alluci e i pollici, non le idee.
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