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a cura di Giovanni Capuano per Panorama.it -
Uno senza "proposta di gioco", qualunque cosa voglia dire un po' come i braccetti o i quinti di cui ci si riempie la bocca per farla complicata, amico di quelli che contano, colpevole di essere il più pagato del campionato e di non averlo vinto per forza di inerzia, quello che ha preteso sul mercato i giocatori che poi hanno fallito e mai il valorizzatore dei giovani con cui ha lavorato. Insomma, proprio lui, che secondo i bene informati stava nemmeno troppo lentamente percorrendo il viale del tramonto.
Spiace per tutti, compreso Padre Tempo che stava "operando in silenzio, ma sta operando": Allegri Massimiliano nato a Livorno il giorno 11 agosto 1967 e protagonista di almeno un paio di vite, non solo è tornato ma ha messo tutti zitti. Anche quelli che adesso usano Padre Tempo per cercare di tornare sul carro di un allenatore il cui pregio maggiore mette in evidenza i difetti di molti altri: fa rendere il materiale che ha, stabilisce e accetta un obiettivo e nella stragrande maggioranza dei casi lo ottiene. Facile. Come il calcio, che è una cosa molto più semplice di come viene raccontata.
Corre per lo scudetto, traguardo ormai sdoganato dopo avere trascinato la sua squadra fuori dalle acque tempestose delle trasferte di gennaio: vittoria a Como e Bologna, pareggio a Roma. I soliti sofisti discutono sul numero dei passaggi, il possesso palla e altre quisquilie, Allegri monetizza un piano partita disegnato su misura per esaltare le qualità della sua squadra coprendone i difetti. Non sarà qualcosa più di un caso se il Milan gioca quasi sempre due partite in una, la prima contenendo e la seconda colpendo? E se infilzi regolarmente chi si approccia lasciando praterie alle spalle della difesa come il Bologna ingenuo di Italiano? No. Non è solo un caso e nemmeno una costante botta di... sedere, altra accusa gettata genericamente per provare a mischiare le carte.
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Allegri è diverso da tanti altri colleghi. Non si lamenta dei calendari e non lo faceva nemmeno quando a giocare sempre e comunque era lui. Non vede complotti dietro ogni cosa. Sclera con gli arbitri ma non si è mai permesso di sostenere le tesi dei "retropensieri". Sbaglia, paga e sta zitto: non manda all'assalto amici e amichetti. Si prende il mercato che il club gli fa e lo modella in campo. Non arriva il centravanti promesso? Ecco gli esterni adattati al ruolo. Manca un difensore per completare le rotazioni? Lavora su Bartesaghi e lo fa diventare uno dei tre. Tra una battuta e l'altra, con un po' di leggerezza anche comunicativa che è preziosa in un mondo di pesantoni autoreferenziali.
Ad esempio andrà avanti a dire che ha in testa solo il quarto posto mentre la verità è che questo Milan si è guadagnato di poter contendere lo scudetto all'Inter fino alla fine. Senza obblighi, ma pure senza fare finta che non sia successo niente. Il calendario di gennaio e febbraio gli ha consegnato tempi così lunghi e spaziati da potersi permettere di prendere il massimo dal quarantenne Modric e assorbire qualche malanno. Se ci riuscirà anche con Leao e Pulisic, in primavera volerà. L'8 marzo a San Siro ci sarà il derby di ritorno con Chivu. Prima di quella data l'Inter avrà giocato 8 partite e il Milan la metà. A seguire, i nerazzurri cominceranno ad affrontare le salite: Atalanta e Firenze con in mezzo i potenziali ottavi di finale della Champions League e, dopo la sosta per gli spareggi mondiali dell'Italia di Gattuso, Roma e trasferta a Como incrociati con un eventuale quarto di finale europeo. Basta per dire che la straripante vittoria di Bologna, dopo quella a Como e il pari di Roma, ha aperto un nuovo campionato?
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