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Le parole di Youssouf Fofana risuonano nella testa dei tifosi: "Noi siamo il Milan". Riavvolgiamo un attimo il nastro. Siamo nella settimana successiva alla vittoria del derby della Madonnina e al centrocampista francese viene chiesto se creda o meno nello scudetto. La risposta di Fofana è stata sincera nella sostanza, infatti avrebbe potuto tranquillamente minimizzare, ma allo stesso tempo significativa per tutto l'ambiente.
Trovarsi a -7 con dieci partite da giocare mette il Milan nella scomoda posizione di non potersi nascondere, ma allo stesso tempo nell'impossibilità di giocarsi realmente lo scudetto con i cugini nerazzurri. Sì, perché arrivare a metà marzo con questo distacco non consente una lotta alla pari, ma al massimo un disperato tentativo di inseguire qualcosa di estremamente complicato.
In ogni caso, la frase di Fofana dovrebbe essere percepita come la normalità. Il Milan, per il semplice fatto di chiamarsi così, non può sottrarsi a questa lotta.
Il punto, però, non è se lo scudetto sia realmente raggiungibile oppure no. Il punto è l'atteggiamento con cui una squadra affronta il finale di stagione. Ed è proprio qui che le parole di Youssouf Fofana assumono un significato diverso: non una dichiarazione di presunzione, ma un promemoria identitario.
Perché il Milan non può pensare in piccolo. Anche quando la matematica suggerisce prudenza, la storia del club impone di provarci comunque. Non per arroganza, ma per rispetto verso ciò che rappresenta quella maglia.
Sicuramente il Milan non è il favorito nella corsa al titolo. Forse il distacco è troppo ampio per parlare di vera lotta scudetto. Ma questo non cambia il punto centrale della questione: il Milan non può permettersi di smettere di crederci.
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