Il Milan vive una crisi d'identità iniziata nel 2023 tra addio di Maldini, scomparsa di Berlusconi e contestazioni.
L'addio di Paolo Maldini, datato 5 giugno 2023, e la scomparsa di Silvio Berlusconi, avvenuta il 12 giugno dello stesso anno, rappresentano due momenti che, col senno di poi, sembrano aver segnato profondamente la serenità del Milan e dell'intero ambiente rossonero. L'allontanamento del numero 3, simbolo della storia milanista, è stato percepito da una larga parte della tifoseria come un affronto all'identità stessa del club. La morte di Berlusconi, invece, ha chiuso definitivamente un'epoca irripetibile, lasciando una sensazione di vuoto che il Milan non è ancora riuscito a colmare.
Il licenziamento di Maldini ha rappresentato una frattura profonda tra società e tifoseria. Un rapporto che, con il passare dei mesi, si è progressivamente deteriorato fino a esplodere negli ultimi due anni. Una parte consistente del tifo organizzato e della base rossonera ha individuato in Gerry Cardinale, Zlatan Ibrahimovic e Giorgio Furlani i principali responsabili della situazione attuale del club.
Se Giorgio Furlani è stato sollevato dal proprio incarico il 25 maggio scorso, diverso è il discorso per Ibrahimovic e Cardinale. Il primo continua a ricoprire il ruolo di Senior Advisor, mentre il secondo resta il proprietario del Milan attraverso RedBird. Figure che, inevitabilmente, continueranno a essere associate alle scelte e ai risultati del club.
Per questo motivo, immaginare oggi un cambio di proprietà appare complesso. Prima occorrerà dare una direzione chiara al progetto sportivo, ottenere risultati convincenti sul campo e portare avanti il tema dello stadio, considerato strategico per il futuro del club. Solo allora potranno eventualmente aprirsi scenari differenti.
Da Maldini a Berlusconi: il Milan non si è più ripreso
Nel frattempo resta una certezza: il Milan non deve soltanto tornare a vincere. Deve tornare a essere riconoscibile agli occhi della propria gente. Perché le sconfitte fanno parte della storia di qualsiasi grande squadra, ma ciò che più preoccupa il popolo rossonero è aver smarrito quel senso di appartenenza che per decenni ha rappresentato una delle più grandi forze del Milan.
Il confronto con Silvio Berlusconi può apparire ingombrante, ma è inevitabile. Berlusconi commetteva errori come ogni Presidente, ma c'era una differenza sostanziale: metteva il Milan al centro di tutto. Oggi, invece, la sensazione diffusa è opposta. Il Milan appare spesso una voce all'interno di un progetto finanziario più ampio, mentre per Berlusconi era il progetto stesso. Non è una questione di spendere di più o di vincere sempre. È una questione di visione, ambizione e appartenenza.
Per questo motivo la nostalgia dei tifosi non riguarda soltanto i trofei vinti, ma la percezione di avere una società che parlava la stessa lingua della propria gente. Ed è proprio questa distanza, forse ancora più delle sconfitte, che continua ad alimentare il malessere del popolo rossonero. I trofei si possono ricostruire. L’identità, quando si spezza, no.
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