Dopo la rimonta con la Lazio, il Milan perde col Benfica: due primi tempi negativi impongono ad Amorim una riflessione.
Fabio Capello invita Amorim a mediare: e il tecnico capisce...
Contro la Lazio i rossoneri erano riusciti a raddrizzare una partita compromessa dopo un primo tempo negativo. Contro il Benfica, invece, il copione si è ripetuto solo in parte: Milan sotto 0-1 all'intervallo, reazione nella ripresa, volontà di rimettere in piedi la partita, ma nessuna rimonta. Anzi, il Benfica ha trovato anche il secondo gol e ha portato a casa lo 0-2.
Ed è proprio qui che si apre il primo grande tema del momento.
Il Milan non può pensare di giocare un tempo a ritmi troppo bassi, concedere campo e iniziativa agli avversari e poi affidarsi alla propria qualità per risolvere tutto nella ripresa. Contro la Lazio era arrivata una rimonta che aveva mascherato il problema. Contro il Benfica, la stessa dinamica ha prodotto una sconfitta. La qualità per reagire c'è, ma non può diventare una costante e soprattutto non è una garanzia.
Il secondo tema, inevitabilmente, riguarda la formazione titolare.
Per due partite consecutive, senza mancare di rispetto a nessuno degli interpreti scelti da Ruben Amorim, il Milan non ha trovato nell'undici iniziale la risposta che il tecnico si aspettava. E in entrambe le occasioni è stato necessario intervenire durante la partita per provare a correggere quanto non aveva funzionato nei primi 45 minuti.
La differenza, però, è stata sostanziale. Contro la Lazio i cambi avevano contribuito a una rimonta spettacolare. Contro il Benfica la reazione non è stata sufficiente. Il Milan ha provato a cambiare ritmo, ha avuto la volontà di rientrare in partita, ma non è riuscito a trovare la via del gol e ha finito per incassare anche il raddoppio.
Questo dimostra quanto sia sottile il confine tra una rimonta e una sconfitta.
Sono questi, oggi, i principali capi d'imputazione mossi al Milan e al suo allenatore. Il primo riguarda l'approccio alle partite. Il secondo riguarda le scelte iniziali.
Tuttavia c'è anche un elemento che non va trascurato: la squadra, nella sua interezza, sa di poter fare meglio. Non è soltanto una questione di singoli interpreti. Il Milan deve riuscire a entrare in campo con la concentrazione e l'intensità necessarie indipendentemente da chi viene scelto dal primo minuto. Perché se la squadra riesce a cambiare marcia soltanto dopo l'intervallo, prima o poi arriverà una partita nella quale la reazione non sarà sufficiente. Il Benfica lo ha dimostrato.
Milan, prima la Lazio poi il Benfica: quei 45 minuti diventano un caso
Milan-Lecce arriva quindi nel momento giusto. Non perché debba rappresentare una sentenza definitiva sul lavoro di Amorim, ma perché offre al Milan la possibilità di interrompere immediatamente una dinamica che, dopo due partite consecutive, non può essere ignorata.
Entrare in campo dal primo minuto con un altro atteggiamento significherebbe dare una risposta concreta alle critiche. Un altro primo tempo negativo, invece, alimenterebbe inevitabilmente dubbi e discussioni.
E poi arriverebbe la sosta delle nazionali. Quasi venti giorni senza campo, durante i quali il Milan sarebbe inevitabilmente al centro dell'attenzione, con analisi e critiche destinate a moltiplicarsi proprio perché mancherebbe la possibilità di rispondere immediatamente sul terreno di gioco.
Per questo Milan-Lecce vale più dei tre punti. Vale la possibilità di dimostrare che Lazio e Benfica sono state due partite simili nell'approccio, ma diverse nell'epilogo.
Contro la Lazio la rimonta aveva nascosto il problema. Contro il Benfica il problema è rimasto sotto gli occhi di tutti.
Milan-Lecce sarà la prima occasione per capire se sono stati due singoli episodi o l’inizio di una tendenza.
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