Camarda, Zeroli e Comotto rappresentano l'occasione per costruire uno zoccolo duro rossonero destinato a crescere insieme.

Negli ultimi anni il Milan ha spesso parlato di giovani, progettualità e futuro. Molto più raramente, però, è riuscito a trasformare queste parole in una vera identità tecnica capace di durare nel tempo.

Milan giovani

L'estate 2026 potrebbe rappresentare un'occasione diversa. Non perché il Milan sia improvvisamente diventato una squadra da costruire esclusivamente attorno ai ragazzi del settore giovanile, ma perché per la prima volta dopo molto tempo sembrano esserci le condizioni per inserire alcuni talenti all'interno di un progetto tecnico coerente e credibile.

Il ritorno dai prestiti di Francesco Camarda, Christian Comotto e Kevin Zeroli apre inevitabilmente una riflessione sul futuro prossimo dei rossoneri. Tre percorsi differenti, tre profili diversi, ma un elemento comune: tutti rappresentano una possibilità.

Per troppo tempo il Milan ha inseguito l'urgenza del risultato immediato, alternando strategie e visioni differenti senza riuscire a costruire uno zoccolo duro destinato a durare negli anni. Le grandi squadre, invece, nascono quasi sempre da un nucleo riconoscibile, da giocatori che crescono insieme e imparano a sentire il peso della maglia prima ancora di quello delle aspettative.

Il Milan di Franco Baresi, Paolo Maldini, Alessandro Costacurta e Filippo Galli ne è stato l'esempio più evidente. Ma anche in tempi più recenti, Matteo Gabbia ha dimostrato quanto possa essere importante avere nello spogliatoio calciatori che conoscono il significato di indossare quella maglia ben prima di arrivare in prima squadra.

L'eventuale arrivo di Oliver Glasner in panchina e di Ralf Rangnick come DT sembrano andare proprio in questa direzione. Entrambi hanno costruito parte della propria credibilità valorizzando giovani talenti e inserendoli all'interno di sistemi organizzati, senza accelerare i tempi, ma senza nemmeno aver paura di responsabilizzarli.

In questo senso, la partecipazione all'Europa League potrebbe trasformarsi da delusione a opportunità. La Champions League impone spesso l'obbligo del risultato immediato. L'Europa League, pur restando una competizione prestigiosa, offre invece margini maggiori per costruire, sperimentare e far crescere alcuni profili senza l'assillo costante del giudizio europeo più severo.

Naturalmente sarebbe un errore pensare che basti schierare qualche giovane per risolvere i problemi del Milan. La storia del calcio insegna esattamente il contrario. I giovani non vincono perché sono giovani. Vincono quando vengono inseriti nel contesto giusto.

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La rinascita del Milan passa dai giovani

Perth Glory v AC Milan
PERTH, AUSTRALIA - JULY 31: Christian Comotto of AC Milan crosses the ball during the match between Perth Glory and AC Milan at HBF Park on July 31, 2025 in Perth, Australia. (Photo by Paul Kane/Getty Images)

Camarda, Comotto e Zeroli non devono essere considerati il futuro perché provengono dal vivaio. Dovranno conquistarsi il futuro dimostrando di meritare il Milan. Allo stesso tempo, però, il Milan dovrà dimostrare di meritare loro, offrendo finalmente una struttura tecnica e societaria capace di accompagnarne la crescita. Perché il problema degli ultimi anni non è stato soltanto trovare talenti. È stato costruire un ambiente capace di trasformare il talento in una squadra vincente.

La vera rivoluzione nel Milan 2026/2027 non passerà da un acquisto da copertina o da una trattativa milionaria. Potrebbe partire da ragazzi che Milanello la conoscono da sempre. Perché le grandi squadre comprano campioni. Ma quelle destinate a lasciare un segno nella storia spesso iniziano costruendo una famiglia calcistica.

Il Milan del futuro non ha bisogno soltanto di nuovi giocatori. Ha bisogno di nuovi milanisti.

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