Intervenuto al Festival dello Sport, l'ex rossonero ha ripercorso il suo passato da calciatore e allenatore concludendo con un consiglio per la Nazionale
Pulisic coi tifosi al Milan Store. E un piccolo fan gli regala un polsino (come a Leao): il video
Più di 50 anni nel mondo del calcio sono un periodo troppo lungo per dimenticare, specialmente se ti chiami Fabio Capello. L'ex centrocampista ha scritto grandi pagine di storia sia come calciatore che come allenatore, un persona da cui non si può che fare altro che imparare il mestiere. Proprio il nativo di San Canzian d'Isonzovè è intervenuto questo pomeriggio all'evento Festival dello Sport dove ha ricordato i suoi momenti sul campo di gioco e sulla panchina. Ecco le sue parole.
Fabio Capello, tra il passato e il futuro: "Arrivato tra lo scetticismo della gente. Bisogna puntare sui giovani"
"Provaci". Si può dire che la carriera di Fabio Capello sia iniziata da questa parola. Una parola detta da suo padre prima di iniziare di iniziare la sua avventura nella Spal nel lontano 1964. In quel momento il piccolo Fabio capì che il calcio sarebbe stato il suo futuro e che al calcio poteva dare molto. Lui non solo ci ha provato. C'è riuscito. E alla grande. Tra calciatore e allenatore Don Fabio ha messo in bacheca ben 22 trofei.Caricamento post Instagram...
Tra i temi affrontati anche la Nazionale italiana. “Non sappiamo più difendere, si cura poco la fase difensiva. Non ho ancora visto in questa Nazionale la rabbia di recuperare palla. Amo la Nazionale in maniera pazzesca, ma non rimpiango di non averla allenata“. Cosa fare per dare quella svolta che ormai da anni i tifosi aspettano?: "Gli allenatori hanno poco coraggio nel fare giocare i giovani, che andrebbero testati per valutarli. E poi faccio un invito agli allenatori dei ragazzini e ai genitori. Lasciateli divertire, non ossessionateli con la tattica e insegnategli la tecnica".
Oltre a Capello, anche un'altra bandiera rossonera è intervenuta all'evento, l'ex attaccante Oliver Bierhoff. Come Capello, anche lui ha voluto rievocare i suoi anni trascorsi a San Siro: "Eravamo una squadra fortissima ma il merito fu anche di mister Zaccheroni che, ad un certo punto, ci ha dato la possibilità di esprimerci al meglio. Ma il giocatore che più di tutti ho ammirato è stato Paolo Maldini: disciplinato, professionale, sempre presente".
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