Mario Gila e la maglia 34: da Blomqvist a De Jong, passando per Matri e Cristante. La storia di un numero ancora in cerca di identità
Quando il Milan al Bernabeu ci vinceva: nel 2009 e nel 2024
Tra i tanti dettagli che accompagnano l'arrivo di un nuovo calciatore c'è anche la scelta del numero di maglia. Un elemento apparentemente secondario, ma che spesso porta con sé ricordi, curiosità e inevitabili paragoni con chi lo ha indossato in passato. Partiamo dal primo acquisto estivo del Milan, Mario Gila, che per la sua nuova avventura in rossonero ha scelto la maglia numero 34.
Il difensore spagnolo, arrivato dalla Lazio e legatosi al club fino al 2031, raccoglie così un’eredità piuttosto particolare: nella storia recente del Diavolo, infatti, il 34 è stato spesso affidato a giovani del vivaio o a giocatori di passaggio, con una grande eccezione rappresentata da Nigel de Jong. Insomma, più che un numero carico di successi e trofei, si parla di una maglia ancora alla ricerca del suo vero fuoriclasse. Gila proverà a cambiare la storia.
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Jesper Blomqvist: il primo 34 dell'era dei numeri fissi
Fino alla stagione 1995/96 i numeri non erano personali, ma assegnati di partita in partita con i titolari che indossavano le maglie dall’1 all’11 e le riserve continuavano la scala. Quindi il primo nome della storia rossonera associato alla maglia n.34 è quello di Jesper Blomqvist, arrivato al Milan nel gennaio del 1997.Tre mesi dopo aver affrontato (e battuto) la squadra meneghina in Champions League con il suo IFK Göteborg, l'esterno svedese sbarca a Milano in una delle stagioni più complicate del ciclo berlusconiano: quella iniziata con Óscar Tabárez in panchina e proseguita con il ritorno di Arrigo Sacchi. Il suo impatto non fu memorabile: con i colori rossoneri colleziona complessivamente 21 presenze ufficiali, 14 delle quali da titolare, e un solo gol, realizzato nel 2-0 contro il Bologna del 16 febbraio 1997, senza riuscire a diventare un punto fermo della squadra.
L'esperienza rossonera si conclude dopo solo sei mesi con il trasferimento al Parma, dove troverà più spazio e fortuna. La sua carriera poi proseguirà in Premier tra Manchester United (con cui giocherà anche una finale di Champions) ed Everton, prima di tornare in Svezia.
Dal suo arrivo in Inghilterra gli infortuni purtroppo lo perseguitarono e non permisero mai alla sua stella di sbocciare. Dopo due stagioni non fortunate al Djurgården, nel 2005 Blomqvist decide di ritirarsi e di iniziare una carriera da commentatore per l'emittente televisiva svedese TV4. Nel 2008 torna a giocare nell’Enköping, in seconda lega svedese, ma gli infortuni non gli permisero mai di ritrovare ritmo e due anni più tardi concluse definitivamente la sua avventura nel mondo del calcio.
Verdetto della 34: rimandato.
Massimo Maccarone: un numero senza esordio… il primo di una lunga lista
Nel 1997/98 il 34 passa a un giovanissimo Massimo Maccarone, il primo di tanti proprietari di questo numero che non videro mai l’esordio. Prodotto del settore giovanile, l'attaccante viene inserito nell'orbita della prima squadra, senza però riuscire mai a disputare alcuna gara ufficiale con il Milan. La storia calcistica di “BigMac” si svilupperà quindi lontano da San Siro, soprattutto con le maglie di Empoli (in due tranche 2000-02 e 2012-17) e Siena in Italia, e in Premier League con il Middlesbrough (anche qui in due momenti differenti: 2002-04 e 2005-07). Con gli inglesi giocherà anche una Coppa UEFA da protagonista con 8 presenze e 5 reti, perdendo solamente in finale contro il Siviglia.Il suo nome resta così nella storia della 34 più per ciò che farà successivamente in carriera che per quanto mostrato in rossonero. Attualmente, dopo qualche esperienza come allenatore, quest’estate è stato nominato collaboratore tecnico dell’attuale ct della Nazionale italiana Roberto Mancini.
Verdetto della 34: storia mai realmente iniziata.
Michele Ferri: dalla Primavera senza trovare spazio
Dopo un centrocampista, un attaccante e due anni di pausa, nella stagione 2000/01 la n.34 passa sulle spalle di un difensore: Michele Ferri. Per l’ex professionista lombardo il destino è lo stesso del suo predecessore.Cresciuto nel settore giovanile milanista, viene aggregato alla prima squadra, ma non riesce a collezionare presenze ufficiali. Lascerà presto il Milan per costruirsi una lunga carriera tra Serie A e Serie B, vestendo tra le altre le maglie di Triestina, Palermo, Cagliari e Varese.
Anche in questo caso, dunque, il numero resta soltanto formalmente assegnato.
Verdetto della 34: senza tracce in prima squadra.
Ümit Davala: la brevissima parentesi turca
Nel 2001/02 la maglia numero 34 finisce sulle spalle di Ümit Davala, arrivato dal Galatasaray per circa 5 milioni di euro su indicazione di Fatih Terim. Anche qui il rapporto con il Milan, però, dura pochissimo.Con i rossoneri il turco colleziona appena 13 presenze ufficiali, di cui 10 in Serie A e 3 in Coppa Italia, rimediando anche un’espulsione alla 12ª giornata contro il Parma. Il debutto arriva il 16 settembre 2001, alla terza giornata di campionato, sul campo dell’Udinese, ma per tutto l’anno non riuscirà mai a ritagliarsi lo spazio sperato. Dopo l’esonero di Terim, infatti, scivola rapidamente nelle retrovie delle gerarchie del nuovo tecnico Carlo Ancelotti e, al termine della stagione, lascerà il club.
A giugno, infatti, Davala fu ceduto all'Inter in cambio di Dario Šimić, ma venne immediatamente prestato al Galatasaray, prima di chiudere la carriera al Werder Brema. Curiosamente, proprio pochi mesi dopo la sua esperienza rossonera diventerà uno dei protagonisti della sorprendente Turchia terza classificata ai Mondiali del 2002.
Una volta chiusa la carriera nel calcio a 11, il turco si cimentò anche nel futsal, arrivando anche a giocare a livello internazionale. L’ex rossonero venne infatti convocato nella nazionale turca di futsal in vista delle qualificazioni agli Europei del 2010.
Verdetto della 34: poco fortunato.
Alessandro Matri: un solo assaggio prima del ritorno
Nel 2002/03 tocca ad Alessandro Matri, allora giovane attaccante del vivaio. Con la numero 34 disputa una sola partita ufficiale, partendo nell’undici titolare, all'ultima giornata di campionato contro il Piacenza. Quella presenza rappresenta il suo esordio con la prima squadra, prima di una lunga serie di prestiti e della definitiva esplosione lontano da Milano.La sua storia con il Milan, però, non finisce lì. Dopo sei stagioni passate tra Cagliari e Juventus (con cui vincerà 3 scudetti, una Coppa Italia e due Supercoppe Italiane), Matri tornerà in rossonero nell'estate del 2013, questa volta da attaccante affermato. Anche la seconda esperienza (questa volta con la numero 9) sarà tutt'altro che fortunata: complessivamente chiuderà la sua carriera rossonera con 19 presenze ufficiali e un gol.
Una volta chiuso con il calcio per lui inizia una brillante carriera da analista sportivo. Da luglio 2021, infatti, è uno dei volti di punta di DAZN.
Verdetto della 34: il meglio lo ha dato lontano dal Milan.
Gastone Bottini: tredici minuti con il Milan
Nel 2006/07 la 34 viene assegnata a Gastone Bottini, centrocampista proveniente dalla Primavera. La sua esperienza nella prima squadra rossonera dura appena 13 minuti: entra al posto di Marco Borriello nella gara di Coppa Italia contro il Brescia del 28 novembre 2006. Rimarrà quella la sua unica presenza ufficiale con il Milan.Una curiosità accompagna però quella stagione. Bottini, insieme ad altri giovani della Primavera come Luca Antonelli (che troverà più spazio nella sua seconda esperienza al Milan), Matteo Darmian, Davide Di Gennaro, Willy Aubameyang (fratello del più famoso Pierre-Emerick), Alex Guerci e Matteo Bruscagin, viene aggregato al gruppo della prima squadra che pochi mesi più tardi conquisterà la Champions League ad Atene. Un’esperienza prestigiosa vissuta però soprattutto ai margini, senza riuscire a offrire un contributo concreto sul campo
Verdetto della 34: fortunato per il contesto, non per lo spazio trovato.
Ibrahim Ba: il ritorno quasi simbolico
Nel 2007/08 compare un nome decisamente più conosciuto: Ibrahim Ba. Il francese era già stato giocatore del Milan a cavallo tra la fine degli anni Novanta e l'inizio dei Duemila, vincendo Scudetto (1998/99), Champions (2002/03) e Coppa Italia (2002/03).In mezzo i prestiti al Perugia e al Marsiglia, prima di essere ceduto nel 2003 e giocare le tre stagioni successive tra Inghilterra, Turchia e Svezia (dove colleziona 14 presenze al Djurgården, squadra che torna nel nostro racconto). Nell'estate 2007, dopo alcuni anni lontano dal grande calcio, torna a Milano e per questa seconda parentesi sceglie proprio il numero 34.
Il ritorno, però, è sostanzialmente simbolico: non colleziona presenze ufficiali e al termine della stagione decide di ritirarsi. Per qualche anno divenne osservatore per il Milan in Africa.
Verdetto della 34: operazione nostalgia.
Bryan Cristante: il primo passo di un futuro Nazionale
Dopo alcuni anni senza proprietario, nel 2011/12 la numero 34 viene assegnata a un altro prodotto del settore giovanile: Bryan Cristante. A soli 16 anni viene aggregato alla prima squadra di Massimiliano Allegri e trova spazio in una sola occasione ufficiale, ma sufficiente per entrare nella storia del club e della competizione.Il 6 dicembre 2011, subentrando al posto di Robinho contro il Viktoria Plzeň, Cristante debutta infatti in Champions League a 16 anni, 9 mesi e 3 giorni, diventando in quel momento il più giovane calciatore italiano di sempre a scendere in campo nella competizione. Un primato successivamente superato da Moise Kean e poi da Francesco Camarda, che lo hanno fatto scivolare al terzo posto nella speciale classifica degli italiani più giovani all'esordio in Champions.
Per il friulano è ancora troppo presto per ritagliarsi un ruolo importante in un Milan pieno di campioni. Nei tre anni successivi giocherà ancora 3 gare in campionato e una in Coppa Italia, prima di venire comprato a titolo definitivo dal Benfica. Quella comparsa, però, rappresenta l'inizio di una carriera che lo porterà successivamente ad affermarsi in Serie A (dal 2018 è uno dei pilastri del centrocampo della Roma) e con la Nazionale italiana, con cui al momento vanta 48 presenze e 2 gol.
Verdetto della 34: promessa nella quale si è creduto forse troppo poco.
Nigel de Jong: il vero padrone della 34
Se c’è un giocatore che può essere davvero associato alla maglia numero 34 del Milan, quello è senza dubbio Nigel de Jong. L’olandese arriva a Milano nell’estate del 2012 dopo le esperienze con Ajax, Amburgo e soprattutto Manchester City, dove aveva già indossato lo stesso numero e conquistato Premier League (2011/12), FA Cup (2011/12) e Community Shield (2012).L’impatto in rossonero è immediato, ma la prima stagione viene interrotta da un grave infortunio al tendine d’Achille nel dicembre 2012. Una volta rientrato, De Jong diventa però uno dei punti fermi del centrocampo milanista, distinguendosi per aggressività, personalità e continuità.
In quattro stagioni con il Milan colleziona 96 presenze ufficiali, di cui 93 da titolare, e 7 gol. Il più memorabile arriva il 4 maggio 2014, quando decide il derby contro l’Inter con un colpo di testa per l’1-0 finale. È probabilmente l’immagine simbolo della sua parentesi rossonera.
Nonostante il club gli rinnovi il contratto nel 2015, nella stagione successiva il suo spazio si riduce e nel febbraio 2016 lascia Milano per trasferirsi ai Los Angeles Galaxy. In seguito vestirà anche le maglie di Galatasaray, Mainz, Al-Ahli e Al-Shahania, prima del ritiro. Dal 4 gennaio 2023 Nigel è stato nominato direttore tecnico della KNVB (la Federcalcio olandese), diventando responsabile di tutte le squadre nazionali del paese.
In una delle fasi più complicate della storia recente del club, De Jong non porta trofei, ma riesce comunque a diventare uno dei giocatori più riconoscibili di quel Milan.
Verdetto della 34: promosso. Con lui, finalmente, il numero trova un vero proprietario. Peccato per il periodo.
Comotto e Vladimirov: gli ultimi possessori prima di Gila
Dopo l'addio di De Jong, la numero 34 rimane inutilizzata per ben nove stagioni. Bisogna arrivare fino allo scorso anno per rivederla nell'elenco della prima squadra. A indossarla sono Christian Comotto e Valeri Vladimirov (per alcuni il possibile vice-Gila), entrambi giovani del settore giovanile e senza presenze ufficiali con il Milan in quella stagione.Per entrambi si tratta di una tappa di passaggio nel percorso di crescita. Comotto, cresciuto nel vivaio rossonero dal 2020, nella stagione 2025/26 viene poi mandato in prestito allo Spezia, dove trova continuità giocando ben 28 partite, prima di rinnovare con il Milan fino al 2031. Vladimirov, invece, giocherà la stagione in Serie D con il Milan Futuro, collezionando 20 presenze. Quest’anno sono stati entrambi scelti da Amorim per aggregarsi alla prima squadra e portati a scegliere un altro numero (28 per l’azzurro e 35 per il bulgaro) visto l’arrivo di Gila.
Verdetto della 34: in attesa di una vera consacrazione.
Gila può cambiare la storia della numero 34?
Ed eccoci a Mario Gila. Il difensore spagnolo arriva al Milan dopo quattro stagioni alla Lazio, chiuse con 120 presenze e 2 gol, e sceglie proprio quella 34 che negli ultimi trent'anni ha avuto pochissimi proprietari realmente capaci di lasciare un'impronta in rossonero.Guardando indietro, il bilancio non è esattamente incoraggiante. Molti giovani mai realmente entrati nelle rotazioni, qualche comparsa, esperienze brevi come quelle di Davala e Blomqvist e un solo autentico titolare per diverse stagioni: Nigel de Jong.
Più che un numero maledetto, però, il 34 sembra semplicemente una maglia ancora senza una vera tradizione al Milan.
Ed è proprio qui che può inserirsi Gila. A differenza di quasi tutti i suoi predecessori, lo spagnolo arriva a Milanello nel pieno della maturità calcistica e con alle spalle oltre cento presenze in Serie A. Toccherà a lui stabilire se il 34 continuerà a essere un numero di passaggio o se, finalmente, riuscirà a legarlo stabilmente al proprio nome.
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