Ignazio La Russa ridà speranza al quartiere San Siro. Dopo che il Tar ha stroncato i ricorsi presentati da comitati e da alcuni consiglieri comunali

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"È giusto che ci sia un nuovo stadio", secondo La Russa, "le società ne hanno diritto e ne ha diritto Milano, ma allo stesso tempo non vedo la necessità di abbattere San Siro. In tutto il mondo ci sono stadi anche a distanza di 50 metri l'uno dall'altro. Questo può avvenire anche qui". Il punto è che il progetto per il nuovo stadio prevede prima la costruzione del nuovo impianto e, solo successivamente, la demolizione del Meazza: "Io credo", ha continuato, "che quando lo stadio nuovo sarà pronto, l'idea di spendere 100 milioni per abbattere San Siro, dando a Milano un danno ambientale terribile per non parlare dei trasporti dei detriti, sarà qualcosa su cui bisognerà riflettere".

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La Russa su San Siro

A margine della commemorazione per l'83esimo anniversario dell'assassinio di Norma Cossetto, la seconda carica dello Stato riporta alla ribalta il tema stadio e riapre la partita dopo la vendita ai club. L'unica parte condivisibile della proposta di La Russa è la "non demolizione", commenta Enrico Fedrighini, consigliere comunale del Gruppo Misto , da sempre a favore del mantenimento del Meazza e tra i proponenti dei ricorsi, che potranno impugnare le decisioni al Consiglio di Stato (due lo hanno già fatto). La proposta di La Russa è "la solita boutade da pre campagna elettorale", dice senza mezzi termini la capogruppo del Pd in Consiglio comunale Beatrice Uguccioni, che a suo tempo si era schierata per la vendita dell'area e il nuovo progetto.
"Accogliamo con interesse le parole di Ignazio La Russa sulla possibilità di costruire un nuovo stadio senza abbattere San Siro. Ma una domanda è inevitabile: se mantenere San Siro accanto al nuovo impianto è possibile, perché questa soluzione dovrebbe diventare concreta soltanto "se vince il centrodestra"?. La riflessione è del Coordinamento Parco Ovest, che in una nota commenta le parole del presidente del Senato sottolineando in primis che "San Siro non può diventare una promessa elettorale". La battaglia di associazioni, comitati e semplici cittadini intenzionati a salvare lo stadio e salvaguardare tutta la zona parte da lontano e si è concretizzata in proteste, raccolte firme e ricorsi.

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