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Nel calcio, il fascino del "cavallo di ritorno" è una tentazione costante, specialmente quando un reparto offensivo fatica a trovare continuità. Guardare oggi a Luka Jovic, attualmente in forza all'AEK Atene, potrebbe sembrare una soluzione tampone logica per il Milan: un giocatore che conosce l'ambiente, ha esperienza internazionale e un certo feeling con il gol. Tuttavia, analizzando freddamente la metamorfosi tattica dei rossoneri e le caratteristiche del serbo, la risposta alla domanda "Servirebbe oggi?" deve pendere verso un deciso no.
Il motivo principale del rifiuto non risiede nel valore assoluto del giocatore, ma nella totale incompatibilità tattica con il Milan attuale. La squadra rossonera si è evoluta (o involuta, a seconda dei punti di vista) in una formazione che ha abbassato drasticamente il proprio raggio d'azione. Questo Milan non domina il possesso nella metà campo avversaria, ma preferisce attendere, compattarsi dietro la linea della palla e colpire in ripartenza.
Per un sistema di gioco basato sul "low block" (blocco basso) e sul contropiede, l'attaccante centrale deve possedere due doti fondamentali: la capacità di attaccare la profondità a grande velocità e la resistenza per coprire 40-50 metri di campo palla al piede.
Qui sorge il problema insormontabile. Luka Jovic è, per definizione, un attaccante d'area di rigore. Le sue qualità migliori emergono negli ultimi 16 metri: il fiuto del gol, la protezione della palla spalle alla porta per favorire gli inserimenti dei compagni e la finalizzazione. Ma Jovic non è un velocista, né un attaccante di transizione. Chiedere a Jovic di guidare il contropiede di una squadra che recupera palla nella propria trequarti significherebbe esporlo ai suoi limiti strutturali.
Il serbo non ha il passo per bruciare i difensori avversari in campo aperto. In un Milan che riparte, Jovic finirebbe per essere un corpo estraneo: troppo lento per dettare il passaggio in profondità e costretto a giocare troppo lontano dalla porta, dove la sua fisicità diventa sterile se non supportata da una squadra che sale in massa.
L'esperienza all'AEK Atene sta confermando che Jovic può ancora dire la sua in contesti dove la sua squadra ha il dominio territoriale e schiaccia l'avversario, permettendogli di stazionare in area. Ma riportarlo a Milano oggi, in una squadra che ha bisogno di frecce e dinamismo per risalire il campo, sarebbe un errore. Il Milan ha bisogno di attaccanti elettrici, capaci di trasformare un lancio lungo in un'occasione da gol con uno strappo in velocità.
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