Gli errori principali della gestione Redbird durante l'ultimo triennio
Non mi permetto di giudicare la nuova fase inaugurata dalla proprietà del Milan, il fondo Redbird, per mano del suo fondatore Gerry Cardinale. Credo che sia impossibile ed anche un filino presuntuoso, giudicare ciò che non si può conoscere.
Gerry Cardinale
Ritengo invece che si possa azzardare un’analisi ponderata su ciò che non ha funzionato, sui limiti, nonché sulle criticità gestionali di questo primo triennio targato Redbird, un triennio in cui i risultati sportivi non sono stati positivi.
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Alla crescita innegabile e considerevole dei ricavi commerciali (mai nella sua storia il Milan ha incassato così tanto in quest’ambito), non è seguita una conseguenziale crescita sul campo. Un secondo posto nel 2024, un ottavo posto nel 2025 e un quinto posto nel 2026.
A mio avviso sono essenzialmente tre le criticità significative legate alla proprietà del club: l’assenza di una visione chiara da parte del proprietario, la conseguente mancanza di unità fra le componenti dirigenziali e tecniche ed un ricorso bulimico al player trading.
MANCANZA DI UNA VISIONE DI REDBIRD
Questo è, a mio avviso, l’errore principale del fondo Redbird in questo triennio. Se non esprimi chiaramente quella che è la tua visione, ti presti inevitabilmente ad interpretazioni a volte corrette, altre volte strumentali. Puoi rinunciare ad esprimere una visione se, nel contempo, rinunci a mettere voce nella gestione della società. Così però non è stato.
Il fondo ELLIOTT, per esempio, nei quattro anni precedenti (2018-2022), ha sin da subito scelto di non mettere bocca nella gestione operativa del club, optando per un A.D. forte come Ivan Gazidis che aveva già avuto una pregressa ed importante esperienza come CEO in un club europeo di livello quale è l’Arsenal.
Gerry Cardinale, invece, ha scelto un A.D. finanziario come Giorgio Furlani, bravissimo nella parte economica (i risultati relativa all’aumento dei ricavi sono lì a dimostrarlo), ma privo di qualsivoglia esperienza nella gestione di un club calcistico, in cui il CEO deve avere una molteplicità di funzioni, prima fra tutte la capacità di tenere unite tutte le componenti del club (aspetto sui cui tornerò fra poco).
Owner Gerry Cardinale Visit AC Milan
Il fondo Redbird si è mantenuto in una zona grigia in questi tre anni. Non ha scelto di intervenire direttamente esprimendo la propria visione ed ha optato per un CEO che non veniva dal mondo del calcio e che, logicamente, non poteva esprimere una propria visione. Su questa mancanza di chiarezza sono nate, a cascata, una serie di problematiche che hanno poi condizionato le varie stagioni.
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MANCANZA DI UNITA’ FRA LE COMPONENTI DEL CLUB
Si tratta dell’aspetto che ha maggiormente inciso, in negativo, sull’immagine della proprietà americana. Il Milan negli ultimi anni ha avuto una dirigenza che, all’esterno, è apparsa quasi sempre disunita, in preda a lotte di potere intestine, incapace di fare squadra nel senso più pieno del termine.
AC Milan Training Session
Se la proprietà assiste inerme a questa mancanza di spirito unitario, diviene inevitabilmente responsabile perché il silenzio assenso è una scelta strategica erronea. L’auspicio è che, in futuro, questo tipo di dinamiche non si verifichino e che, qualora si ripresentino, ci sia un intervento immediato di Gerry Cardinale.
BULIMIA DI PLAYER TRADING
Qui è opportuno fare una precisazione: il player trading è un fenomeno inevitabile nella gestione moderna dei club. Prescindere da qualche cessione diventa quindi impossibile. Il Milan, tuttavia, nell’ultimo triennio, ha abusato eccessivamente del player trading e questo non è un aspetto positivo perché una squadra ha necessità di tempi naturali per formarsi e per darsi una dimensione.
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Vedere il Milan rivoluzionato nell’organico ogni estate è un errore sia sul piano concettuale, sia sul piano metodologico. Qualche numero per rendere l’idea: dall’estate 2023 al gennaio 2026 il Milan ha fatto 33 operazioni in entrata. La media è di 11 operazioni a stagione. Ovvio ed evidente che acquistare ogni anno una squadra intera non faciliti l’amalgama, il lavoro dell’allenatore e la creazione dello spirito di gruppo.
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