Milan, il fallimento di un'idea di calcio non più al passo coi tempi
Non faccio parte della schiera dei critici furiosi che si annida alle spalle di Massimiliano Allegri da tanti anni. Anzi, pur non essendo il mio allenatore ideale, ho sempre apprezzato moltissimo la persona di livello, il tecnico serio e scrupoloso, l'ottimo gestore di uomini. Quest'anno l'ho accolto da tecnico del Milan con grande piacere perché ero convinto che con la sua bravura a gestire la squadra, il Milan sarebbe potuto tornare senza patemi in Champions League.
Milan-Atalanta
Ed invece, la sconfitta eclatante del Milan contro l'Atalanta rimette in discussione un obiettivo vitale per il club rossonero - la qualificazione alla Champions League - e dà la possibilità di emettere un giudizio che va oltre le prossime due giornate. L'idea di calcio di Massimiliano Allegri, se non evolve, è destinata a venire schiacciata dall'evoluzione del calcio che, dal post COVID, è diventato sempre più rapido e intenso.
Quella di ieri sera non è soltanto una sconfitta pesante che rischia di compromettere pesantemente la corsa del Milan per un posto in Champions League; c'è qualcosa di più profondo, che attiene al tipo di calcio nel quale - legittimamente - crede l'attuale allenatore del Milan. Un calcio in cui conta tanto l'organizzazione difensiva e nel quale se prendi pochi gol alla fine ottiene l'obiettivo. Non è più così da tanto tempo.
AC Milan v Atalanta BC - Serie A
Le lacune di gioco del Milan
Oggi c'è una squadra - il Milan - che non riesce a sviluppare un gioco decente o comunque uno sviluppo di manovra degno di una squadra di blasone. I singoli non sono brillanti per mille motivi e allora la squadra va nel panico perché non ha uno spartito nel quale rifugiarsi. Non ci sono movimento codificati fra le punte, non c'è un solo giocatore in possesso di palla che abbia almeno due scarichi (in certi casi nemmeno uno). Non c'è un possesso palla di qualità. Tutto è lasciato all'improvvisazione.
Allegri prossimo anno
Il calcio moderno va aggredito. Allegri, invece, continua a credere nell'equilibrio e nell'attesa. Resta un signore del calcio il tecnico rossonero, ma la sensazione di una mancata evoluzione rimane. Più di una sensazione. Non è un problema di giocare bene. E' semmai un problema di giocare, di avere idee, di pensare a come scardinare un blocco basso avversario. Il Milan, da mesi, contro le difese chiuse continua a non fare gol su azione manovrata.
Questo finale di campionato così amaro per il Milan non può prescindere da un'analisi lucida ed onesta sulla mancanza di gioco della squadra. Allegri è un grandissimo gestore di uomini e lo ha dimostrato, da par suo, nel girone d'andata. Nel lungo periodo tuttavia servono anche concetti di calcio, idee, contenuti, pensieri nuovi su come muovere la palla. Tutte cose che, a Milanello, mancano da troppo tempo.
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