Il fallimento di Allegri ed il soccorso della corte dei miracoli
Nella giornata di ieri, un autorevole giornalista - nel commentare l'arrivo al Milan del nuovo centravanti portoghese Gonzalo Ramos - ha spiegato che a gennaio scorso la società rossonera non ha accontentato l'allenatore in carica - Massimiliano Allegri - il quale chiedeva rinforzi in vista della seconda parte della stagione.
Personalmente non ho nulla contro Massimiliano Allegri e non ho mai partecipato alle dispute fra giochisti e risultatisti degli ultimi anni, discussioni che ho spesso trovato sterili e fini a sé stesse. La stima umana per il tecnico livornese è assoluta, ma ciò non toglie che l'allenatore Massimiliano Allegri, negli ultimi anni, possa essere criticato dal punto di vista tecnico.
Un fallimento tecnico per il quale Massimiliano Allegri ha grandi responsabilità
Lo dico con grande dispiacere perché un anno fa fui molto contento del suo ritorno a Milano, ma il fallimento del Milan nella stagione 2025-2026 ha un responsabile principale e quello, purtroppo, si chiama Max Allegri. Non esistono attenuanti relative al mercato: la rosa del Milan era più che sufficiente per arrivare fra le prime quattro.
In tanti abbiamo, giustamente, riempito di complimenti Allegri per il girone di andata con una media quasi da scudetto (42 punti in 19 partite). Per le stesse ragioni, l'Allegri del girone di ritorno del 2026 (con 28 punti in 19 partite, media nemmeno da Conference League) merita invece moltissime critiche, attenuate solo in parte dagli infortuni di Rafael Leao e Christian Pulisic.
Il non gioco e la corte dei miracoli dei suoi "difensori"
Allegri è ancora oggi un allenatore bravissimo nella gestione e nel dare motivazioni al gruppo. Ha conoscenze, esperienza e saggezza, doti non comuni. Il suo tallone d'Achille è il gioco, o meglio l'incapacità di dare una manovra proattiva alla squadra. Nel girone di ritorno, senza i solisti, il Milan si è sciolto come neve al sole, non perché giocasse male, bensì perché era privo di un gioco.Tutto questo è un fatto evidente. Lo notano tutti gli appassionati di calcio. Allegri ha buone conoscenze nel mondo del calcio ed una serie di giornalisti di riferimento che lo difendono a spada tratta. Alla lunga però tutto questo si traduce in uno svantaggio perché non riconoscere un fallimento è un errore grave sul piano concettuale.
Ibra Olimpiadi
Parafrasando Ibrahimovic, "il fallimento è una parte del successo". Non c'è nulla di male nel fallimento. C'è tanto di male invece nella difesa ostinata, pervicace, acritica, di un allenatore che continua a non evolversi, a rimanere ancorato al calcio antico, che crede nelle giocate dei singoli e non nelle idee. Non si fa il suo bene e non si rende un servizio serio al calcio.
I "difensori" di Allegri, in servizio permanente ed effettivo, continueranno a recitare il mantra del "mancato miracolo". Gli appassionati di calcio, tuttavia, sanno bene che se una squadra perde una moltitudine di punti in casa contro le piccole, il problema non è l'organico, bensì l'idea di gioco o, come nel caso di Allegri, la mancanza di un'idea di gioco.
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