Ronaldinho al Mondiale 2002: il giovane talento prima di arrivare al Milan
Nel corso degli anni, tanti giocatori hanno avuto la possibilità di giocare e vincere un Mondiale e tra questi figura anche Ronaldo de Assis Moreira, meglio noto come Ronaldinho. Il classe 1980, infatti, ha fatto il suo esordio nel torneo quando aveva 22 anni, in occasione dell'edizione di ventiquattro anni fa. In quello stesso Mondiale, l'Italia di Trapattoni ha salutato anzitempo la competizione a causa dell'arbitraggio completamente a sfavore da parte di Byron Moreno durante il match contro la Corea del Sud. Il Brasile di Dinho, invece, ha raggiunto la finale contro la Germania salendo sul tetto del mondo per la quinta volta nella sua storia.
Un Ronaldinho ancor lontano dagli anni al Milan
Il brasiliano che ha fatto il suo esordio nella massima competizione intercontinentale aveva compiuto 22 anni da neanche tre mesi, essendo nato il 21 marzo 1980. Il Gaucho di quell'anno era un ragazzo pieno di talento che non aveva ancora la famosa coda di cavallo cui cui è diventato leggenda. Dopo i primi anni in patria col Grêmio e due titoli statali vinti, il ragazzo di Porto Alegre ha preso il volo per intraprendere la sua prima avventura in Europa. Nel 2001, infatti, Dinho diventa un nuovo giocatore del Paris Saint-Germain al termine di una battaglia legale che ha visto il club francese versare nelle casse del Grêmio 6.4 milioni di euro. Anche se il Psg, nella stagione 2001/2002, ha terminato la stagione senza titoli tra campionato, coppe nazionali e Coppa UEFA, Dinho è risultato il miglior giocatore della sua squadra.
Alla sua prima stagione in Francia, il brasiliano ha giocato 40 partite e realizzato 13 gol. Nove di queste le realizza in Division 1, vale a dire quella che dall'annata seguente si sarebbe chiamata Ligue 1. Grazie alle sue buonissime prestazioni nel corso della sua prima stagione transalpina, il classe 1980 ha guadagnato la convocazione per il Mondiale 2002, disputato in Corea del Sud ed in Giappone. In quell'edizione della massima competizione intercontinentale, il Brasile allora allenato dal Luiz Felipe Scolari era nel Girone C con Turchia, Cina e Costa Rica. In quella Seleçao, Ronaldinho aveva la numero 11 visto. La 10, infatti, era sulle spalle di Rivaldo che, dopo il torneo, è diventato un calciatore del Milan.
Dinho al Mondiale 2002: i primi match
Il 3 giugno di ventiquattro anni fa, data della partita contro la Turchia valevole per la prima giornata della fase a gironi, il Gaucho fa il suo debutto al Mondiale. Cinque giorni più tardi, invece, la selezione proveniente dall'America Meridionale affronta la Cina e con un poker si assicura il passaggio del turno. Al minuto 32 della gara, Ronaldinho fornisce l'assist a Rivaldo per la rete del momentaneo 2-0.
Tredici minuti più tardi, su calcio di rigore mette a segno il suo primo gol nella massima competizione intercontinentale. Nell'ultimo match della fase a giorni, invece, Scolari ha deciso di lasciare il suo numero 11 in panchina. Lo scopo è quello di farlo riposare in vista della fase ad eliminazione diretta. Agli ottavi di finale, la Seleçao incontra il Belgio e vince 2-0. Dinho ha messo a referto un altro assist sempre all'indirizzo di Rivaldo per il gol che ha sbloccato il risultato.
Momento iconico e negativo nella stessa partita
La partita di quel Mondiale in cui il classe 1980 ha lasciato veramente il segno è quella contro l'Inghilterra valevole per i quarti di finale giocata il 21 giugno. Dopo aver subito il gol dall'attaccante inglese Michael Owen al 23', durante i minuti di recupero della prima frazione di gioco i brasiliani pareggio. Ancora una volta, assist di Dinho e rete di Rivaldo. Un'asse che sembra essersi consolidata durante quel cammino mondiale.
Grazie a questo straordinario gesto tecnico del suo numero 11, il Brasile va avanti col punteggio. Sette minuti dopo la magia appena raccontata, però, Dinho ha deciso di prendersi la scena anche in negativo. Il brasiliano, colpendo in maniera dura Rio Ferdinand, ha preso il cartellino rosso che gli ha fatto saltare la semifinale contro la Turchia. Il numero 11 dei verdeoro torna a disposizione per la finale contro la Germania. Grazie alla doppietta realizzata da Ronaldo, il Brasile vince il Mondiale per la quinta volta nella sua storia. Con l'impatto avuto sul torneo, Dinho viene inserito nell'All-Star Team di quell'edizione dei Mondiali.
Il Gaucho post-Mondiale: la seconda stagione parigina e gli anni d'oro al Barcellona
Dopo il Mondiale vinto da protagonista, il classe 1980 ha fatto ritorno in Francia per disputare la sua seconda stagione con la maglia del Paris Saint-Germain. Nonostante le 12 reti realizzate in 37 presenze, anche la sua seconda annata a Parigi termina senza titoli e, soprattutto, senza la qualificazione alle competizioni europee. A seguito di ciò, Dinho decide di voler lasciare la Francia per una nuova sfida. Su di lui, infatti, ci sono il Manchester United ed il Barcellona. Inizialmente, i Blaugrana puntavano a David Beckham, in uscita proprio dai Red Devils.
Tuttavia, la squadra inglese ha accettato l'offerta del Real Madrid e, di conseguenza, il Barça ha puntato sul brasiliano spendendo ben 30 milioni di euro. Nella sua prima stagione con la nuova squadra, Ronaldinho ha realizzato 22 gol, mentre in quella successiva ha conquistato per la prima volta nella sua carriera il titolo di Campione di Spagna. Durante i suoi anni in terra catalana, Ronaldinho ha avuto modo di mettersi ancor di più mostra diventando anche, il quel momento, il calciatore migliore del mondo. Il suo modo di giocare, i numeri, i dribbling ed i vari gesti tecnici valevano il prezzo del biglietto.
Nel Clásico del 2005 contro il Real Madrid vinto 0-3 dal Barcellona, Dinho ha realizzato due gol ed il secondo è stato uno spettacolo per tutti: corsa con la palla al piede verso la porta avversaria, dribbling con cui ha superato ben tre avversari e palla in rete battendo Iker Casillas. Al momento della sostituzione, tutto il pubblico dello Stadio Santiago Bernabéu si è alzato in piedi per omaggiare con una standing ovation il brasiliano che aveva offerto una prestazione magnifica. Sempre nel 2005, il numero 10 del Barça ha vinto il Pallone d'Oro. Il Gaucho ha concluso la stagione 2005/2006 con 26 reti e la conquista della Liga e della Champions League, la seconda nella storia Blaugrana.
L'addio al Barça e l'inizio dell'avventura col Milan
Durante la sua esperienza col Barcellona, Dinho ha mostrato non solo tutto il suo talento, ma anche l'amore che provava per il calcio. Le sue giocate hanno ispirato tantissimi calciatori che oggi calcano i rettangoli verdi in tutto il mondo. Nel 2008, ha salutato in lacrime il Barcellona, squadra con cui ha raggiunto l'apice della sua carriera agonistica. Il suo addio è stato determinato soprattutto da una stagione sotto le aspettative a causa delle voci di mercato riguardanti il suo futuro. Alla fine, nell'estate del 2008, il Milan ha avuto la meglio e ha acquistato il brasiliano per circa 22 milioni di euro.
Il club rossonero, per presentare il nuovo acquisto, ha voluto fare le cose in grande: presentazione allo Stadio Giuseppe Meazza con tanto di grande spettacolo. Lo stadio, in quel momento, era pieno di tifosi che hanno dato il benvenuto al brasiliano che, per la sua esperienza in Italia, ha scelto la maglia numero 80. Il 10, infatti, era sulle spalle di Clarence Seedorf. Con l'arrivo di Dinho, il Milan aveva a disposizione un trio di brasiliani lì davanti completato da Kakà e Pato.
Il 28 settembre 2008 Ronaldinho ha realizzato la sua prima rete col Milan e non poteva esserci partita migliore del Derby di Milano. Siamo nella prima frazione di gioco della stracittadina ed il numero 80 del Diavolo, da centrocampo, effettua un lancio lungo all'indirizzo di Kakà. Il numero 22 controlla il pallone, dalla fascia destra crossa in mezzo e Ronaldinho, di testa, sblocca il Derby della Madonnina. Alla fine, il Milan ha vinto il big match grazie alla rete del suo nuovo acquisto. La cosa che sorprende di più è proprio il modo in cui ha segnato, visto che non era uno specialista del colpo di testa. Dinho ha terminato la sua prima stagione rossonera con 10 gol ma senza trofei.
La seconda annata rossonera, l'addio al Milan ed il ritorno in patria
Così come la prima, anche la seconda stagione al Milan nel classe 1980 è terminata senza aver conquistato un titolo. Nonostante ciò, Dinho ha messo a segno 15 gol gol di cui dodici in campionato. Tra questi viene ricordata la tripletta, l'unica della sua esperienza italiana, contro il Siena. Con l'arrivo di Massimiliano Allegri sulla panchina del Milan ed i nuovi acquisti tra cui il connazionale Robinho, il numero 80 inizia a scendere nelle gerarchie fino a perdere il posto da titolare a causa delle sue uscite notturne. Dinho ha realizzato il 26esimo ed ultimo gol col Diavolo il 23 novembre 2010 durante la partita di Champions League contro l'Auxerre.
Ciò ha portato il Milan a cedere il brasiliano che, nel mese di gennaio del 2011, ha fatto ritorno in patria diventando un nuovo giocatore del Flamengo. Con la squadra proveniente da Rio de Janeiro, Dinho ha vinto il Campionato Carioca mentre nel mese di giugno dell'anno dopo firma per l'Atletico Mineiro. Con la sua nuova squadra, nel 2013 l'ex Milan vince il campionato statale ed anche la Copa Libertadores, entrando nella cerchia di giocatori che hanno vinto sia la massima competizione sudamericana che quella europea. L'anno dopo, invece, vince la Recopa Sudamericana.
Gli ultimi anni ed il ritiro dal calcio
Dopo aver lasciato l'Atletico Mineiro, l'ex Psg e Barcellona ha firmato per il Queretaro, squadra che milita nella massima divisione messicana. La sue esperienza nell'America Centrale, però, non è delle migliori visto che, appena arrivato, un politico locale gli rivolge commenti razzisti. Successivamente, sia i tifosi che coloro che lavorano nel club non sono convinti dal giocatore a causa delle prestazioni altalenanti e la poca professionalità dimostrata. Dinho, in diverse occasioni, ha saltato gli allenamenti mentre all'inizio del 2015 ha saltato il ritorno.
Nel mese di giugno dello stesso anno, il Queretaro ha annunciato in via ufficiale la rescissione contrattuale del brasiliano. Quest'ultimo, poco dopo, torna nuovamente in patria e firma per il Fluminense. Al Tricolor Carioca, però, si presenta un calciatore ormai al tramonto della sua carriera che non ha più la stessa condizione fisica dei suoi anni migliori. Alla fine del mese di settembre, dopo soltanto 7 partite disputate, il giocatore annuncia la rescissione del suo contratto con la squadra di Rio de Janeiro.
Nel 2018, a 38 anni, Ronaldinho ha preso la decisione di ritirarsi dal calcio giocato. Tanti sono stati i messaggi che ha ricevuto nel momento in cui ha deciso mettere la parola fine alla sua attività agonistica. Anche il Milan lo ha ringraziato e Gennaro Gattuso, allora tecnico rossonero, ha parlato di lui nel corso di una conferenza stampa. Le sue parole: "Era un campione, tra i migliori 10 nella storia del calcio. Si faceva voler bene da tutti e sorrideva sempre. Delle volte mi chiedevo 'ma che c***o c'ha da ridere?'. Ci ho giocato contro e mi sono beccato qualche elastico. Una volta, durante la tournée estiva, ho chiesto il cambio perché lui non mi faceva mai vedere la palla".
Il mondo del calcio ringrazia Ronaldinho
Ad uno come Dinho si può soltanto dire un immenso GRAZIE per quanto fatto nel mondo del calcio. Sul rettangolo verde regalava spettacolo, era una gioia per gli occhi non solo dei tifosi della squadra per cui giocava, ma anche per quelli avversari. I suoi numeri, i suoi dribbling, tutti i gesti tecnici fatti in campo lo hanno resto leggendario. In Europa è diventato il migliore al mondo con la maglia del Barcellona. Anche i milanisti, nonostante in quegli anni non ci sono stati titoli, hanno ricordi molto positivi del calciatore nato nel 1980.Tanti calciatori ma anche tifosi hanno coltivato l'amore questo sport proprio grazie al Gaucho, il quale giocava a ritmo di samba. Almeno una volta, tutti hanno provato a replicare le sue magie, dall'elastico ai passaggi no-look passando per la rabona. I calciatori, soprattutto quelli brasiliani, vedono in lui un idolo nonché fonte d'ispirazione. Ogni volta che scendeva in campo, lo faceva con il sorriso stampato in faccia perché lui amava giocare a calcio e lo ama anche adesso quando gioca le partite di beneficenza con la squadra composta dalle leggende del Barcellona. Il mondo del calcio, quindi, ringrazia infinitamente Ronaldinho per tutto quel che ha fatto e le gioie che ha regalato.
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