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Inzaghi, il gol mondiale che sembra sempre da Inzaghi

Federico Iezzi
Il racconto del gol di Pippo Inzaghi e di quella corsa con Barone nella sfida tra Italia e Repubblica Ceca ai Mondiali del 2006

All'86° minuto dell'ultima partita del girone del Mondiale del 2006 l'Italia parte in contropiede contro la Repubblica Ceca. Simone Barone recupera palla e Perrotta lancia Inzaghi che si invola solo verso la porta. I difensori avversari non gli stanno dietro e lui si invola verso la porta. Corre, parallelo a lui, solamente Simone Barone. Il giocatore del Milan potrebbe passare la palla, ma non lo fa. Gattuso avrebbe poi raccontato: "Sentivo gli altri urlare: 'Dagliela, dagliela'. Ma io conoscendo Pippo ho detto: Non gliela dà". Ecco in quella rete, segnata contro la Repubblica Ceca di Pavel Nedved, c'è tutto quello che era ed è stato questo leggendario uomo d'area del Diavolo. Perché Pippo doveva mettere la firma, doveva segnare almeno un gol in quel Mondiale. E quella palla non l'avrebbe mai passata a Barone o a chiunque altro.

Inzaghi: l'uomo nato in fuorigioco

Ci sono attaccanti che dominano le partite, che partecipano alle azioni e al possesso. Spesso hanno bisogno di toccare tanti palloni per segnare. Ad Inzaghi bastava toccare un pallone nel momento giusto. Ha costruito la sua intera carriera vivendo dentro l'istante, cercando il momento giusto. Aveva in mente un solo obiettivo: fare gol. O meglio: era nato per fare gol. Non era un centravanti che saltava l'uomo e non era bello da vedere in campo. Semplicemente, per quanto sgraziato, era letale. Superpippo era una macchina da gol, brutta e grezza, ma tremendamente efficace. Quella del rapace d'area, rapido e veloce, però, è una definizione di sintesi. I numeri e le statistiche aiutano a comprendere, 126 gol in 300 presenze con la maglia rossonera, ma non bastano. Inzaghi era un attaccante capacissimo di leggere le situazioni, di infilarsi negli spazi e di colpire quando e dove fa più male. Una presenza eterea che la difesa si trovava alle spalle quando meno se lo aspettava, pronta a sfruttare ogni disattenzione degli avversari. L'uomo perfetto per Ancelotti, all'epoca allenatore del Milan, in determinate situazioni sia in Europa che in campionato: quei momenti, in cui la gara, si avvia alla fine, mancano venti minuti, e serve qualcuno che la butti dentro.

Segnava ovunque e in ogni modo. In campionato e nelle gloriose notti europee di quegli anni. Sono cinquanta le sue firme nelle varie competizioni della Uefa. Tanti di quei gol sono rimasti impressi nella memoria e nel cuore dei tifosi rossoneri. Come non citare le due reti segnate nella storica finale di Champions League di Atene contro il Liverpool.

La Nazionale e il Mondiale del 2006

Con la maglia azzurra della Nazionale, Inzaghi, ha disputato 57 partite e segnato 25 reti prendendo anche parte a tre Mondiali, l'ultimo dei quali, poi vinto, fu proprio quello del 2006. A quel torneo, Superpippo ci arriva dopo aver segnato 17 reti in 31 presenze stagionali nella stagione appena finita. Non parte titolare in quella formazione e, infatti, giocherà appena 33 minuti di quel vittorioso torneo. Inzaghi è reduce da due annate complesse a causa di una serie di infortuni che lo hanno costretto a lunghi periodi a riposo, senza vedere il terreno di gioco. Con il Milan ha già vinto tutto e il fisico sta iniziando a presentare il conto. Ma Lippi lo porta in Germania, premiando soprattutto il finale di stagione, perché la sua fame di gol è sempre la stessa e in un torneo breve può sempre tornare utile.

Anche la Nazionale, in quella calda estate degli anni Duemila, ha i suoi problemi. O meglio: li ha il calcio italiano, travolto da Calciopoli. Attorno alla Nazionale c'è tensione, sospetto. Il contesto è molto pesante e non fa propendere per il meglio. Inzaghi, chiaramente, non è fra i grandi protagonisti. I riflettori sono tutti su Totti che ritorna dall'infortunio, sulla classe di Pirlo, su Cannavaro in difesa.

Andriy Shevchenko and Filippo Inzaghi of Milan celebrate

MILAN, ITALY - OCTOBER 5: Andriy Shevchenko and Filippo Inzaghi of Milan celebrate during the Serie A match between Internazionale and AC Milan at the San Siro October 5, 2003 in Milan, Italy. (Photo by Getty Images)

La corsa con Barone

Il 22 giugno ad Amburgo si gioca l'ultima partita del girone: l'Italia sfida la Repubblica Ceca, una avversaria difficile e tecnica con giocatori come Cech, Rosicky e Nedved. Ma gli Azzurri interpretano bene la gara e la sbloccano con Materazzi. Il momento di Inzaghi arriva alla fine del secondo tempo. I cechi sono rimasti in dieci per l'espulsione di Polak, le squadre sono sbilanciate e si aprono spazi. Barone recupera un pallone, passa a Perrotta serve l'attaccante con un bel filtrante. Simone Barone, all'epoca in forza al Palermo, corre con Inzaghi sperando in un passaggio che non arriverà mai. La difesa ceca non esiste più e i due si trovano a tu per tu con Cech. Superpippo salta il portiere avversario e infila la palla in rete. Barone insegue il milanista mentre questo si dirige a festeggiare alla bandierina del corner. La gara finirà con la vittoria azzurra pochi minuti dopo.

Inzaghi è sempre Inzaghi

Non fu uno dei momenti decisivi del Mondiale del 2006 e non fu nemmeno il più iconico dei gol segnati dal 9 rossonero. Ma in quel gol c'è tutto Pippo Inzaghi: c'è il senso del momento, la rapidità di esecuzione, l'opportunismo nel non passare la palla, il desiderio di segnare in quello sgraziato dribbling con cui viene saltato Cech. Per i tifosi del Milan quella rete rappresenta una rassicurante consapevolezza: quell'uomo troverà sempre e comunque il modo di buttarla dentro.