Cafu, il capitano Mondiale con il Milan nel destino
Ci sono giocatori che oltre ad entrare nei libri di storia del calcio meriterebbero di essere esposti anche nei più grandi musei del mondo, bisognerebbe fare di loro una sorta di patrimonio dell'UNESCO, perché come direbbe Massimo Decimo Meridio "ciò che facciamo in vita riecheggia nell'eternità". Ebbene, uno dei pochissimo giocatori che merita tutti questi riconoscimenti è senza dubbio Marcos Evangelista de Moraes, meglio noto come Cafu. Il bambino cresciuto nel povero quartiere di Jardim Irene, scartato ben 9 volte e poi diventato il più grande terzino destro di tutti i tempi.
Parma v AC Milan
La mossa geniale del "Professor Tele"
Dopo le prime esperienze nelle giovanili carioca, nel 1990 arriva sulla panchina del Brasile Tele Santana, che aveva già guidato i verde-oro a Spagna '82 e Messico '86. Il "professore", così chiamato dal futuro numero 2, nota immediatamente le doti innate di quel ragazzino e senza pensarci due volte lo schiera terzino destro, ruolo che all'inizio Cafu non vede di buon occhio, ma il neo allenatore si fida del suo istinto e lo lascia in quella posizione. Istinto che con gli anni non gli ha dato ragione, gli ha dato "ragionissima". Nonostante l'esordio con la Seleçao non sia stato memorabile, uno 0-3 subìto contro la Spagna a Gjon, il giovane Cafu fa subito capire che quella maglia si addice perfettamente alla sua pelle.
Cafu, lo "scartato" della Roma divenuto leggenda rossonera
Era l'estate del 2003. Cafu è nel bel pieno della sua carriera ormai da tempo e fresco vincitore, da capitano, dell'ultimo Mondiale disputato in Corea e Giappone. La sua annata con la Roma, la sesta nella Capitale, non si è chiusa nel migliore dei modi: un deludente 8°posto. Ma quello che più colpisce è che la società giallorossa clamorosamente decide di non rinnovargli il contratto. Magari perché ormai a 33 anni ha dato tutto? Quello che di grande poteva fare nel calcio lo ha già fatto? Non si sa. Quello che è certo è che un Cafu libero e a parametro zero è un'opportunità più unica che rara. Il Milan non se lo fa ripetere due volte e al primo colpo lo porta Milanello, andando così a rinforzare la fascia difensiva di destra che negli ultimi anni aveva fatto fin troppa acqua. Cafu ne diventa la diga umana.La finale che non avrebbe dovuto giocare: la sua consacrazione
Siamo alla fase finale del Mondiale 1994. Tutti gli occhi sono puntati sugli Stati Uniti, luogo della competizione. Dopo un mese ricco di divertimento, spettacolo e colpi di scena alla fine sono Brasile e Italia le ultime rimaste. Al Rose Bowl di Pasadena, 95.000 persone decidono di lottare contro il sole cocente per assistere a quella che si prospetta una finale ricca di gol. Nonostante i 24 anni, e reduce dalla vittoria della Coppa Intercontinentale con il Sao Paolo, guarda caso proprio contro il Milan, Cafu non ha avuto ancora modo di gustare a pieno l'adrenalina di disputare un Mondiale. Prima di quel giorno, il classe '70 aveva disputato appena due partite, ovvero gli ottavi e i quarti di finale (entrambi da subentrato). Quella partita, che non avrebbe dovuto giocare, divenne la sua definitiva consacrazione.
Il momento che cambia tutto
Minuto 20 del primo tempo. Due minuti dopo la grande palla gol per gli azzurri, con Taffarel bravo a parare una conclusione pericolosa di Davide Massaro, uno dei giocatori determinante del Brasile è costretto ad abbandonare il campo. Jorginho, il più abile nelle accelerazioni, viene fortemente colpito al polpaccio. Il suo sguardo dice tutto: non ce l'ha fa. Carlos Parreira, dunque, manda in campo Cafu. In una partita in cui ci si gioca tutto, il numero 14 offre una prestazione sufficiente e, purtroppo per noi, alla fine i carioca vincono la partita e la coppa al termine della lotteria dei rigori. L'immagine di Baggio rimarrà sempre iconica. Quella finale sarà la vera rampa di lancio di Cafu che, in meno di due anni, si prenderanno pure la fascia di capitano diventando leader, primatista di presenze e leggenda. 8 anni dopo alzerà la Coppa nel cielo giapponese di Yokohama.
Cosa resta nella memoria rossonera
Il Milan cercava un buon terzino destro. Nel 2003 è arrivato un muro umano. Accolto con iniziale scetticismo dalla tifoseria rossonera per la sua non più giovane età, Cafu cancellò immediatamente qualsiasi diffidenza. Ma qui non parliamo solo di presenze, reti o coppe. Qui parliamo soprattutto di un uomo, un vero uomo, che non ha mai preteso nulla da nessuno. Nonostante i tanti successi è sempre rimasto umile, con la allegria e con la determinazione che lo hanno sempre contraddistinto. Nonostante l'arrivo al Milan di Jaap Stam gli abbia chiuso lo spazio il brasiliano disse ad Ancelotti chiaramente: "Sono disponibile anche a giocare in un ruolo più avanzato". Gli infortuni che lo hanno pesantemente condizionato nelle sue ultime stagioni con il Milan non hanno fatto altro che avvicinare i tifosi al giocatore brasiliano perché in lui vedevano prima di tutto un uomo che aveva dato tutto. Dentro e fuori dal campo. Senza mai chiedere niente.
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