Milanisti Channel Casa Milan Moreira e la numero 22: Kaká l’ha resa immortale, ora tocca al belga farla brillare di nuovo

Moreira e la numero 22: Kaká l’ha resa immortale, ora tocca al belga farla brillare di nuovo

Giovanni Oriolo
Da Davids a Kaká fino a Moreira: la storia della numero 22 del Milan, tra meteore, protagonisti e l’eredità immortale del brasiliano

Tra i tanti dettagli che accompagnano l’arrivo di un nuovo calciatore c’è anche la scelta del numero di maglia. Un elemento apparentemente secondario, ma che nel caso del Milan può portarsi dietro un’eredità molto pesante.

Dopo Mario Gila con la 34 e Sankhoun Diawara con la 13, è il turno di Diego Moreira. L’esterno belga, arrivato a titolo definitivo dallo Strasburgo e legatosi ai rossoneri fino al 2031, ha scelto la maglia numero 22.

Una scelta che, inevitabilmente, richiama subito un nome: Ricardo Kaká. Il brasiliano ha indossato quel numero per tutta la sua prima esperienza milanista e lo ha ripreso anche al ritorno nel 2013/14. Prima, durante e dopo la sua era, però, la 22 ha avuto molti altri proprietari. Alcuni quasi dimenticati, altri di grande talento ma incapaci di esplodere al Milan, e solo pochi capaci di lasciare un ricordo significativo.

Edgar Davids: il primo vero 22 della storia rossonera

Fino alla stagione 1995/96 i numeri di maglia non erano personali: i titolari indossavano quelli dall’1 all’11, mentre ai giocatori inizialmente in panchina venivano assegnati quelli immediatamente successivi. Per questo motivo, fino ad allora, la numero 22 non era mai stata realmente utilizzata dal Milan.

Con l’introduzione della numerazione fissa la situazione cambia. Nel 1995/96 il 22 compare per la prima volta in distinta associato al nome di Carlo Cudicini, allora giovanissimo quarto portiere della rosa, che però prima dell’inizio della stagione fu mandato in prestito al Prato. Dall'annata successiva, però, il numero passa a un nome decisamente più importante: Edgar Davids.

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L’olandese arriva nell’estate del 1996 dall’Ajax con un curriculum già pesantissimo nonostante la giovane età. Ad Amsterdam aveva infatti vinto praticamente tutto, compresa la Champions League del 1995, oltre a tre campionati olandesi, una Coppa UEFA e una Coppa Intercontinentale. Centrocampista aggressivo, dinamico e tecnicamente raffinato, Davids sembrava avere tutte le caratteristiche per diventare uno dei nuovi pilastri del Milan. Il suo arrivo si inseriva anche nel solco della grande tradizione olandese inaugurata pochi anni prima dal trio Rijkaard-Gullit-van Basten.

La sua esperienza rossonera, invece, prende una direzione completamente diversa. Davids arriva in una squadra reduce da anni straordinari, ma ormai entrata in una fase di transizione. Tra problemi fisici, concorrenza e rendimento altalenante, fatica però a trovare continuità. La stagione 1996/97, del resto, sarà una delle più complicate dell’intero ciclo berlusconiano, con l’esonero di Óscar Tabárez e il ritorno in panchina di Arrigo Sacchi.

La parentesi milanista dura poco più di un anno. Nel dicembre 1997 Davids lascia infatti il club per trasferirsi alla Juventus, dove cambia completamente marcia e diventa uno dei centrocampisti più importanti d’Europa. A Torino formerà con Zidane e Deschamps uno dei reparti più forti dell’epoca, vincendo campionati e arrivando fino alla finale di Champions League del 1998.

La sua carriera proseguirà poi tra Barcellona, Inter, Tottenham e un nuovo ritorno all’Ajax, entrando così nel ristretto gruppo di calciatori capaci di vestire, in carriera, le maglie di rossoneri, bianconeri e nerazzurri. Con l’Olanda chiuderà con oltre 70 presenze, partecipando a Mondiali ed Europei e diventando uno dei simboli degli Oranje a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila.

Verdetto della 22: talento enorme, ma la vera consacrazione arriverà altrove.

MILAN, ITALY - SEPTEMBER 16: A general view before the UEFA Europa League 2026/27 League Phase MD1 match between AC Milan and SL Benfica at Stadio San Siro on September 16, 2026 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa/AC Milan via Getty Images)

Daniele Daino: dalla Primavera alla prima squadra, senza riuscire a imporsi

Nel 1997/98 la numero 22 passa a Daniele Daino, prodotto del settore giovanile rossonero. Nato calcisticamente nel vivaio del Milan, viene aggregato alla prima squadra già giovanissimo. Nel 1996 debutta tra i professionisti, ancora neanche diciottenne, con la maglia numero 32. Nella stagione successiva prende possesso della 22 e trova la sua annata migliore a Milano, collezionando 18 presenze ufficiali tra campionato e Coppa Italia.

Il Diavolo, però, non diventa mai davvero casa sua. Dopo quella prima fase viene mandato in prestito prima al Napoli, con cui gioca una stagione da titolare in Serie B, e poi al Perugia. Rientra ancora una volta in rossonero nel 2000/01 (scegliendo la 79 perché la 22 era ormai occupata), ma disputa appena una partita prima di lasciare nuovamente il club. Nel complesso chiude la sua esperienza milanista con 25 presenze ufficiali e senza gol.

La carriera prosegue poi tra Italia e Inghilterra, con una breve esperienza al Derby County, prima di trovare maggiore continuità con Ancona e soprattutto Bologna. Nel capoluogo emiliano resta quattro stagioni e contribuisce anche alla promozione in Serie A del 2007/08. Nel settembre del 2011 si trasferisce all'Alessandria, per chiudere la carriera con la squadra della sua città natale.

Daino veste inoltre tutte le principali Nazionali giovanili azzurre, dall’Under 15 all’Under 21, raccogliendo 22 presenze complessive. Dopo il ritiro intraprende anche la carriera da allenatore e dirigente, lavorando soprattutto nel calcio giovanile e dilettantistico.

Verdetto della 22: bella promessa rimasta tale.

Roberto Colombo: la 22 passa tra i pali

Alla fine degli anni Novanta la numero 22 passa sulle spalle di Roberto Colombo, portiere cresciuto nel settore giovanile rossonero e aggregato alla prima squadra senza riuscire però a trovare spazio nelle gerarchie.

La sua esperienza al Milan resta quindi soprattutto quella di un giovane estremo difensore di prospettiva, chiamato a completare il reparto più che a giocarsi realmente il posto da titolare. Non riuscirà infatti a collezionare presenze ufficiali con la prima squadra, prima di iniziare un percorso lontano da San Siro.

La carriera di Colombo proseguirà poi tra Padova, Bologna, Napoli e Cagliari, costruendosi una lunga esperienza soprattutto come secondo portiere affidabile e uomo-spogliatoio.

Verdetto della 22: una presenza d’archivio più che una vera storia rossonera.

Valerio Fiori: una sola apparizione, ma una vita intera nel Milan

Molto più profondo è invece il rapporto tra Valerio Fiori e il Milan. Arrivato nel 1999, l’ex portiere di Lazio e Cagliari resta in rossonero per dieci stagioni, attraversando dall’interno uno dei cicli più vincenti della storia recente del club.

Sul campo trova pochissimo spazio, chiuso prima da Sebastiano Rossi e poi soprattutto da Dida, Christian Abbiati e dagli altri estremi difensori passati da Milanello. Le sue presenze ufficiali sono quindi ridotte al minimo, ma Fiori diventa presto uno di quei giocatori il cui valore va ben oltre i minuti disputati.

Curioso anche il rapporto con i numeri di maglia. Durante la sua lunga permanenza al Milan ne cambia spesso: parte con il 40, passa alla 22 nel 2000/01, poi indossa più volte la 12, ma anche la 1 e infine la 29 nelle ultime stagioni. Un dettaglio che racconta bene il suo ruolo da uomo di reparto, sempre pronto a completare le gerarchie dei portieri senza mai legarsi davvero a un solo numero.

Per anni rappresenta infatti una presenza fissa nello spogliatoio, apprezzato per professionalità, affidabilità e capacità di fare gruppo. E proprio grazie a quella lunga permanenza vive praticamente tutte le grandi notti del Milan di Carlo Ancelotti: due Champions League (2003 e 2007), due Supercoppe Europee (2003 e 2007), un Mondiale per Club (2007), uno Scudetto (2004), Coppa Italia (2003) e Supercoppa italiana (2004), entrando a far parte di uno dei gruppi più vincenti della storia rossonera.

Anche dopo il ritiro, però, Fiori non lascia mai davvero il Milan. Il romano resta nell'ambiente del club e intraprende una nuova carriera dietro le quinte lavorando prima nello staff tecnico come preparatore dei portieri della prima squadra dal 2008 al 2014, passando poi alla preparazione degli estremi difensori della primavera (dal 2014 al 2016), per tornare nuovamente in prima squadra nella stagione 2018/2019. In mezzo un'esperienza in Cina allo Shenzhen e una al Deportivo La Coruña (caso unico in cui ha provato anche a fare il vice allenatore), seguendo in entrambe le occasioni l'ex compagno di squadra Clarence Seedorf. Nel 2020 passa al Napoli chiamato da un altro collega ai tempi dei rossoneri: Gennaro Gattuso, mentre l’anno successivo va al Genoa per aiutare Andrij Ševčenko. Dal 2025, infine, è allenatore dei portieri al Monza.

Il suo legame con il Milan, quindi, va letto in modo completamente diverso rispetto a quello di molti altri proprietari della 22. Non è stato un protagonista sul campo, ma è rimasto per anni una presenza costante, prima nello spogliatoio e poi nello staff.

Verdetto della 22: pochissime presenze, ma una vita intera in rossonero.

Cosmin Contra: un solo anno, ma con un impatto tutt’altro che banale

Nel 2001/02 la numero 22 passa a Cosmin Contra, arrivato dall’Alavés dopo una stagione di altissimo livello in Spagna. Il terzino romeno si era infatti messo in grande evidenza nella cavalcata europea del club basco fino alla finale di Coppa UEFA del 2001. Ultimo atto perso per 5-4 contro il Liverpool, dopo una partita diventata quasi leggendaria.

A Milano parte subito con buone credenziali. È un laterale aggressivo, molto offensivo e dotato di grande corsa, caratteristiche che lo rendono uno dei giocatori più utilizzati nella prima parte della stagione. Inizia con Fatih Terim e prosegue poi con Carlo Ancelotti, riuscendo comunque a mantenere un ruolo importante nonostante il cambio in panchina.

La sua esperienza rossonera dura però soltanto un anno. In quella stagione colleziona 29 presenze e 3 gol in Serie A, a cui aggiunge altre 10 apparizioni e una rete in Coppa UEFA. Numeri più che dignitosi per un terzino, mostrando anche una certa propensione offensiva. Nonostante questo, nell’estate 2002 viene ceduto all’Atlético Madrid, chiudendo una parentesi breve, ma tutt’altro che anonima.

La carriera proseguirà poi tra Spagna, Inghilterra, Ucraina e Romania, mentre con la Nazionale romena supererà le 70 presenze. Dopo il ritiro intraprenderà anche la carriera da allenatore, guidando tra le altre Dinamo Bucarest, Getafe e la stessa Romania.

Verdetto della 22: una buona stagione, ma troppo breve per lasciare davvero il segno.

Kaká: quando la 22 diventa un’icona

Poi arriva Ricardo Kaká e il numero cambia completamente significato. Il brasiliano sbarca al Milan nell’estate del 2003 dal San Paolo, ancora giovanissimo, ma già indicato come uno dei talenti più interessanti del calcio sudamericano. Il club lo acquista per una cifra relativamente contenuta e, almeno inizialmente, Kaká parte alle spalle di Rui Costa nelle gerarchie di Carlo Ancelotti.

Gli bastò però pochissimo tempo per ribaltare tutto. Elegante, velocissimo palla al piede e devastante negli inserimenti, conquista subito spazio e diventa rapidamente un titolare. Il primo grande momento arriva già nel derby del 5 ottobre 2003, quando segna il suo primo gol in Serie A proprio contro l’Inter, contribuendo a una vittoria che accelera ulteriormente la sua ascesa nel cuore dei tifosi.

La stagione d’esordio è già da protagonista: Kaká entra immediatamente nei meccanismi del Milan, contribuisce alla conquista dello Scudetto 2003/04 e viene premiato come uno dei migliori giocatori del campionato. Da lì inizia una crescita continua che lo porterà, nel giro di pochi anni, a diventare il volto tecnico della squadra di Ancelotti.

Con la numero 22 sulle spalle costruisce infatti alcune delle pagine più iconiche del Milan moderno. L’anno di grazia è quello del 2007, quando vince tutto: la Champions League, la Supercoppa Europea, il Mondiale per Club e soprattutto il Pallone d’Oro, diventando l’ultimo calciatore a conquistarlo prima del lungo dominio di Lionel Messi e Cristiano Ronaldo (spezzato solamente un decennio dopo dall’attuale rossonero Luka Modrić nel 2018). Tra le immagini simbolo di quella stagione resta soprattutto il gol segnato all’Old Trafford nella semifinale d’andata contro il Manchester United. Kaká controlla il pallone tra Heinze ed Evra, approfitta dello scontro tra i due difensori e, con una freddezza impressionante, supera van der Sar firmando una delle reti più celebri della sua carriera.

La 22 finisce così per identificarsi quasi completamente con lui. Velocità, progressioni, gol nelle grandi notti europee e quella capacità di cambiare una partita con una sola accelerazione: per una generazione intera di tifosi rossoneri, quel numero significa semplicemente Kaká.

Verdetto della 22: Iconico. Con Kaká il numero trova il suo padrone assoluto.

Marco Borriello: raccogliere la 22 dopo Kaká

Dopo l’addio di Kaká nell’estate del 2009, la numero 22 passa a Marco Borriello, attaccante cresciuto nel settore giovanile rossonero, ma costretto per anni a cercare spazio altrove. Prima Treviso e Triestina, poi una lunga serie di prestiti tra Empoli, Reggina, Sampdoria e ancora Treviso. Il vero salto di qualità arriva però al Genoa nel 2007/08, quando segna 19 gol in Serie A e si guadagna anche la convocazione in Nazionale. Il Milan decide così di riportarlo definitivamente a casa.

La stagione 2008/09 viene però quasi completamente rovinata dagli infortuni. È quindi nel campionato successivo, con Leonardo in panchina, che Borriello riesce finalmente a imporsi davvero in rossonero e lo fa proprio con la 22 lasciata libera da Kaká. Dopo un avvio complicato da una lombalgia, torna al gol il 31 ottobre 2009 con una doppietta contro il Parma e poco meno di un mese dopo realizza anche la sua prima rete in Champions League, contro il Marsiglia a San Siro.

Quella sarà la sua miglior stagione al Milan: chiude con 15 gol, risultando insieme a Ronaldinho il miglior marcatore rossonero dell’annata. Un rendimento importante per un centravanti fisico, mancino, capace di giocare spalle alla porta, ma anche di finalizzare con soluzioni spettacolari.

L’esperienza si interrompe però bruscamente nell’estate 2010. Con l’arrivo di Zlatan Ibrahimović, Borriello perde spazio e nell’ultimo giorno di mercato passa alla Roma, prima in prestito e poi a titolo definitivo. Da lì inizierà una carriera molto itinerante tra Juventus, Genoa, West Ham, Carpi, Atalanta, Cagliari, SPAL e infine Ibiza.

Verdetto della 22: eredità pesantissima, ma Borriello riuscì comunque a darle un anno da protagonista.

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Bruno Montelongo: una parentesi quasi dimenticata nella stagione dello Scudetto

Nei due anni di Borriello la numero 22 passa per qualche mese (da agosto 2010 a gennaio 2011) a Bruno Montelongo, esterno uruguaiano arrivato in prestito dal River Plate di Montevideo. Il Milan lo inserisce in rosa come profilo giovane e duttile, capace di giocare sia più basso sia più avanti sulla fascia. Lo spazio, però, resta fin da subito molto limitato.

La concorrenza è forte e Montelongo non riesce mai a entrare davvero nelle rotazioni di Massimiliano Allegri. La sua esperienza rossonera si chiude infatti senza alcuna presenza ufficiale.

La curiosità è che quella brevissima parentesi coincide con una stagione importantissima per il club: il Milan conquista infatti lo Scudetto 2010/11, tornando campione d’Italia dopo sette anni. Montelongo fa parte del gruppo, ma non appare mai in quella cavalcata.

Dopo il Milan, Montelongo resta ancora per qualche mese in Italia, passando in prestito al Bologna. In seguito proseguirà la carriera soprattutto tra Uruguay, Argentina e altri campionati sudamericani, senza riuscire a ritagliarsi nuovamente uno spazio stabile nel calcio europeo.

Verdetto della 22: meteora.

MILAN, ITALY - FEBRUARY 25: Antonio Nocerino (C) of AC Milan celebrates after scoring the opening goal during the Serie A match between AC Milan and Juventus FC at Stadio Giuseppe Meazza on February 25, 2012 in Milan, Italy. (Photo by Valerio Pennicino/Getty Images)

Antonio Nocerino: l’anno della consacrazione con la 22

Nel 2011/12 la numero 22 passa ad Antonio Nocerino, arrivato dal Palermo negli ultimi giorni di mercato per una cifra molto contenuta. Il suo acquisto, inizialmente, passa quasi in secondo piano rispetto ad altri nomi della rosa, ma nel giro di poche settimane il centrocampista campano diventa una delle sorprese più importanti della stagione.

Con Massimiliano Allegri trova subito spazio grazie alla sua intensità, alla capacità di inserirsi senza palla e alla grande disponibilità tattica. Proprio gli inserimenti diventano il suo marchio di fabbrica: Nocerino arriva spesso in area da seconda linea e chiude la stagione con 10 gol in Serie A, un dato sorprendente per un centrocampista con compiti soprattutto di equilibrio. Fondamentale anche l’intesa costruita con Zlatan Ibrahimović: lo svedese, attirando su di sé marcature e difensori, apriva spesso gli spazi nei quali Nocerino riusciva a inserirsi con grande tempismo, trasformandolo quasi in un incursore aggiunto dell’attacco rossonero.

Tra i momenti più memorabili c’è la tripletta rifilata al Parma nell’ottobre 2011, una delle partite simbolo della sua annata migliore. In quella stagione diventa un titolare quasi fisso e uno degli uomini più affidabili del Milan, tanto da guadagnarsi anche un ruolo importante con la Nazionale italiana.

Il rendimento, però, non resterà sugli stessi livelli negli anni successivi. Dopo il picco del 2011/12 perde progressivamente centralità (cambiando anche di stagione in stagione il numero di maglia, prima passando all’8 e poi al 23) e lascia il Milan nel 2014, iniziando una fase più itinerante della carriera tra West Ham, Torino, Parma e Orlando City.

Riletta oggi, la sua parentesi rossonera resta legata soprattutto a quella prima stagione, in cui riuscì a trasformare la 22 in una delle maglie più sorprendenti dell’anno.

Verdetto della 22: una stagione da protagonista assoluto, poi un lento ridimensionamento.

Bojan Krkić: il grande talento rimasto a metà

Nella stagione 2012/13 la numero 22 passa a Bojan Krkić, arrivato al Milan in prestito dalla Roma dopo essere cresciuto nella cantera del Barcellona ed essere stato considerato, da giovanissimo, uno dei talenti più promettenti del calcio europeo.

Il suo curriculum, a quell’età, era già impressionante. Con il Barça aveva debuttato giovanissimo, segnato in Liga e in Champions e fatto parte di una delle squadre più forti di sempre. Proprio per questo il suo arrivo a Milano alimenta parecchie aspettative: il talento non si discute, ma Bojan è ancora alla ricerca di continuità e di un contesto che gli permetta di esprimersi davvero.

In rossonero, però, alterna buone giocate a lunghi momenti di anonimato. Tecnica, rapidità e qualità nello stretto non gli mancano, ma non riesce mai a ritagliarsi un ruolo stabile né a trasformare il potenziale in rendimento costante. Chiude così la stagione con una parentesi discreta con 19 presenze e 3 gol in Serie A, ma senza lasciare quel segno che molti si aspettavano.

L’esperienza, infatti, dura appena un anno. Al termine della stagione il Milan decide di non proseguire il rapporto e Bojan lascia subito Milano, chiudendo una parentesi breve e incompiuta.

Ed è proprio questo che rende Bojan uno dei grandi rimpianti legati alla 22: non un flop in senso assoluto, ma un talento che sembrava destinato a molto di più. Dopo il Milan la sua carriera proseguirà tra Ajax, Stoke City, Mainz, Alavés, Montréal Impact e Vissel Kobe, senza mai riuscire a tornare ai livelli di aspettativa che avevano accompagnato i suoi primi anni al Barcellona.

Verdetto della 22: tanto talento, poca continuità. Uno dei grandi “what if” della sua generazione.

MILAN, ITALY - MARCH 29: Kaka of AC Milan celebrates scoring the third goal during the Serie A match between AC Milan and AC Chievo Verona at San Siro Stadium on March 29, 2014 in Milan, Italy. (Photo by Claudio Villa/Getty Images)

Kaká: secondo atto e quota 100 gol in rossonero raggiunta

Nel 2013/14 succede qualcosa di raro: la 22 torna al suo proprietario più importante. Dopo quattro anni al Real Madrid, Kaká torna al Milan e riprende subito il numero che lo aveva reso celebre. Anche se il giocatore non è più quello devastante del Pallone d’Oro, il valore simbolico dell’operazione è enorme: per i tifosi significa ritrovare uno dei volti più amati dell’ultimo grande ciclo europeo rossonero.

La sua seconda esperienza dura una sola stagione, ma non è soltanto nostalgia. Kaká riesce comunque a lasciare qualche lampo, ritrovando il gol e tornando a essere uno dei riferimenti tecnici della squadra. In quell’annata raggiunge anche quota 100 gol con il Milan, traguardo simbolico che rende ancora più speciale il suo ritorno.

Il contesto, però, è completamente diverso rispetto alla sua prima esperienza. Il Milan non è più la macchina perfetta di Ancelotti e attraversa una fase complicata, tra risultati altalenanti e cambiamenti tecnici. Anche per questo il secondo capitolo di Kaká assume un sapore quasi malinconico. Un campione tornato a casa in una squadra ormai molto diversa da quella che aveva lasciato nel 2009.

A fine stagione le strade si separano di nuovo. Kaká lascia Milano dopo un solo anno, prima di chiudere la carriera tra San Paolo e Orlando City.

Verdetto della 22: operazione nostalgia, ma con un peso emotivo enorme.

Alessio Cerci: il grande equivoco dopo l’esplosione al Torino

Nel gennaio 2015 la numero 22 passa ad Alessio Cerci, arrivato al Milan in prestito dall’Atlético Madrid dopo appena pochi mesi in Spagna. Il suo arrivo viene accolto con aspettative importanti. Il ricordo delle ultime stagioni al Torino è ancora freschissimo: in granata, soprattutto sotto la guida di Giampiero Ventura, Cerci si era trasformato in uno degli esterni offensivi più incisivi della Serie A, formando con Ciro Immobile una delle coppie più prolifiche del campionato.

Proprio quel rendimento gli era valso il trasferimento all’Atlético Madrid nell’estate 2014. In Spagna, però, trovò pochissimo spazio nel sistema di Diego Simeone e dopo appena metà stagione scelse di rientrare in Italia, approdando al Milan in un’operazione che coinvolse anche Fernando Torres, passato in direzione opposta.

A Milano, però, Cerci non riuscì mai a tornare a essere il giocatore ammirato a Torino. Partì con l’idea di diventare uno dei riferimenti offensivi della squadra di Filippo Inzaghi, ma tra condizione fisica, concorrenza e un rendimento troppo discontinuo finisce progressivamente ai margini. Qualche accelerazione e alcune buone prestazioni non bastano a dare continuità alla sua esperienza rossonera.

La stagione successiva (con il numero 11 sulla schiena), con Siniša Mihajlović, la situazione non migliora. Cerci trova sempre meno spazio e nel gennaio 2016 lascia il Milan per passare al Genoa, chiudendo così una parentesi molto più deludente rispetto alle aspettative che avevano accompagnato il suo arrivo.

Dopo il Milan la sua carriera proseguirà tra Verona, Ankaragücü, Salernitana e Arezzo, senza però riuscire a tornare stabilmente ai livelli raggiunti negli anni migliori al Torino.

Verdetto della 22: il talento c’era, ma il Cerci visto a Torino a Milano non si è mai visto.

Mateo Musacchio: quattro stagioni tra affidabilità e tanti cambiamenti

Dopo due anni senza possessori, nell’estate 2017 la numero 22 passa sulle spalle di Mateo Musacchio, arrivato dal Villarreal dopo diversi anni da protagonista nella Liga. Difensore centrale rapido, aggressivo e abituato a giocare in una linea alta, l’argentino sbarca a Milano in uno dei mercati più movimentati della storia recente del club, quello della nuova proprietà cinese e della profonda rivoluzione della rosa.

L’inizio non è semplice. Musacchio si trova a competere per un posto da titolare con Leonardo Bonucci e Alessio Romagnoli. Nonostante questo riesce quasi sempre a ritagliarsi uno spazio importante, alternandosi tra titolarità e rotazioni e diventando una delle presenze più continue del reparto.

Nel corso delle sue quattro stagioni attraversa una fase particolarmente instabile della storia rossonera, con numerosi cambi di allenatore e di progetto tecnico. Da Vincenzo Montella a Gennaro Gattuso, fino a Marco Giampaolo e Stefano Pioli, Musacchio rimane comunque una soluzione affidabile quando chiamato in causa, pur senza riuscire mai a diventare un leader assoluto della difesa.

La sua esperienza al Milan viene però condizionata anche dagli infortuni. Nell'ultima parte del percorso rossonero perde progressivamente spazio e nel gennaio 2021 lascia il club per trasferirsi alla Lazio. Nella capitale raccoglie solamente 4 presenze e a fine stagione risolve il contratto con i biancocelesti. Dopo due stagioni senza squadra e diversi problemi fisici si ritira dal calcio giocato a soli 32 anni.

Verdetto della 22: affidabile e continuo, ma mai abbastanza dominante da lasciare un ricordo davvero forte.

Marko Lazetić: investimento di prospettiva mai realmente decollato

Nel gennaio 2022 la numero 22 passa a Marko Lazetić, attaccante serbo arrivato dalla Stella Rossa come investimento per il futuro. Classe 2004, fisico importante e buone doti tecniche, viene acquistato molto giovane e con l’idea di farlo crescere gradualmente all’interno del progetto rossonero.

Il suo impatto con la prima squadra, però, resta minimo. Trova pochissimo spazio con Stefano Pioli e fatica a inserirsi stabilmente nelle rotazioni offensive, anche perché davanti a lui ci sono giocatori più esperti e un contesto competitivo che lascia poco margine agli esperimenti.

Per questo il Milan sceglie presto la strada dei prestiti, mandandolo prima all’Altach in Austria, successivamente al Fortuna Sittard nei Paesi Bassi e infine al TSC in Serbia, nel tentativo di garantirgli minuti e continuità. Il percorso, però, non produce quella crescita esplosiva che il club sperava al momento dell’acquisto e nel 2025 passa all’Aberdeen in Scozia. Quest’estate, dopo una discreta annata, è passato al Noah in Armenia.

Verdetto della 22: scommessa persa.

VERONA, ITALY - DECEMBER 20: Emerson Royal of AC Milan in action during the Serie A match between Verona and AC Milan at Stadio Marcantonio Bentegodi on December 20, 2024 in Verona, Italy. (Photo by Giuseppe Cottini/AC Milan via Getty Images)

Emerson Royal: un anno tra scetticismo e poche risposte sul campo

Nell’estate 2024 la numero 22 passa a Emerson Royal, arrivato dal Tottenham per rinforzare la fascia destra. Il brasiliano porta con sé un curriculum comunque importante. Cresciuto nell’Atlético Mineiro, si mette in mostra in Spagna con il Real Betis, tanto da attirare l’attenzione del Barcellona, che lo acquista prima di cederlo poco dopo agli Spurs.

In Premier League vive anni alterni, mostrando soprattutto atletismo, corsa e aggressività, ma senza mai riuscire a imporsi davvero come uno dei migliori terzini del campionato. Anche per questo il suo approdo al Milan viene accolto con parecchio scetticismo e, sul campo, i dubbi iniziali finiscono per trovare molte conferme. Emerson fatica in entrambe le fasi, commette diversi errori, offre poco in fase offensiva e non riesce a garantire continuità nemmeno dal punto di vista difensivo.

Il contesto generale del Milan non aiuta, ma la stagione di Emerson resta comunque deludente. Dopo un solo anno il brasiliano lascia Milano per tornare a giocare in patria, al Flamengo, club con cui gioca ancora oggi. La sua parentesi milanista si chiude dopo 26 presenze complessive in una sola stagione senza particolari rimpianti e senza essere riuscito a dissipare lo scetticismo che aveva accompagnato il suo arrivo.

Verdetto della 22: lo scetticismo iniziale è stato alla fine pienamente confermato.

Moreira raccoglie una maglia che ha già un padrone nella storia

Ed eccoci a Diego Moreira. A differenza di altri numeri raccontati in questa rubrica, qui l’identità storica è molto più netta. La 22 ha avuto tanti proprietari, ma uno solo è riuscito davvero a trasformarla in un simbolo: Kaká.

Davids, Contra, Borriello, Nocerino, Musacchio: tutti hanno aggiunto un capitolo diverso. Ma il brasiliano ha portato quel numero fino al Pallone d’Oro e alle notti più importanti della Champions League.

Moreira, però, ha iniziato nel migliore dei modi il suo percorso in rossonero. Entrato dalla panchina contro la Lazio, ha cambiato la partita con una doppietta. Mentre nella gara successiva contro il Lecce ha trovato nuovamente il gol da subentrato. Due ingressi di grande impatto, nei quali il belga ha mostrato personalità, qualità nell’uno contro uno e una notevole capacità di incidere immediatamente.

Per lui, quindi, la sfida è particolare. Non dovrà costruire l’identità della 22, perché quella esiste già da tempo. Dovrà piuttosto trovare un modo per scrivere una storia propria sotto un numero che, per il popolo rossonero, resterà sempre inevitabilmente legato a quel brasiliano con il viso da bravo ragazzo.

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