Milanisti Channel News Shevchenko e i 50 anni sempre più vicini: "Il Milan sempre nel cuore. Per il mio compleanno vorrei la pace"

Shevchenko e i 50 anni sempre più vicini: "Il Milan sempre nel cuore. Per il mio compleanno vorrei la pace"

Giorgio Abbratozzato
L'intervista al campione ucraino che ha scritto pagine indelebili della storia del calcio e ora si prepara a compiere 50 anni

Alla soglia del suo cinquantesimo compleanno, Andriy Shevchenko si è raccontato in una lunga ed emozionante intervista concessa ai microfoni de La Gazzetta dello Sport. In occasione del suo cinquantesimo compleanno, la leggenda rossonera ed attuale presidente della Federcalcio ucraina ha ripercorso i momenti iconici della sua carriera, dal Pallone d’Oro ai trionfi con il Milan, senza dimenticare il legame viscerale con la sua terra e il ruolo sociale del calcio in un momento storico segnato dalla guerra.

I passaggi principali delle dichiarazioni di Shevchenko

Un'analisi accorata sul ruolo sociale dello sport in tempo di guerra, il valore del calcio per i più giovani e l'umiltà di fronte al coraggio di un intero popolo. Nel corso della sua intervista a La Gazzetta dello Sport, Andriy Shevchenko ha affrontato il delicato impegno alla guida della Federcalcio ucraina, spiegando come il pallone possa trasformarsi in uno strumento di resistenza, speranza e sollievo per una nazione messa a dura prova.

Andriy, a 50 anni sei alla guida della Federcalcio ucraina. Come stai vivendo questa missione in un momento così complesso?

"Sono in piena attività, mi tengo sempre occupato. Ho questa missione adesso: cercare durante la guerra di sostenere al massimo il calcio in Ucraina, minimizzando le perdite. Non esiste più una vita normale, la situazione è peggiorata tanto per le nuove generazioni tra sotterranei, scuole online e attacchi continui. Ma andiamo avanti e resistiamo. I Paesi europei ci aiutano tanto, la UEFA e la FIFA supportano il nostro budget, anche se ogni partita giocata in trasferta è molto più costosa da organizzare."
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Il calcio riesce ancora a regalare un momento di svago o un sorriso in queste condizioni?

"Facciamo il possibile. È la sfida mia e della federazione. Tre anni fa abbiamo lanciato la 'School League': siamo partiti con 12mila ragazzi e ora siamo a 50mila. Lo sport gioca un ruolo fondamentale perché è l’unica possibilità di svago per i giovani, li aiuta a trovare i propri ritmi e a non entrare in crisi in uno stato di emergenza permanente."

Ti senti un simbolo per la tua nazione dopo tanti successi?

"No, i simboli sono altri. Adesso è il tempo dei veri eroi, di chi difende il Paese, dell'esercito e della resistenza. In questi anni ho visto il loro coraggio e non si possono fare paragoni. Noi con il calcio dobbiamo solo cercare di dare loro un po' di sollievo e un sorriso."

A proposito del Pallone d’Oro: lo tieni ancora nel soggiorno di casa?

"L’ho recuperato. È stato a lungo nel museo del Milan, poi l’ho portato in Ucraina. Insieme a Blochin e Belanov abbiamo organizzato un tour intitolato 'Il quarto potrebbe essere tuo', un modo per motivare le nuove generazioni in questi tempi difficili, ricordando il passato per avere speranza nel futuro."

PARIGI, FRANCIA - 17 OTTOBRE: Andriy Shevchenko parla prima di consegnare il Pallone d'Oro femminile durante la cerimonia del Pallone d'Oro al Théâtre du Châtelet il 17 ottobre 2022 a Parigi, Francia. (Foto di Aurelien Meunier/Getty Images)

Le parole di Sheva sulla sua routine e sul suo più grande desiderio

L'iconico bomber ucraino, indimenticato numero 7 rossonero e oggi presidente della Federcalcio del suo Paese, ha aperto il libro dei ricordi regalando spunti di grande umanità e passione: dalla sua ferrea disciplina quotidiana all'amore mai sopito per i colori del Milan e per l'Italia, fino al desiderio più grande per il suo futuro.

Com'è la routine quotidiana del 50enne Sheva?

"La solita da tre anni: sveglia, acqua fredda o nuotata in mare a 4-5 gradi, poi 45 minuti di esercizi prima di andare in ufficio o fare video call. Gioco a padel se sono in Ucraina o a golf se sono in Inghilterra. Mangio poca carne, più pesce e insalate, ma l'abitudine italiana della pasta ogni tanto rimane. Il peso è lo stesso di quando avevo trent'anni, sui 84-85 kg."

Segui ancora il Milan e il calcio italiano?

"Il Milan è sempre nel mio cuore e sarò sempre il suo primo tifoso. L’Italia è la mia seconda patria, non lo dico per circostanza ma perché lo sento davvero. Al calcio italiano dico di non lamentarsi troppo: uscirete da questo momento, avete storia, talento e le persone giuste per ripartire."

Qual è il tuo desiderio più grande per questi 50 anni?

"La pace. Voglio che nel mio Paese la gente possa tornare a vivere in pace il prima possibile. Nel calcio la mia sfida è fare il massimo per le generazioni future; nella vita privata voglio continuare a stare vicino alla mia famiglia ed essere un buon padre."

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