Milanisti Channel News Milan, Capello: "Puntare su nomi stranieri? Mi permetto di storcere il naso"

Milan, Capello: "Puntare su nomi stranieri? Mi permetto di storcere il naso"

Samuele Dello Monaco
Intervistato dalla Gazzetta dello Sport, Capello ha analizzato il momento del Milan: la non qualificazione Champions, Leao e il caos societario

Di ritorno da Budapest, dove ha raccontato per Sky Sport il trionfo ai rigori del PSG sull'Arsenal nell'ultima finale di Champions League, Fabio Capello si è concesso a una lunga intervista sulle pagine de La Gazzetta dello Sport. L'ex bandiera e allenatore del Milan ha colto l'occasione per analizzare a 360 gradi le questioni più scottanti e l'attualità del mondo rossonero.

Le parole di Capello sul Milan

Era il 1994. Il Milan di oggi, invece, se la passa male. E i tifosi sono decisamente preoccupati.

“Normale dopo due anni senza riuscire a qualificarsi per la Champions. E non oso pensare come reagirebbero i cuori rossoneri a una terza stagione deludente di fila”.

Vedere il Diavolo il 1° giugno senza ad, ds e allenatore fa effetto?

“Beh, come si fa a dire no? Cardinale ha azzerato tutto in un secondo e ora deve muoversi in fretta per trovare i sostituti. Sembra voler puntare su nomi stranieri. Permettetemi da italiano di storcere un po’ il naso…”.

Una delle strade porta a Ralf Rangnick direttore dell’area sportiva: la convince?

“Non lo conosco personalmente, ma ovviamente so il suo passato. A Salisburgo e Lipsia ha saputo costruire quasi dal nulla un progetto importante. Il Milan, però, è un’altra cosa. Soprattutto, fatico a immaginare in Italia un modello dove l’allenatore allena e basta, mentre tutto il resto lo fa un supervisore. Un tecnico deve sempre entrare nelle scelte, soprattutto per quanto riguarda i giocatori”.

Rangnick, tra l’altro, allena anche nell’attualità. È il ct dell’Austria…

“Infatti, la domanda è una: dovesse arrivare al Milan, andrebbe anche in panchina, magari vicino al tecnico vero e proprio? Ma poi, al mercato e alla costruzione della nuova squadra ci penserebbe mentre fa il Mondiale con l’Austria? Dovrebbe stare al telefono giusto nei momenti liberi, perché il doppio lavoro è difficilmente gestibile. D’altronde anche Ibrahimovic adesso partirà per gli Stati Uniti… Non mi stupisco più di nulla”.

Nemmeno delle parole di addio di Rafa Leao?

“Assolutamente no. Rispecchiano alla perfezione il suo recente disimpegno nel Milan. Bastava vederlo in campo”.

Qualche tifoso le ha prese male, un po’ come se la ragazza ti mollasse con un sms dopo una bella storia d’amore.

“E nel mondo tecnologico di oggi fa ancora notizia? Io credo che sia normale per i calciatori attuali muoversi come ha fatto Leao, anche con parole precise e decise”.

Che cosa intende?

“Che mi pare evidente ci sia una strategia dietro, probabilmente concordata con gli agenti”.

Quindi Leao avrebbe già una squadra in mano?

“Non lo so con certezza, ma il timing della sua uscita mi pare sospetto. E quando un calciatore parla così, ha sempre qualcosa di pronto sul tavolo. Il problema è che così facendo toglie forza al Milan in un’eventuale trattativa”.

Quanto può valere Rafa sul mercato?

“Non ne ho idea, il prezzo lo fa sempre la domanda, al di là di quello che uno può pensare sia giusto o sbagliato. Di sicuro, comunque, meno che nel 2023, quando lasciava sperare sarebbe cresciuto ancora. Oggi chi prende il portoghese deve, invece, avere la convinzione che cambiando aria ritrovi gli stimoli persi a Milano. Auguri”.

E invece cosa perdono i rossoneri senza Leao?

“Certamente un giocatore di talento, che per almeno due-tre anni ha saputo farsi volere bene ed emozionare i tifosi, oltre che vincere. Poi, però, Leao non è mai maturato. La mia impressione è che pensasse più ad altre cose che al calcio. Che non fosse molto focalizzato sul campo, insomma. In più, nell’ultima stagione ha avuto qualche problema fisico e di adattabilità tattica”.

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