ESCLUSIVA MC - Calvarese: "Il VAR veniva utilizzato troppo, ora bisogna alzare la soglia d’intervento"
L’ex arbitro di Serie A Giampaolo Calvarese è stato intervistato dalla nostra redazione. Dal VAR agli episodi più discussi, passando per il momento del campionato. Ecco le sue parole.
La nostra redazione ha intervistato in esclusiva Giampaolo Calvarese, ex arbitro di Serie A e oggi impegnato nel mondo della comunicazione con Fischio Finale, il podcast che lo vede per la prima volta nel ruolo di conduttore. Con lui abbiamo parlato di arbitraggio, comunicazione, rapporto con i calciatori e del nuovo modo di raccontare il calcio attraverso il confronto tra chi lo vive in campo e chi lo osserva da fuori.
L'intervista esclusiva a Giampaolo Calvarese
Quest’anno hai iniziato Fischio Finale, mettendoti per la prima volta nel ruolo di conduttore e non più di ex arbitro intervistato. Pensi che questa nuova figura possa rappresentare una novità interessante nel rapporto tra il mondo del calcio giocato e quello arbitrale?
"Mi piace il fatto che si metta in gioco, secondo me non c’era il ruolo dell’arbitro che si metteva in gioco. L’arbitro è stato intervistato, viene intervistato, hanno provato ad aprire i canali di comunicazione, però era sempre lui che veniva intervistato. A me piace il fatto che si metta in gioco, le distanze con il calciatore si accorciano, quindi non solo curiosità ma anche aneddoti: come hai visto tu l’episodio e come lo vedo io, lo troviamo a capire, Penso che, per ben operare, noi dobbiamo ascoltare il calcio, i tifosi, i cronisti, tutti, ma soprattutto i calciatori, perché negli anni passati ci stavamo un po’ allontanando dal calcio come regolamento. Ho sentito spesso dire da un calciatore: “Per me non è rigore, però se lo dice il regolamento…”, e non va bene. Bisogna che si interagisca. Quindi è un’idea nuova che, secondo me, stiamo portando avanti con forza, insieme ai calciatori che mi stanno dando una mano, perché secondo me è un format che può funzionare".Pensi che un format con l’arbitro al centro e il confronto con gli opinionisti possa essere una nuova chiave televisiva?
"Sì, penso di sì, però devo dire che ci sono due problemi. Il primo è che gli arbitri, secondo me, hanno approfittato di quello spazio, passatemi il termine, molte volte anche per giustificarsi. All’inizio c’era sicuramente comunicazione e grande apertura, però alcune volte sembrava volessero andare a giustificare. Dall’altra parte, però, bisogna dire che è stato strumentalizzato tantissimo. Io mi prendo le colpe, come categoria, in astratto, ma devo dire che anche quello che veniva fatto veniva strumentalizzato e non interessava più la tecnica. Penso quindi che nel 2026 tutto quello che riguarda la comunicazione debba essere per forza aperto agli stakeholder, ma non so a livello culturale quanto siamo pronti rispetto all’Inghilterra, dove da quest’anno gli audio vengono trasmessi live da subito. Ad esempio, nel derby di Manchester, quello che ha detto Oliver su Bruno Fernandes si sente immediatamente, dopo appena cinque minuti".L’episodio di Torino-Milan può essere un segnale del nuovo rapporto tra arbitro e VAR? Il “chiaro ed evidente errore” è ancora il principio guida?
"Si era perso. Secondo me si andava troppo al VAR e veniva utilizzato troppo, cosa che non dava una mano agli arbitri. Penso si stia riportando tutto a quello che vuole la UEFA: il VAR deve servire a chiarire l’errore, mantenendo la centralità dell’arbitro. Questo significa alzare la soglia di intervento, senza però cadere negli eccessi. Quello di Milan-Torino è un errore, non solo dell’arbitro di campo ma anche del VAR. Questo è importante, perché spesso si pensa che, se c’è un errore, sia soltanto dell’arbitro. Ci sono poi episodi da silent check, dove il VAR non deve intervenire perché non c’è un chiaro ed evidente errore. La ratio è riportare al centro il ruolo dell’arbitro e utilizzare il VAR quando serve realmente a correggere un errore".Il gol di Cissé contro la Juve era da annullare per il contatto precedente? Quanto conta la linea arbitrale adottata da Mariani?
"La linea arbitrale conta. Secondo me quella di Mariani è stata coerente con la linea del campionato di quest’anno: ci sono stati degli errori, ma sono soprattutto errori per rigori non dati, non perché il VAR sia intervenuto per episodi piccoli. Nel caso specifico, a mio giudizio, Mariani è stato in linea con la sua conduzione e con quella che è la linea della commissione. Rocchi ha detto che quello che fa Mariani in campo va bene, quindi attenzione a parlare di chiaro ed evidente errore. Sono episodi sui quali possiamo discutere per ore, 50 e 50, ma sono convinto che Orsato abbia ragione: quello è un episodio da silent check".
Gli ultimi due episodi dubbi riguardano Lazio-Milan e Milan-Lecce: il possibile fallo di Noslin su De Winter e il tocco di braccio del difensore del Lecce. Cosa ne pensi?
"Il primo non ne parliamo proprio. Sul secondo, invece, ti giro la domanda: per te sarebbe fallo?Da tifoso sì, perché voglio tutto. Però, se ragioniamo con il metro coerente che mi sembra di intravedere in questa stagione, giochiamo.
"Il regolamento non dice che le braccia devono essere messe dietro la schiena. Io tante volte vedevo difendere con i giocatori quasi come dei pinguini, con le braccia dietro, ma non è quello che chiede il regolamento. Se il braccio rimane attaccato al corpo, anche se viene utilizzato il corpo per respingere il pallone, non ci sono problemi. Se invece il braccio è distante dal corpo, la situazione cambia. Qui il regolamento è abbastanza chiaro".© RIPRODUZIONE RISERVATA
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