Milanisti Channel News Conferenze Stampa Amorim verso Milan-Lecce: "Dobbiamo aiutare di più Ramos, servono più palloni in area"

Amorim verso Milan-Lecce: "Dobbiamo aiutare di più Ramos, servono più palloni in area"

Andrea Calsolaro
Ecco le parole rilasciate da Ruben Amorim alla vigilia del match contro i salentini nella consueta conferenza stampa prepartita

Il Milan si prepara a tornare in campo per la quinta giornata di Serie A. I rossoneri affronteranno il Lecce a San Siro, con l'obiettivo di tornare alla vittoria dopo aver ottenuto due pareggi contro Juventus e Lazio e una sconfitta contro il Benfica. Alla vigilia della sfida, Ruben Amorim ha presentato la partita in conferenza stampa a Milanello, soffermandosi sulle condizioni della squadra e sulle possibili scelte di formazione. Di seguito tutte le sue dichiarazioni sul match contro i salentini.

Verso Milan-Lecce, le dichiarazioni di Ruben Amorim in conferenza stampa

Un pensiero per la scomparsa di Sandro Mazzola?

«Le nostre condoglianze alla famiglia, all’Inter e a tutto il Paese. Il mondo del calcio ha perso una grande figura, una leggenda. Ma questa è la vita, ed è lo stesso discorso che vale per il signor Franco Baresi. Dobbiamo onorare queste grandi leggende aiutando la nostra cultura e continuando a portare avanti l’eredità lasciata da personalità così importanti».

Campo e storia vanno insieme, di pari passo. Oggi San Siro compie cent’anni e domani gioca il Milan. Un impegno in più: abbiamo il compito e il dovere di rendere sempre felici i nostri tifosi, ma domani c’è anche l’occasione di onorare la storia di un grande stadio. Mister, quanto è importante?

«Prima di tutto, è un onore poter far parte della storia di San Siro. Non parlerei di impegno o di pressione aggiuntiva, perché credo che queste siano cose che abbiamo già. Vogliamo vincere e giocare bene, per contribuire a onorare questo stadio e i nostri tifosi. È un momento importante per loro e per noi. Vogliamo semplicemente giocare bene e vincere le partite».

Sono stati giorni difficili dopo la sconfitta con il Benfica. Come ha vissuto questi giorni a Milanello? Ha parlato con la squadra e con i leader dello spogliatoio? E come sta Amorim?

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«No, quando perdi non sei lo stesso. Se sei la stessa persona quando perdi, c’è qualcosa che non va. Quando sei competitivo, vuoi vincere. Ma la squadra è pronta per la prossima partita. Non possiamo cambiare il passato, possiamo cambiare la prossima partita e siamo concentrati su questo. Parlo con i giocatori anche quando perdiamo, perché c’è tanto da migliorare. Quindi andiamo avanti verso la prossima partita e saremo pronti».

Il Milan non ha ancora segnato nel primo tempo nelle prime cinque partite ufficiali. È solo un caso o c’è qualcosa nell’approccio alle gare?

«Penso sia solo un caso. Contro il Torino abbiamo fatto bene e, se ricordate, contro il Venezia abbiamo avuto due occasioni nitide, una con Ramos. A volte è semplicemente un caso. Nella maggior parte delle volte gli avversari sono molto organizzati nei primi 45 minuti. Poi, con le sostituzioni, riusciamo ad avere maggiore influenza sulla partita. In futuro questo potrà cambiare. Per me, però, non è importante solo il fatto di non aver segnato: non dobbiamo concedere, soprattutto nel primo tempo dobbiamo riuscire a controllare un po’ meglio le partite».

Non si può cambiare il passato, ma perché in una notte così importante, contro il Benfica, ha scelto quella formazione nel primo tempo?

«Se guardate il Benfica, ha cambiato nove giocatori, e anche noi avevamo bisogno di fare delle rotazioni. Non penso che abbiamo perso la partita per i giocatori scesi in campo nel primo tempo. Abbiamo avuto più occasioni nitide, più possesso e più tocchi nell’area avversaria, ma a volte non riesci a segnare. Il Benfica, invece, ha segnato nelle occasioni che ha avuto. È una situazione che può capitare. Guardando la partita, penso sia stata soprattutto una prestazione di squadra, più che una questione legata ai singoli giocatori scesi in campo».

Quanto è distante il Milan, in questo momento, dalla sua idea di calcio? Cosa manca per vedere la squadra come l’ha immaginata?

«La promessa è quella di provare a segnare e a essere dominanti. Nella maggior parte delle partite lo siamo stati. Non giochiamo bene in ogni minuto della gara, ma in questo momento la cosa più importante è vincere contro il Lecce. Questo è l’obiettivo principale. Vogliamo essere una squadra dominante, ma stiamo ancora costruendo la nostra organizzazione, soprattutto con la palla. La sfida contro il Lecce sarà una buona opportunità per provare a fare meglio».

Zlatan Ibrahimovic è tornato a Milanello e vi siete incontrati. Di cosa avete parlato? Ha dato indicazioni alla proprietà o a Gerry Cardinale?

«Ãˆ stata una visita di Zlatan. Ne avevamo parlato nella scorsa settimana. È semplicemente la visita di una persona legata al club, niente di più. Il nostro focus sono le partite. Io faccio quello che devo fare per aiutare i miei giocatori a vincere. La nostra attenzione è rivolta al Lecce. È stata solo una visita, qualcosa che va al di fuori del nostro compito principale, che è vincere la prossima partita. Con Gerry Cardinale abbiamo parlato semplicemente del Milan, è stato un contatto normale».

Dopo il Benfica ha parlato di una squadra forse non ancora adatta alla sua idea di calcio e della possibilità di cambiare. Pensa davvero di modificare il sistema di gioco?

«Le due cose possono essere vere contemporaneamente. La mia idea di calcio non riguarda il sistema di gioco. Si pensa alla formazione perché utilizzo un sistema con tre difensori centrali, molto comune in Italia, ma la mia idea di calcio riguarda i principi, non il modulo. Quando un nuovo allenatore arriva in un club è impossibile avere subito le caratteristiche specifiche che si vogliono in ogni situazione. È questo che intendevo. Allo stesso tempo, Fabio Capello mi ha chiesto se non fosse il caso di pensare più alla fase difensiva, visto che con il possesso che avevamo non stavamo creando abbastanza occasioni nitide. In quel momento la mia opinione era che dovessimo difendere meglio, soprattutto quando abbiamo la palla. Tutto può essere vero contemporaneamente. Credo di essere generalmente molto chiaro nelle mie posizioni. È difficile trovare una situazione in cui abbia detto una cosa un giorno e il contrario il giorno dopo. Quello che ho detto quel giorno può essere vero allo stesso tempo».

Pulisic, Moreira, Chukwueze e Saelemaekers possono giocare insieme dall’inizio con Gonçalo Ramos? E Pulisic e Moreira li considera alternativi o possono coesistere?

«Possono giocare insieme. Tutti possono giocare insieme. Ci sono tante cose che succedono durante la settimana e voi conoscete solo una parte di quello che accade. È normale, ma ci sono molte situazioni che non conoscete e che io devo gestire durante la settimana. A volte faccio le mie scelte anche in base a tutto quello che è successo. Ma possono giocare insieme. Possono farlo. Magari domani vedrete alcuni di questi giocatori giocare insieme».

Gli attaccanti sembrano iniziare bene la pressione, mentre a volte i difensori, soprattutto i braccetti, faticano a seguire e a rompere la linea. È qualcosa che chiede lei o che deve essere migliorato?

«Stiamo cambiando completamente il modo in cui pressiamo e dove vogliamo recuperare il pallone. A volte non avviene tutto nello stesso momento: in alcune situazioni aspettiamo di più, in altre pressiamo nella metà campo avversaria, spesso con duelli uno contro uno. In alcune partite siamo stati migliori. Quando ci sono più rotazioni è più difficile, mentre quando i giocatori sono più freschi è più semplice. Quando sono stanchi, i duelli uno contro uno diventano più complicati. A volte, quindi, dipende dal momento della partita. Dobbiamo migliorare, non solo con i giocatori dietro, ma anche con quelli davanti. Dobbiamo migliorare i tempi e capire quando andare in pressione. È normale».

Alcuni senatori, come Modric, Gabbia, Rabiot e Pulisic, sono partiti dalla panchina o non hanno giocato contro il Benfica. C’è il rischio di tensioni nello spogliatoio o sente di avere tutto sotto controllo?

«Sono molto chiaro con tutti e credo che anche loro lo siano. È normale che quando non giochi tu possa essere deluso. Ma sono molto chiaro nelle mie decisioni e quello che i giocatori vogliono è sincerità. Questa è la cosa principale. A volte puoi non essere d’accordo con l’allenatore, ma quando sei onesto e diretto con i giocatori, loro possono capirlo. E poi, guardando il nostro calendario dopo la pausa per le Nazionali, giocheremo due partite in due giorni e dobbiamo essere pronti per questo. Durante la settimana vedo alcune cose e devo tenerne conto nelle mie scelte. Loro capiscono qual'è il mio ruolo».

Sono stati giorni difficili, tra risultati e tante voci. Gli esperimenti sono finiti? Ora pensa di affidarsi alla formazione migliore, mettendo in campo tutti i giocatori più importanti?

«Qual è la migliore formazione? Per voi? Per me sono tutti. Tutti, ovviamente. Gila, De Winter o Gabbia, Pavlović, Modric, Rabiot, Chukwueze, Diego Moreira, Pulisic, Cissé e Ramos».

Quindi Chukwueze a destra?

«Sì, per restare aperto e giocare uno contro uno. Ma se Chukwueze gioca tre partite e ha un problema, chi mettiamo al suo posto?»

Saelemaekers.

«Esatto».

E in mezzo Modric e Rabiot?

«Cosa avete detto su Modric la settimana scorsa? Che non può giocare tre partite».

Io non ho parlato di Modric.

«Non solo questo. Cosa avete detto su Modric la settimana scorsa? Io difendo Modric qui. Per me può giocare sempre. Nessuno vuole vincere più partite del sottoscritto fidatevi, domani sceglierò una formazione cercando equilibrio aiutando i miei giocatori e la società».

Contro il Torino il Milan ha mostrato pressing alto e una buona proposta offensiva. Contro Juventus, Lazio e Benfica ci sono stati passi indietro?

«Sono più d’accordo sul discorso della Juventus. Abbiamo provato a fare le stesse cose, ma quel giorno loro sono stati migliori nei dettagli. La Lazio è stata una partita diversa tra primo e secondo tempo, ma non vedo mai la mia squadra aspettare la partita: possiamo pressare, magari non sempre nel modo migliore, ma l’intenzione c’è. Contro il Benfica, invece, la squadra che aspettava maggiormente l’errore era il Benfica, non noi. Abbiamo provato a pressare, mentre loro erano molto compatti. Non credo quindi che abbiamo fatto un passo indietro: gli avversari sono diversi e noi proviamo a fare cose diverse in base a loro. Semplicemente non siamo riusciti a creare così tante occasioni».

Il Milan è tra le squadre che effettuano meno passaggi in area. È questa una delle ragioni per cui Gonçalo Ramos fatica a incidere? È la squadra che deve lavorare di più per lui o lui che deve adattarsi maggiormente?

«Per creare più occasioni per Ramos dobbiamo aiutare di più Ramos. Non voglio dire che debba lavorare meno per risparmiare energie. Dobbiamo invece passare più tempo vicino all’area avversaria e lavorare su questo in allenamento, migliorando anche le connessioni tra i giocatori. Contro il Benfica, per esempio, abbiamo avuto più palloni in area, ma in alcune situazioni sono mancati dei dettagli. Pulisic ha servito Rafa, che non ha capito il passaggio, Pavlovic ha controllato male un pallone e Rabiot, con la porta aperta, ha perso il controllo. A volte sono semplicemente piccoli dettagli. Per me, nelle altre partite abbiamo avuto troppo pochi tocchi dentro l’area, ed è questa la preoccupazione principale: il 98% dei gol arriva da lì. Se non porti il pallone in area, diventa tutto più difficile. Contro il Benfica ci siamo arrivati più spesso, ma dobbiamo migliorare nell’ultimo passaggio e anche nel modo in cui riceviamo il pallone dentro l’area.»

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