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A Melzo il tempo non ha cancellato nulla, ha solo messo in pausa una storia che aspettava il momento giusto per tornare a battere. Il Milan Club è rimasto lì, sospeso tra passato e presente, custodito nei ricordi di chi lo aveva vissuto e nella voglia di chi sentiva che non poteva finire così. A raccontarlo è Gaetano Corso, attuale presidente del Milan Club Melzo "Filippo Galli", voce e volto di una realtà che ha saputo rialzarsi senza perdere la propria identità. Perché certe passioni non si archiviano. Cambiano volto, attraversano generazioni, ma restano vive nello stesso modo: con quella fedeltà ostinata che non ha bisogno di spiegazioni.
La storia del Milan Club Melzo parte da lontano, dal 1963, quando il tifo era ancora qualcosa di puro, tramandato più con gli sguardi che con le parole. Per decenni è andato avanti, diventando un punto di riferimento per il territorio, fino a quando nel 2010 tutto si è fermato. “Per problemi personali lo storico presidente ha dovuto mollare”, racconta Corso, lasciando un vuoto che sembrava difficile da colmare. Ma le storie vere non finiscono, si fermano. E aspettano. Nel 2022, quel filo si riannoda. “È stato riaperto da quattro cuori rossoneri, Cristian, Giona, Fede e Stefano”, quattro nomi che oggi non rappresentano solo una ripartenza, ma la continuità di qualcosa che non è mai stato davvero perso.
Oggi il club conta 120 soci, ma ridurlo a un numero sarebbe limitante. È una realtà viva, presente, che respira insieme al suo territorio. “Siamo molto presenti con iniziative di beneficenza ed eventi dove ospitiamo ex giocatori del Milan e giornalisti”, spiega il presidente. Dentro il club si respira un’energia particolare, fatta di differenze che diventano forza. “È un ambiente variopinto, formato da giovani e meno giovani, ma uniti da un’unica passione”. Ed è proprio lì che nasce il senso più autentico di appartenenza: quando età, storie e percorsi diversi si annullano davanti agli stessi colori.
Alcuni momenti restano impressi più di altri, come fotografie che non sbiadiscono. “Aver ospitato Filippo Galli, a cui è intitolato il club, e la Coppa dei Campioni nella nostra sede”, ricorda Corso. Non è solo un evento, è un simbolo: il passato glorioso che entra in una realtà locale e diventa parte della sua identità. E poi c’è San Siro, che per loro non è solo uno stadio. È un punto di ritorno, una casa emotiva. “È la nostra seconda casa. Sostenere la squadra per noi è molto importante, anzi indispensabile”. Parole che raccontano un legame viscerale, di quelli che non si spiegano, si vivono.
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Ma il Milan Club Melzo non è fatto solo di partite. È fatto di gesti. Di presenza. Di responsabilità. “Abbiamo donato tre culle al reparto neonatale del nostro ospedale cittadino”, sottolinea Corso, insieme all’organizzazione di un torneo con i ragazzi di Casa Filippide. E poi le cene sociali, due volte l’anno, dove il calcio diventa incontro e condivisione grazie alla presenza di ex giocatori e giornalisti." Essere un Milan Club ufficiale, però, significa anche assumersi un ruolo preciso. “Essere il punto di riferimento dei tifosi del Milan nel nostro comune”. Ma soprattutto chiarire un concetto che oggi rischia di perdersi: “Il Milan Club non è una biglietteria, ma un luogo di aggregazione”.
E proprio su questo emergono le difficoltà più grandi, soprattutto quando si parla di trasferte. Il ricordo della trasferta a Roma per la finale di Coppa Italia resta vivo, ma oggi organizzare un viaggio è diventato un percorso ad ostacoli. “Tra modalità di vendita dei biglietti, blocchi assurdi e divieti, è sempre più difficile”. Una situazione che non incide solo sull’organizzazione, ma anche sulla sicurezza. “Non riusciamo più a fare pullman organizzati e i tifosi si muovono senza supervisione. Le questure non sanno più quanti tifosi arrivano e con quali mezzi”, evidenzia il presidente.
Infine, lo sguardo si sposta sul Milan di oggi, con un sentimento che mescola amarezza e resistenza. “Riteniamo che l’attuale società non abbia capito cos’è il Milan, non ama i club e pensa solo a guadagnare”. Ma la fede resta intatta. “Noi teniamo duro, perché siamo sicuri che prima o poi arriverà una società che ami il Milan come lo amiamo noi”. Ed è proprio qui che si chiude il cerchio. Non nei risultati, non nelle classifiche, ma nelle persone. In chi continua a esserci, a crederci, a tenere viva una storia che non ha mai davvero smesso di esistere.
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