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ESCLUSIVA | Milan Club Gravina, Martinelli: “Lo Scudetto del 2022 ci ha ripagato di tutto”
Due ragazzi di 21 anni, una telefonata dopo una trasferta e un sogno: creare qualcosa di proprio, radicato nel territorio, capace di unire le persone attraverso i colori rossoneri. Così nasce il Milan Club Gravina. Un inizio tutt'altro che semplice ma la caparbietà di Francesco Martinelli e del suo socio ha trovato la sua ricompensa più bella nello Scudetto del 2022. Oggi il club è diventato un punto di riferimento sul territorio: trasferte a San Siro percorrendo 1.000 chilometri, iniziative solidali nei reparti di oncologia pediatrica, e la certezza che nessuno schermo potrà mai sostituire il valore dello stare insieme. MilanistiChannel.com ha incontrato in esclusiva il presidente Martinelli per un racconto fatto di sacrificio, comunità e amore autentico per il Diavolo.
Partiamo dall'inizio: come nasce il Milan Club Gravina? Chi ha avuto l'idea, come si è formato il gruppo e com'è la situazione oggi — quanti tesserati avete e che tipo di persone ne fanno parte? "Il Milan Club Gravina nasce nel 2019. Sono sempre stato milanista di famiglia, e dopo una trasferta con un altro club ho chiamato il mio collaboratore Giuseppe: eravamo giovanissimi, avevamo 21-22 anni, e insieme abbiamo deciso di fondare qualcosa di nostro, con un'idea chiara: unire la passione per il Milan alla voglia di creare comunità e valorizzare il territorio. Non è stato un inizio semplice: il Milan di Giampaolo, poi il Covid. Ma la nostra caparbietà è stata ripagata nel modo più bello dallo Scudetto del 2022. Oggi contiamo circa 100 tesserati — ragazzi, famiglie, nonni con nipoti — e questo mix di generazioni è, per noi, il vero valore del club".
In un club ci sono sempre personaggi indimenticabili. C'è una storia particolare legata a qualche membro che ti è rimasta nel cuore — magari una conversione da altre fedi calcistiche, un anziano tifoso storico, o qualcuno che ti ha sorpreso? "Sì, c'è una persona che per me rappresenta benissimo lo spirito del nostro club: un tifoso che si chiama Giuseppe. È uno di quelli che non si perde mai una trasferta, a meno che non abbia impegni davvero improrogabili o sia fuori per viaggio. Avere nel gruppo persone come lui è motivo d'orgoglio, perché incarnano il senso vero dell'appartenenza: sacrificio, costanza, passione autentica. Portare allo stadio gente così è un onore, perché ci ricorda ogni volta perché facciamo tutto questo".
Gravina è una città con radici profonde, storia e identità fortissime. Come si intreccia questa appartenenza territoriale con la passione per il Milan? Essere milanisti fa parte in qualche modo del tessuto della comunità? "A Gravina il legame tra territorio e passione calcistica passa soprattutto attraverso il desiderio di creare aggregazione. Il club nasce proprio dall'esigenza, da parte di noi ragazzi, di valorizzare il nostro territorio attraverso una passione comune. Il Milan, in questo senso, è stato il punto di partenza per costruire una community: persone che si incontrano, parlano, condividono emozioni e stanno insieme. Non è solo tifo, è socialità e senso di appartenenza. Essere un punto di riferimento sul territorio significa anche permettere a tante persone di vivere esperienze che altrimenti sembrerebbero lontane, come andare a San Siro. Ma non ci siamo fermati al calcio: siamo stati presenti anche nel sociale, donando regali a tema rossonero ai bambini ricoverati nel reparto di oncologia di Bari. Per rispetto dei piccoli e delle loro famiglie non abbiamo pubblicato foto, ma i loro sorrisi sono rimasti nei nostri cuori. Credo che anche questo dica molto di cosa significhi, per noi, far parte di una comunità".
C'è un giocatore del Milan — storico o attuale — che è particolarmente amato a Gravina, quasi adottato dalla comunità? E perché proprio lui? "Se devo fare un nome su tutti, dico Paolo Maldini. Per il mondo rossonero è quasi una figura sacra: rappresenta eleganza, fedeltà, leadership, appartenenza. È un simbolo che va oltre il campo. Però devo citare anche Kaká, perché per tanti ragazzi della mia generazione è stato lui a far scattare l'amore per il Milan. Pallone d'Oro, campione straordinario, ma anche un giocatore capace di far sognare. Per me, personalmente, è stato uno di quelli che mi ha fatto innamorare ancora di più di questi colori".
Nell'era dei social e dello streaming si può seguire il Milan da soli, ovunque. Cosa offre il Milan Club Gravina che uno schermo non potrà mai dare? Perché vale ancora la pena incontrarsi fisicamente in un club? "Perché uno schermo non potrà mai sostituire la condivisione vera. Oggi puoi vedere tutto da solo, certo, ma vivere il Milan insieme è un'altra cosa. Il Milan Club Gravina offre prima di tutto aggregazione: mette insieme persone di tutte le età, crea amicizie, rafforza legami, costruisce una comunità. Qui non si viene solo per vedere una partita, ma per sentirsi parte di qualcosa. È questo il valore aggiunto, lo stare insieme, il partire insieme, il vivere la trasferta come esperienza collettiva. Qualcosa che nessuna diretta streaming potrà mai replicare davvero".
Avete fatto trasferte a San Siro o in altri stadi? Raccontaci qualche episodio — il viaggio, l'atmosfera, magari qualcosa di inaspettato che è successo. "Le trasferte sono il cuore del club. Siamo presenti a tutte le partite casalinghe del Milan e, quando possibile, anche a quelle in trasferta. Partiamo la sera prima e attraversiamo praticamente tutta Italia: 1.000 chilometri all'andata e altrettanti al ritorno. Solo il vero amore per questi colori può portarti ad affrontare spese, sacrifici e fatica con questo entusiasmo. Viaggiamo curando ogni dettaglio per garantire il massimo comfort: ricariche USB, bagno, spazi comodi, segnaposto sul pullman, scelta di diversi settori dello stadio. Ma la cosa più bella non è la partita in sé: è l'esperienza complessiva. La soddisfazione più grande arriva quando qualcuno ci ringrazia perché, grazie al club, ha realizzato il sogno di andare a San Siro. In quei momenti capisci che stai facendo qualcosa che resta davvero nel cuore delle persone."
Che consiglio daresti a un gruppo di tifosi che oggi volesse aprire un nuovo Milan Club in un piccolo paese del Sud Italia? "Direi tre cose: pazienza, organizzazione e passione. Pazienza perché all'inizio non è facile — anche per noi non lo è stato. Bisogna essere seri, organizzati, saper creare un ambiente sano, ma soprattutto farlo per vera passione. Se c'è quella, il resto si costruisce".
Come vedi il Milan di oggi e quali sono le tue aspettative per il futuro della squadra? "Vedo un Milan che ha comunque una base importante da cui ripartire, ma che ha bisogno di essere rinforzato in maniera concreta. Parliamo di una società gloriosa, con una storia enorme, e noi tifosi abbiamo il diritto di essere ambiziosi. Per tornare a competere ai massimi livelli servono scelte forti, acquisti di qualità e una direzione tecnica chiara. Il Milan non può accontentarsi: deve sempre puntare in alto, perché la sua storia lo impone".
Un messaggio finale ai tifosi rossoneri che leggeranno questa intervista su Milanisti Channel... "Ai tifosi rossoneri dico di continuare a sostenere sempre il Milan, nei momenti belli ma soprattutto in quelli difficili, perché è lì che si vede il vero amore per questi colori. Da Gravina mandiamo un abbraccio a tutta la grande famiglia milanista, con l'orgoglio di portare avanti questa passione ogni giorno, con sacrificio, entusiasmo e cuore. Forza Milan!".
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