Tutti i limiti di campo del Milan di Allegri: analisi dettagliata
Nella giornata di ieri mi sono permesso di vergare un articolo in cui ho criticato l’allenatore del Milan, Massimiliano Allegri, per il rendimento della squadra in questo girone di ritorno. Mi è spiaciuto doverlo fare perché ho una grande stima, soprattutto umana, per Allegri, una persona di grande livello che ha sempre avuto rispetto e considerazione del Milan, anche quando vinceva, con merito, a Torino con la Juventus. Tuttavia credo che l’onestà intellettuale sia importante e non consenta scorciatoie.
Vorrei pertanto entrare nel merito delle mie critiche ad Allegri. Il senso della mia tesi era il seguente: il Milan ha fatto bene nel girone d’andata perché l’allenatore è stato molto bravo a dare dimensione ad una fase difensiva ferrea. Non è riuscito però ad andare oltre. La squadra non si è evoluta. Il Milan è così rimasto una squadra monca sul piano offensivo e nei dettagli di campo, aspetti nei quali si notano parecchi difetti marchiani. Vediamo con attenzione quali.
Riaggressioni negative: un limite marcato del Milan
Da qualche settimana il Milan sta tentando molto di più le cosiddette riaggressioni su palla persa. Gli attaccanti non scappano più all’indietro, ma tentano un recupero palla alto. Si tratta però di tentativi approssimativi, in quanto avvengono con distanze troppo ampie fra i reparti.Sulla palla persa il Milan sta provando a tenere un atteggiamento diverso, molto più proattivo, ma la linea difensiva rossonera non riesce ad accompagnare la pressione degli attaccanti. Quest’incapacità crea troppo spazio fra la linea mediana e la linea difensiva e le imbucate consentite sono diventate ferali per il Milan.
Un possesso palla privo di corse fluide
In fase di possesso palla il Milan è una delle squadre meno rapide della Serie A. Ciò avviene per un motivo preciso. Ci sono pochissime corse fluide senza palla – quasi nessuna praticamente – finalizzate a favorire una buona trasmissioni da parte di chi deve giocare il pallone.Ne deriva un possesso palla molto sterile, mantecato, perimetrale (con la palla che viaggia troppo lentamente da destra verso sinistra), inoffensivo e privo di sbocchi immediati. Le punte, in tal modo, ricevono quasi sempre palla spalle alla porta o con un raddoppio. Difficile, in questo contesto, incidere o essere brillanti.
Difesa bassa ed energie nervose. A fine stagione qualcosa si paga
Difendere basso è stata la mossa chiave che ha consentito al Milan di Allegri di accumulare tanti punti nel girone d’andata.C’è, tuttavia, un grande neo: una scelta tattica così marcata fa spendere tantissime energie mentali ai difensori perché devono moltiplicare l’attenzione in quanto un singolo errore – anche di postura – può portare a subire un gol.
Oggi i difensori milanisti sono meno concentrati e reattivi perché hanno consumato moltissime energie nervose durante i primi mesi di campionato.
Il tallone d’Achille antico del Milan: la pressione
Senza palla il Milan non è migliorato nella pressione. Ad inizio stagione i dati statistici ci dicevano che il Milan fosse la squadra che pressava meno in Serie A. Tale aspetto era legato non solo ad una scelta precisa di Max Allegri, ma anche alle caratteristiche dei giocatori.I tentativi di pressare da parte del Milan nelle ultime partite sono risultati pessimi perché si è trattato di pressioni quasi sempre individuali che finivano per spaccare la squadra in due tronconi, liberando praterie per gli avversari. Questa disorganizzazione nel pressing rende la squadra molto insicura, nonché vincolata ad un unico spartito.
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