La rivoluzione copernicana del Milan: da Allegri ad Amorim
Premessa fondamentale: questo non è un articolo contro Massimiliano Allegri. In primis perché, personalmente, ho il massimo rispetto del tecnico livornese ed in secondo luogo perché la disputa antica fra giochisti e risultatisti è divenuta talmente stucchevole che non ho alcuna voglia di parteciparvi.
Una scelta di grande visione da parte del Milan
Il tema sul quale vorrei porre invece l'attenzione è un altro. Con la decisione di esonerare Massimiliano Allegri e, successivamente, di affidare la panchina a Ruben Amorim, il Milan ha compiuto una scelta di aperta discontinuità rispetto al tram tram del calcio italiano.Amorim
Innovare è un verbo complicato; provare a cambiare la mentalità del calcio italiano è un atto di coraggio che va doverosamente sottolineato. Max Allegri è un allenatore di tutto rispetto e con una sua credibilità. Mandarlo via e decidere di puntare su uno straniero che viene da un'altra mentalità è una scelta che merita pazienza ma che va elogiata per la portata di freschezza che genera.
Tante differenze nella visione del calcio e, soprattutto, nell'approccio ai giovani
Max Allegri e Ruben Amorim sono molto diversi in tanti aspetti: nella concezione del gioco, nel modo di impostare le partite, nella capacità d'attesa, nella visione della pressione e dell'uscita della palla da dietro, nel modo di difendere.
L'aspetto che li divide maggiormente, tuttavia, rimane quello culturale. Per Allegri sui giovani non bisogna mettere pressione. Ieri, in conferenza stampa, il tecnico del Napoli ha dichiarato che non bisogna dare troppe responsabilità ad un ragazzo di 23 anni (Vergara).
La rivoluzione copernicana
Pensandoci bene, è proprio questa mentalità che il nuovo Milan vuole smantellare. Per Ruben Amorim un giocatore non è giovane a 23 anni e il suo concetto di pressione e responsabilità è opposto a quello di Allegri. I ragazzi già a 18 anni (vedi il caso di Camarda) vanno investiti di responsabilità, caricati a dovere, perché sono le responsabilità che danno stimoli e motivazioni.
In Italia, nel paese in cui i giovani vengono sempre visti come bambini e a cui si fa fatica a concedere delle occasioni, le parole di Amorim possono risultare quasi un'eresia. Eppure si tratta semplicemente di quella rivoluzione copernicana che il Milan sta cercando di mettere in pratica. Una rivoluzione culturale, prim'ancora che calcistica.
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