La necessità di esercitare l'arte della pazienza
Uno degli argomenti più deboli che ho letto dopo la gara di Europa League fra Milan e Benfica riguarda il concetto di pazienza applicato al calcio. Per molti la pazienza si può avere, ma Amorim deve portare comunque dei risultati. A mio avviso questa tesi è sbagliata ed è uno dei presupposti erronei che ha albergato nella vita del Milan in questi ultimi tribolati anni.
L'obbligo della pazienza se si vuole costruire
La pazienza è una virtù e va esercitata proprio quando i risultati non arrivano. Troppo semplice essere pazienti dopo 3 vittorie consecutive. Eccessivo quindi, a mio avviso, subissare di contestazione l'allenatore dopo la prima sconfitta stagionale. Ruben Amorim sta commettendo degli errori. Nessun dubbio su questo. Però è su quegli errori che dovrà lavorare per costruire.
Quello che si può chiedere al tecnico è maggiore decisione in certe scelte. Apprezzabile che, sinora, abbia cercato di tenere coinvolta tutta la squadra facendo ruotare tanti giocatori. L'ora di alcune scelte, tuttavia, non è più rimandabile. Ci vorrà tempo perché la squadra assimili i principi di gioco. Nel contempo, però, Ruben Amorim deve lavorare su un'idea di formazione titolare base, in cui i migliori siano presenti.
Il Milan di Berlusconi: 3 esoneri in 25 anni
A proposito dell'arte della pazienza, credo sia opportuno citare un dato che viene spesso sottovalutato nelle varie considerazioni. Tutti parlano, a ragione, del Milan di Silvio Berlusconi come pietra miliare e irraggiungibile. Sapete quanti allenatori sono stati esonerati da Berlusconi a stagione in corso nei suoi primi 25 anni? Soltanto 3.
Insomma le grandi società si vedono nelle difficoltà, nella capacità di essere lucide quando la folla vorrebbe il capro espiatorio su cui riversare le proprie accuse. Le società hanno il dovere di difendere le proprie scelte, altrimenti il verbo costruire non potrà mai trovare declinazione reale.
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