Malagò e Maldini: una gestione del Club Italia molto discutibile
Il commento più scontato è sempre il solito: "che brutta figura per l'Italia!". D'altronde il calcio italiano, già ridotto a piccoli pezzi dopo l'ennesimo Mondiale guardato dal divano, non esce bene da queste giornate convulse e ricche di colpi di scena negativi.
Dalla possibilità di vedere Pep Guardiola sulla panchina della Nazionale, si è passati, in pochissime ore, all'arrivo quasi certo di Andrea Pirlo, ipotesi che non convinceva in tanti. Dalla stasi successiva nata dal caso Fonbet, si è poi giunti alle dimissioni di Paolo Maldini e di Leonardo.
Malagò Abete
Se ci avessero raccontato questa specie di soap opera, soltanto 15 giorni fa, non ci avremmo creduto.
Sulla discutibilità della politica che entra nel calcio rilasciando patenti di moralità ne abbiamo già parlato ieri. Il Tribunale dell'etica non è una buona soluzione. Il tema odierno però va oltre perché è impossibile non interrogarsi su ciò che è successo e sugli errori che, in qualche modo sono stati commessi.
L'errore di Malagò: l'allenatore dell'Italia andava scelto subito
Ci sono due errori di metodo che emergono in maniera evidente.In primis, il Presidente federale Giovanni Malagò non doveva scegliere Paolo Maldini come Direttore Tecnico del Club Italia senza prima concordare con lui la scelta dell'allenatore. Difficile, inoltre, credere che Malagò non sapesse sin da subito del rapporto fra Pirlo e Fonbet.
La sensazione è che il Presidente Malagò abbia pensato più a portare a casa il sì di Maldini - per avere un ritorno d'immagine importante - che a trovare un punto d'intesa comune con le richieste e con il carattere non semplice dell'ex capitano e dirigente del Milan.
Il limite di Paolo Maldini: l'assenza di duttilità
In secondo luogo, è impossibile non riscontrare come Maldini abbia commesso un errore grave nel suo impuntarsi sulla scelta di Andrea Pirlo. Una sorta di "o lui o nessuno" che puoi permetterti soltanto se fai il patron in stile Zamparini.
Maldini
Se, invece, la tua veste è quella dirigenziale servono qualità che vadano oltre le impuntature: duttilità, capacità di mediare, capacità d'incassare, flessibilità. Doti preziose, che non sembrano appartenere a coloro che, sul campo, sono stati immensi fuoriclasse. Paolo Maldini, in tal senso, non fa eccezione.
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