Il decennio della tossicità
Le ultime 24 ore del mondo Milan, successivamente alla sconfitta contro il Benfica, sono state decisamente parossistiche. Ruben Amorim ha commesso degli errori, anche gravi, ed il suo operato è certamente criticabile. Il senso di mettere in discussione l'allenatore però mi sfuggiva. Sono riuscito a trovarlo, tuttavia, dopo un'attenta e accurata disamina. La ragione si chiama tossicità dell'ambiente.
Presidenti, dirigenti e allenatori: tante, troppe figure in 10 anni
Negli ultimi 10 anni il Milan ha avuto 4 proprietà diverse (Berlusconi, Yonghong Li, Elliott e RedBird), 5 Amministratori Delegati diversi (Galliani, Fassone, Gazidis, Furlani e Calvelli), 7 dirigenze sportive distinte (Maiorino, Mirabelli, Leonardo, Maldini-Massara, Moncada, Tare e Almstadt-Gardiner) e 8 allenatori (Montella, Gattuso, Giampaolo, Pioli, Fonseca, Conceicao, Allegri e Amorim).Un ambiente intriso di tossicità
In tutto questo decennio (2016 - 2026) l'ambiente rossonero si è immerso in una tossicità che prima non aveva, forse viziato da primi 25 anni di Berlusconi, in cui per un quarto di secolo il club rossonero ha avuto lo stesso presidente, la stessa dirigenza e 3 allenatori storici come Sacchi, Capello e Ancelotti.E così negli ultimi 10 anni la passione rossonera di gran parte dell'ambiente si è declinata in una ricerca costante del problema o del capro espiatorio di turno. Prima c'è stato Galliani che faceva mercato coi soliti procuratori e che teneva in ostaggio il Milan con la liquidazione, poi Berlusconi che, a detta dei benpensanti, non voleva vendere ("vendi a chiunque basta che te ne vai").
Galliani Allegri
Elliot era il fondo avvoltoio che non amava il Milan e pensava solo a fare soldi. Paolo Maldini andò in tendenza negativa (#Maldiniout) dopo l'esonero del malcapitato Giampaolo. Gazidis era il male assoluto, l'uomo che pensava ai ricavi e non ai risultati. Venne rivalutato qualche anno dopo soltanto per dare contro a Furlani, reo di qualsiasi misfatto, nonostante sia stato il CEO che ha portato il club rossonero al livello più alto di ricavi strutturali.
Gli allenatori: tutti contestati
Gli allenatori, poi, sono sempre stati tutti inadeguati. Montella non sapeva sfruttare i tanti "campioncini" portati in dote dal mercato cinese, mentre Gattuso giocava male (fu persino soprannominato in modo spregiativo Gino Rattuso).
Gattuso scusa
Pioli - che poi vinse addirittura uno scudetto - fu accolto con un hastag non propriamente cordiale, Fonseca ricordava il fado, Conceicao aveva un brutto carattere e Allegri faceva un calcio inguardabile e antidiluviano.
Da Suso a Leao, sempre un capro espiatorio
In dieci anni l'ambiente Milan ha ritenuto di dover trovare carne da macello anche fra i giocatori. Emblematico il caso di Suso, che condizionava il gioco della squadra. Su Leao, poi, si è sfiorata l'ossessione patologica. Rafa aveva il difetto di strappare come nessuno in Serie A. Però ciondolava in campo e amava la musica. Inaccettabile.
Leao
Partito l'attaccante portoghese, l'ambiente Milan si è inevitabilmente sentito orfano. Serviva un nuovo capro espiatorio su cui riversare questo fiume straripante di tossicità. Ruben Amorim è il bersaglio più comodo, ma c'è Gonzalo Ramos pronto dietro l'angolo. Fino al prossimo giro di giostra.
In un ambiente del genere, in cui il veleno e la negatività la fanno da padroni, come si può pensare di costruire un ciclo vincente? Non è un caso che l'unico ciclo positivo, in questi 10 anni, il Milan lo ha costruito durante il Covid quando le priorità erano altre rispetto al calcio e la pressione era molto minore. Un dettaglio da non trascurare e su cui fare una doverosa riflessione.
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