Conceicao sbaglia: un club non deve smentire le voci sull'allenatore
Due giorni fa, l'ex allenatore del Milan - il portoghese Sergio Conceicao - ha rilasciato un'intervista molto interessante e ricca di contenuti al quotidiano Repubblica. In essa, il tecnico portoghese ha sollevato un tema importante, legato ad una mancata protezione da parte della società rossonera nei suoi confronti, fin dalle battute iniziali del rapporto.
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Le dichiarazioni di Sergio Conceicao a Repubblica
Queste le parole di Sergio Conceicao sul tema. "Non è facile fare l’allenatore del Milan. É una squadra storicamente abituata a giocare stagioni di altissimo livello, e a vincere le finali di Champions. Al tempo stesso, il momento era complicato. Al Porto era diverso, avevo un presidente che è rimasto in carica per decenni e si è ritirato da più titolato al mondo. La società era ben strutturata e organizzata. Il passaggio non è stato facile. A Milano, dopo la vittoria della Supercoppa, è bastato un pareggio col Cagliari perché cominciassero a girare voci su chi avrebbe preso il mio posto. E nessuno le ha smentite”.Un punto di vista sbagliato quello del mister portoghese
Ho grande stima di Sergio Conceicao, sia come allenatore, sia soprattutto come uomo. Personalmente ne ho difeso il lavoro quando ha allenato il Milan. Sono del parere che nella sua esperienza rossonera ci siano state ombre e luci, all'interno di un contesto comunque molto difficile. Tuttavia non sono d'accordo con la sua considerazione. Non esiste alcun dovere del club di smentire tutte le voci relative al futuro. Se così fosse, le società dovrebbero farlo quasi tutte le settimane.
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Penso invece che questa visione delle cose da parte di Conceicao riveli molto di ciò che gli è mancato al Milan, ovverosia un clima di protezione come quello che aveva a Porto. In realtà in Italia non può essere così. Simone Inzaghi, tre anni fa, ha convissuto per mesi con le voci di un Cristian Chivu pronto a subentrargli. E, in quella stagione, il tecnico piacentino raggiunse una storia finale di Champions League.
Rimanendo invece in casa rossonera, nel 2007 tutti sapevano che se Carlo Ancelotti fosse stato eliminato dal Bayern Monaco in Champions League, sarebbe stato esonerato dalla società, con Marcello Lippi già pronto per sostituirlo. Non erano solo voci. Erano quasi certezze. Nei grandi club, però, si deve essere bravi a convivere ed a gestire queste situazioni. E, in alcuni casi, bisogna essere abili a mandarle via con il lavoro e i risultati.
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