Il caso Pirlo e il moralismo peloso della politica italiana
Attorno all'ormai noto "caso Pirlo" si sta diffondendo una "discussione sterile e inconsistente", fondata esclusivamente sui cosiddetti motivi di opportunità. Secondo i benpensanti, in sostanza, Andrea Pirlo non potrebbe essere ambasciatore di un sito di scommesse russo e, nel contempo, C.T. della Nazionale italiana.
Personalmente non ha una convinzione assoluta sulla scelta operata da Paolo Maldini e da Leonardo. Non arrivo nemmeno a dire "mi fido", come sostengono in molti. Credo semmai che sia giusta un'apertura di credito, in assenza di alternative.
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La difficoltà di un'alternativa valida
Per molti le opzioni migliori erano Antonio Conte e Roberto Mancini. Si tratta di una opinione rispettabile, ma che non mi convince. Se devi portare avanti un progetto di riforma del sistema calcio in Italia, hai bisogno di un C.T. che si fidelizzi con il gruppo di lavoro, non di un eccellente allenatore che scappi alla prima occasione (Conte) o alle prime, inevitabili, difficoltà (Mancini).
Sono situazioni già accadute in passato e non si vede per quale motivo non potrebbero ricapitare, atteso che parliamo di professionisti validissimi, ma con una struttura personale solida, radicata e difficilmente modificabile nelle asperità caratteriali.
Il "caso Pirlo"
Credo sia giusto, pertanto, porsi due semplici domande. Andrea Pirlo ha fatto qualcosa di illecito? Ha violato qualche norma? Ad entrambe queste domande la risposta non può che essere negativa. Il tema inerisce soltanto motivazioni legate all'opportunità di accettare di sponsorizzare un sito di scommesse russo.
Personalmente non ho alcun legame con il mondo russo. Non mi è mai piaciuto Putin, non ho simpatia per nessuna dittatura (o autocrazia). Non giudico, tuttavia, la scelta di Andrea Pirlo per la semplice ragione che creare un caso sulla moralità delle scelte delle persone è un concetto da stato dittatoriale o, al più, da stato teologico.
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Vespasiano diceva "pecunia non olet". Credo che Andrea Pirlo meriterebbe di essere criticato come allenatore e non come persona. A mio avviso, quindi, il Presidente Malagò sbaglierebbe qualora si facesse condizionare da questo "caso".
Il moralismo peloso, meramente di facciata, da parte della politica italiana, in cui spiccano due coalizioni politiche piene zeppe di adoratori dell'autocrate Vladimir Putin, è uno dei punti più bassi che l'Italia, come nazione, poteva toccare.
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