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di Franco Ordine -
Domenica sera c’è Milan-Juve siatene certi, finirà ancora una volta così: risultatisti contro giochisti. E avremo perso l’ennesima occasione per separarci dalla guerra ideologica puntando invece all’interesse supremo del calcio italiano che sta vivendo una stagione di depressione acuta dalla quale nemmeno la prossima elezione del presidente federale ci salverà.
Spiegazione elementare: perché per poter realizzare le riforme di cui il settore ha un disperato bisogno c’è necessità di tempo e di investimenti. Per questo motivo conviene tornare a Milan-Juve partendo dalle più recenti esibizioni. Il Milan, a Verona, è apparso a corto di benzina nel motore e col solito problema del gol (degli attaccanti) assente da troppo tempo. La Juve, col Bologna, è apparsa invece una squadra in salute, capace di travolgere in velocità la squadra di Italiano e di fermarsi al 2 a 0 soltanto per una serie di errori di mira.
Allegri e Spalletti, da toscani doc, non si sopportano molto. È anche questo un bel tema dentro la partita. E rincorrono due idee completamente diverse di calcio. Dimostrando, ciascuno per la sua parte, che si può vivere di calcio seguendo strade diverse se poi alla fine la sentenza è una soltanto, il risultato.
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