Franco Baresi, il mio Capitano e quella promessa eterna
Era uno degli eroi della mia infanzia. Uno di quei campioni che sembravano destinati a esistere per sempre.
Quando da bambino guardavo il Milan, lui era lì. Al centro della difesa. Non comprendevo ancora davvero cosa significasse essere il più grande libero della storia del calcio, ma bastava osservarlo per percepire una sensazione che ancora oggi faccio fatica a descrivere. Trasmetteva sicurezza, autorevolezza, un senso di onnipotenza calcistica che pochissimi altri hanno saputo incarnare. Con Franco Baresi in campo avevi la sensazione che nulla potesse andare storto.
AC Milan v Genoa - Serie A
Crescendo, quel mito non si è mai affievolito. Anzi. Con il passare degli anni ho capito di essere stato incredibilmente fortunato ad aver vissuto, anche solo da bambino, l'epoca di uno dei più grandi calciatori che questo sport abbia mai conosciuto. Più studiavo la storia del Milan, più mi rendevo conto che Franco Baresi non era stato semplicemente un campione: era il Milan.
Poi, con il tempo, è accaduto qualcosa che mai avrei immaginato.
Quello che per anni era stato un eroe irraggiungibile è diventato una persona in carne e ossa. Ho avuto il privilegio di conoscerlo, di stringergli la mano e di parlare con lui. Ed è proprio in quei momenti che ho scoperto la sua qualità più grande. L'immensità dell'uomo superava persino quella del calciatore.
Quando il tuo idolo diventa una persona: la storia con Franco Baresi
C'è un episodio privato che oggi sento il bisogno di raccontare, perché spiega meglio di qualsiasi statistica chi fosse davvero Franco Baresi.
Siamo nell'estate del 2025.
Come Presidente del Milan Club Fondi stavamo lavorando da settimane per riportare il Capitano nella nostra città il 13 luglio, quarant'anni dopo la sua prima visita. Era un evento speciale, atteso da tutti, preparato con entusiasmo e con un orgoglio difficile da descrivere.
Era ormai quasi tutto pronto. Poi, nel pomeriggio del 21 giugno alle 17:41, arrivò una telefonata che mi gelò il sangue.
"Ciao Gaetano, Franco in questo momento non sta bene. Dovrà sottoporsi a un intervento e ancora non sappiamo quale sarà il decorso successivo. Purtroppo dobbiamo rinviare l'evento di Fondi. Però ci tiene che ti dica una cosa: appena le sue condizioni glielo permetteranno, manterrà la promessa e verrà a Fondi. È una cosa a cui tiene davvero tanto. Ti chiedo soltanto una cortesia: per il momento tuteliamo la sua privacy, massima riservatezza".
In quell'istante la delusione lasciò immediatamente spazio alla preoccupazione. L'evento non contava più. Contava soltanto Franco.
Eppure quella promessa raccontava perfettamente chi fosse. Anche in un momento difficile, il suo primo pensiero era mantenere un impegno preso con i tifosi.
Era fatto così. Un Capitano in campo. Un galantuomo nella vita. Ed è questa l'immagine che porterò per sempre con me. Non soltanto quella del numero 6 che alzava il braccio per mettere in fuorigioco gli attaccanti più forti del mondo. Ma quella di un uomo che non ha mai smesso di rispettare il Milan, i suoi tifosi e chiunque avesse la fortuna di incrociare il suo cammino.
Nel corso di questo lungo anno di battaglia ho vissuto un continuo susseguirsi di emozioni contrastanti. Ci sono stati momenti in cui la speranza sembrava poter vincere su tutto. Come il 14 dicembre 2025, quando Franco Baresi tornò nuovamente a San Siro dopo l'operazione dell'agosto precedente. Io ero lì. Ero lì con gli occhi lucidi, con il cuore pieno di emozione e con una speranza ancora più forte: Franco stava combattendo. Franco stava vincendo, proprio come aveva sempre fatto sul campo.
Perché chi aveva visto quel numero 6 guidare la difesa del Milan per anni sapeva una cosa: arrendersi non faceva parte del suo modo di essere. Poi, nei mesi successivi, il destino ha preso una strada diversa da quella che tutti noi speravamo. Le notizie positive sono diventate sempre più rare, le attese sempre più lunghe e la malinconia sempre più presente.
Ma anche in quel periodo Franco è rimasto Franco. Un esempio di forza, dignità e coraggio. Lo stesso Capitano che per una vita intera aveva difeso il Milan dagli attacchi degli avversari, continuava a rappresentare un punto di riferimento per tutti coloro che gli volevano bene.
Grazie di tutto, Capitano. Per aver insegnato a intere generazioni che la grandezza non si misura soltanto con le vittorie, ma con l'esempio che si lascia agli altri.
Fai buon viaggio, Franco. E quando arriverai lassù, alza ancora una volta quella mano. Non per segnalare un fuorigioco. Ma perché anche il cielo sappia che è arrivato il più grande Capitano della storia del Milan.
Le leggende non ci lasciano mai davvero. Smettono soltanto di essere visibili ai nostri occhi, continuando a vivere ogni volta che qualcuno pronuncerà il loro nome.
Ieri, oggi e per sempre: Franco Baresi.
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