Milan-Benfica, quando in palio c’era l’Europa: da Altafini a Rijkaard, due finali che hanno fatto la storia
Domani sera Milan e Benfica si ritroveranno una di fronte all'altra a San Siro per la prima giornata della fase a girone unico di Europa League. Un appuntamento importante per iniziare nel modo giusto il cammino europeo, ma inevitabilmente diverso per peso e fascino rispetto alle sfide che hanno costruito la storia di questo confronto.
Rossoneri e portoghesi, infatti, si sono già affrontati in sei occasioni, ma sempre nella cornice ben più prestigiosa della Champions League. I precedenti dicono quattro vittorie per la squadra meneghina e due pareggi. Per due volte, però, Milan-Benfica è stata addirittura la finale di Coppa dei Campioni e per due volte (nel 1963 e nel 1990) a sollevare il trofeo è stato il Diavolo. Due partite separate da 27 anni, con protagonisti, epoche e significati profondamente differenti, ma unite da un particolare tutt'altro che secondario. Entrambe hanno contribuito a definire il rapporto speciale del club rossonero con l’Europa.
gettyimages-79047652-594x594
1963, Wembley: il giorno in cui il Milan diventò grande anche in Europa
La prima volta fu il 22 maggio 1963 a Wembley. Dall'altra parte c’era probabilmente l’avversario più scomodo possibile: il Benfica campione d’Europa nelle due stagioni precedenti, trascinato da Eusébio, simbolo di una squadra che puntava al terzo successo consecutivo. Il Milan di Nereo Rocco, invece, era ancora alla ricerca della prima Coppa dei Campioni della propria storia.
Quel giorno in Inghilterra i rossoneri si presentarono con Giorgio Ghezzi come certezza tra i pali. Cesare Maldini guidava con personalità una difesa composta sugli esterni da Mario David e Mario Trebbi, mentre al centro si posizionava il peruviano Víctor Benítez. In mezzo al campo Giovanni Trapattoni garantiva equilibrio e sacrificio, con la qualità che invece passava soprattutto dai piedi di Dino Sani e di un giovanissimo Gianni Rivera. Sulle fasce sfrecciavano Gino Pivatelli e Bruno Mora. Davanti, invece, José Altafini rappresentava il riferimento offensivo e l'uomo capace di trasformare in gol il lavoro costruito alle sue spalle.
L'inizio sembrò confermare la forza dei portoghesi. Al 19' fu proprio Eusébio a portare avanti il Benfica, mettendo il Milan nella condizione di dover inseguire. Ma la finale cambiò volto nella ripresa. A prendere in mano la partita furono due dei simboli di quella squadra: Rivera e Altafini. Il primo costruì, il secondo finalizzò. L'italo-brasiliano pareggiò al 58', sfruttando un assist del fantasista piemontese, e poco dopo completò la rimonta ancora su un suggerimento del Golden Boy rossonero. Nonostante i disperati tentativi di pareggio dei campioni in carica il 2-1 resistette fino alla fine.
Quella fu una vittoria che andò molto oltre quei novanta minuti. Il Milan divenne infatti la prima squadra italiana a conquistare la Coppa dei Campioni, dopo che Fiorentina (nel 1957) e gli stessi rossoneri (nel 1958) avevano già raggiunto la finale senza riuscire ad alzare il trofeo, in entrambe le occasioni era stato il Real Madrid di Di Stefano a impedire questa gioia.
Il trionfo di Wembley fu quindi una sorta di atto di nascita europeo. In campo c'erano uomini destinati a diventare parte integrante della storia del club e del calcio italiano: da Maldini, capitano di quella squadra, a Rivera, idolo di intere generazioni, passando per Trapattoni, che dopo un'importante carriera da calciatore vincerà ancora di più da allenatore. Ma soprattutto c'era Altafini, autore di una Coppa straordinaria: 14 gol nell'edizione 1962/63, gli ultimi due proprio quando contavano di più.
1990, Vienna: Rijkaard completa l’opera del Milan di Sacchi
Ventisette anni più tardi, Milan e Benfica si ritrovarono ancora una volta a giocarsi la Coppa dei Campioni. Stavolta, però, il punto di partenza era completamente diverso. Il 23 maggio 1990, al Prater di Vienna, il Milan non era più una squadra che cercava di conquistare un posto tra le grandi d'Europa. Era la squadra da battere.
I rossoneri di Arrigo Sacchi erano campioni in carica dopo il 4-0 rifilato alla Steaua Bucarest nella finale dell'anno precedente e disponevano di una formazione ormai entrata nell'immaginario collettivo. Davanti a Giovanni Galli agiva una linea difensiva con Mauro Tassotti, Alessandro (detto Billy) Costacurta, Franco Baresi e Paolo Maldini, probabilmente il reparto simbolo di quel ciclo. In mezzo, Carlo Ancelotti e Frank Rijkaard garantivano equilibrio, intensità e inserimenti. Sulle fasce Angelo Colombo e Alberico (detto Chicco) Evani macinavano palloni e servivano assist al duo di attaccanti olandesi che dava al Milan una dimensione quasi irripetibile: Ruud Gullit per potenza e imprevedibilità, Marco Van Basten per eleganza e capacità realizzativa.
La finale fu molto meno spettacolare rispetto al resto della cavalcata europea del Milan. Anche perché dall'altra parte c'era il Benfica allenato da Sven-Göran Eriksson, e si decise con una sola giocata. Al 67' van Basten ricevette tra le linee e servì in profondità Rijkaard, che si inserì centralmente alle spalle della difesa portoghese e batté Silvino in uscita. Una combinazione perfetta: il centravanti che si abbassa e inventa, il centrocampista che attacca lo spazio. L'1-0 sarebbe rimasto il risultato definitivo.
gettyimages-79047652-594x594
Con quella vittoria il Milan conquistò la sua quarta Coppa dei Campioni e soprattutto riuscì a difendere il titolo ottenuto dodici mesi prima. Una doppietta europea che nessuno sarebbe più riuscito a ripetere per oltre vent'anni, fino al Real Madrid dell'era moderna. La Coppa completò inoltre una stagione internazionale eccezionale, nella quale il Milan conquistò anche Supercoppa Europea e Coppa Intercontinentale.
Iscriviti al canale WhatsApp di Milanisti Channel per leggere in anteprima tutte le notizie sul Milan. Entra a far parte di una famiglia rossonera.
Milan-Benfica: due finali, due epoche diverse, ma stesso destino
Riguardandole oggi, le due vittorie contro il Benfica sembrano quasi raccontare le due estremità della prima grande parabola europea del Milan. Wembley 1963 rappresenta l'inizio. Vienna 1990 rappresenta la consacrazione.
Nel 1963 il Milan doveva ancora dimostrare di poter appartenere stabilmente all'aristocrazia continentale. Affrontò la squadra che aveva vinto le due Coppe precedenti, andò sotto e riuscì a ribaltarla grazie al talento di Rivera e ai gol di Altafini. Quella notte nacque, in un certo senso, il Milan europeo.
Nel 1990 la situazione era quasi capovolta. I rossoneri erano ormai il modello a cui il continente guardava. Non c'era più un gigante da abbattere: il gigante era diventato il Milan. La rete di Rijkaard non aprì un ciclo, ma mise il sigillo su una squadra che aveva cambiato il modo di interpretare il calcio e che per il secondo anno consecutivo si sedeva sul trono d'Europa.
C'è poi un altro filo che unisce idealmente le due finali: Cesare Maldini capitano a Wembley nel 1963 e Paolo Maldini titolare a Vienna nel 1990. Il capitano allora era Baresi, Paolo dovrà aspettare ancora qualche anno prima di poter sollevare quella coppa con la fascia al braccio. Padre e figlio dentro due generazioni completamente differenti del Milan, ma entrambi protagonisti di una finale di Coppa dei Campioni vinta contro lo stesso avversario. In mezzo ci sono 27 anni di storia, tanti altri successi e trofei, ma anche cadute e rinascite.
Milan-Benfica, dal passato al presente
Domani a San Siro non ci sarà una Coppa dei Campioni da sollevare. Milan-Benfica aprirà semplicemente il cammino delle due squadre nell'Europa League 2026/27, con calcio d'inizio alle 21.00. Eppure è difficile guardare quella maglia rossa dall'altra parte del campo senza tornare almeno per un momento a Wembley e Vienna.
Perché sono cambiate le competizioni, i giocatori e le ambizioni, ma quello del Benfica resta uno dei nomi legati ad alcune delle pagine più significative della storia europea del Milan. Prima Altafini, poi Rijkaard: tre gol segnati in due notti di epoche lontane (tra loro e rispetto ai giorni nostri), ma accomunati dallo stesso esito: con la Coppa che prende la strada di Milano.
© RIPRODUZIONE RISERVATA