Milanisti Channel Casa Milan Personaggi spicco Carisma, 3-5-2 e spazio ai giovani: Ignazio Abate visto da vicino

Carisma, 3-5-2 e spazio ai giovani: Ignazio Abate visto da vicino

Filippo Pelucchi
Un focus sull'allenatore ex Milan promesso al Torino e al Sassuolo

Da calciatore lo conoscono praticamente tutti. Ignazio Abate ha trascorso più di dieci anni della sua vita al Milan, contribuendo ad uno Scudetto e due Supercoppe. Poi, dopo 5 anni da quando aveva scelto di appendere gli scarpini al chiodo, la breve esperienza con la Ternana. Tra le prime scelte della dirigenza, poi esonerato, poi quasi richiamato e alla fine il passaggio alla Juve Stabia. Nella piazza di Castellammare, Abate è riuscito senz'altro a lasciare il segno, trascinando la squadra ad una storia semifinale play-off contro il Monza.

Vediamo chi è Abate più da vicino e perché è così seguito da, giusto per fare due nomi in Serie A, club come Sassuolo e Torino.

Abate e la super stagione con la Juve Stabia

Abate ha preso le redini di questa squadra sin dall'inizio con quella voglia, con quel desiderio, non di strafare, ma di dimostrare che è un tecnico giovane ma anche all'altezza della situazione. Allo Stadio Menti ha perso una sola volta con il Modena durante il campionato e l'ultima di campionato contro il Frosinone. Però è stato un fortino davvero inespugnabile. Abate è stato quello che ha gestito un gruppo, soprattutto quando si sono dovuti affrontare le difficoltà societarie che non erano poche. In primis gli stipendi da pagare, poi i contributi che hanno significato anche una penalizzazione della squadra per il prossimo campionato. Con questo mare mosso è riuscito a tenere benissimo la squadra lontano da queste difficoltà e i risultati gli hanno dato ragione.

L'allenatore è molto fermo sulle sue idee, sul suo 3-5-2 alla Allegri. A differenza di Max, però, Abate è giovanissimo, ha 39 anni non ancora compiuti e che compirà a novembre, per cui ha una carriera luminosa davanti. Prima di essere preso dalla Juve Stadia aveva allenato la Ternana, l'aveva portata fino ai playoff, poi nelle ultime gare è stato esonerato per volontà della società per qualche dissapore. A Castellammare di Stabia ha un ottimo rapporto con la società, riesce a fare il suo lavoro soprattutto senza dare spazio ad altri che possano invadere il suo campo. C'è da sottolineare anche che nel suo percorso alla Juve Stabia ha avuto un feeling veramente eccezionale con il direttore sportivo Lovisa.

Spazio ai giovani

Senza contare che Abate lascia spazio ai giovani, per farli crescere e maturare esperienza. Ricordiamo che adesso quattro calciatori della Juve Stabia sono stati convocati nell’Under 21: Zeroli, Ciammaglichella, Mannini e Okor. Abate ha seminato benissimo e ha raccolto anche benissimo. Si vede anche dall'ottimo rapporto con tutta la tifoseria e lo testimonia il fatto che nelle ultime partite, quando la squadra andava sotto la curva per prendersi gli applausi di fine gara, è stato chiamato e invocato a piena voce il suo nome proprio perché i tifosi l'hanno sentito come un elemento fondamentale, necessario, indispensabile per i risultati e per l'eccezionale campionato della Juve Stabia.

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Abate a livello tattico e caratteriale

La difesa della Juve Stabia ha sempre dato buoni risultati, chiudendo il campionato regolare con 45 reti subite. Poi quello che ha funzionato molto sono stati gli esterni. Abate preferisce la profondità, le verticalizzazioni, che sono state quelle che hanno determinato molte volte il vantaggio della Juve Stabia. È poco favorevole agli eccessivi tocchi di palla e poi ha la capacità di fare un blocco basso ma non è mai stato un catenacciaro: un blocco basso sì, ma sempre volto all'attacco, mai per chiudersi. Se dovesse arrivare a Torino, il 3-5-2, sarebbe sicuramente il sistema più congeniale.

Dal punto di vista caratteriale, Abate è un allenatore carismatico, che ha dalla sua parte questo fatto di essere seguito e di essere molto incisivo soprattutto con i giovani. Anche sui calciatori ha un grande effetto. Per esempio, nel dopopartita c'è sempre l'intervista all'allenatore e al calciatore, molte volte si incrociavano, uno usciva e l'altro entrava, e lui spendeva sempre parole, anche quando il calciatore non aveva dato proprio il meglio di sé, ribadiva sempre “Deve migliorare, deve migliorare”. Non perché ci fossero dei problemi o dei dubbi sulle loro qualità, ma perché teneva moltissimo che imparassero, capissero il comportamento, la gestione soprattutto dello spogliatoio e poi in un secondo momento la tattica, che per lui è fondamentale per ottenere dei risultati.