Milanisti Channel Casa Milan ESCLUSIVA MC – Shevchenko, 50 anni da campione. Tassotti: "Uno dei primi 4 o 5 attaccanti del Milan"

ESCLUSIVA MC – Shevchenko, 50 anni da campione. Tassotti: "Uno dei primi 4 o 5 attaccanti del Milan"

Giovanni Oriolo
Dal Milan alla nazionale ucraina e un’amicizia che dura ancora oggi: Mauro Tassotti racconta in esclusiva Andriy Shevchenko, alla vigilia del suo 50° compleanno

Oggi, 29 settembre, Andriy Shevchenko compie 50 anni. Un compleanno che ci offre l’occasione di celebrare il campione e conoscere più da vicino l’uomo, attraverso lo sguardo di chi ne ha condiviso una parte importante del cammino. Per raccontare Shevchenko si potrebbe partire dall'iconico rigore in finale di Champions contro la Juve, dal Pallone d’Oro del 2004, dai tantissimi gol che hanno fatto alzare in piedi San Siro. Mauro Tassotti, invece, quando gli chiediamo quale ricordo custodisca dell’amico, ci porta anche altrove. A Kharkiv, in un albergo, attorno a un tavolo. Le serate trascorse a parlare di calcio, i problemi da affrontare insieme e un bicchiere di vino ad accompagnare le conversazioni. "Per me Sheva è quello".

In questa intervista esclusiva, Mauro Tassotti (ex difensore del Milan e storico vice di Ancelotti) ripercorre un rapporto nato al Milan, cresciuto nello staff della nazionale ucraina e diventato negli anni un’amicizia capace di andare oltre incarichi e risultati. Prima lo ha allenato, da vice di Carlo Ancelotti. Poi è stato Sheva a volerlo al proprio fianco, quando ha intrapreso la strada da commissario tecnico. L’inizio, però, merita una precisazione: "Quando Andriy è arrivato a Milano, non lavoravo ancora con la prima squadra. Ci siamo conosciuti nel momento in cui ho iniziato a fare il secondo di Carlo Ancelotti".

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La confidenza nasceva sul campo, nel lavoro quotidiano durante il vostro periodo assieme? "Nonostante da calciatore avessi fatto il difensore, io amavo lavorare anche con gli attaccanti. Durante gli anni al Milan fermavamo spesso per lavorare insieme e da lì che nasce questo nostro rapporto".

Un difensore che aveva fatto la storia del Milan e un attaccante che quella storia stava imparando a scriverla. Ma lontano dagli allenamenti cosa vi univa? "Ci accomuna la passione per il golf. Nel tempo ha sviluppato una passione viscerale per questo sport, diventando anche un ottimo giocatore anche in quello. Parlavamo spesso di golf e qualche volta si andava anche a giocare insieme".

Prima dell’amico, c’è naturalmente il fuoriclasse. Lei ha visto passare tanti attaccanti straordinari e sa quanto sia difficile mettere in ordine il talento. Non volendo fare classifiche assolute, ma sul posto di Shevchenko nella storia rossonera le ha un'idea? "Sicuramente sta, secondo me, nei primi quattro o cinque attaccanti che il Milan ha avuto nella sua storia".

A distinguerlo era la completezza? "Faceva gol di testa, di destro, di sinistro. Era molto forte fisicamente, perché amava allenarsi duramente".

La forza di Sheva si costruiva anche nelle giornate di lavoro, nella volontà di chiedere tanto a se stesso. Poi arrivava la partita, e bastava un momento per lasciare il segno, vero? "Magari per qualche momento si escludeva un po’ dal match, non era uno di quei giocatori capaci di stare sempre dentro la partita. Però, a differenza di molti, sapeva entrarci nel momento giusto con la sua classe, con la sua forza e deciderla".

Parliamo del rigore contro la Juventus nella finale di Champions League, che momento è stato? "La responsabilità che si è preso sull'ultimo rigore di Manchester e la freddezza con cui l’ha tirato sono qualcosa di pazzesco".

AMSTERDAM, NETHERLANDS - JUNE 12: Mauro Tassotti,
Assistant Coach of Ukraine looks on during the Ukraine Training Session ahead of the UEFA Euro 2020 Championship Group C match between Netherlands and Ukraine at Johan Cruijff Arena on June 12, 2021 in Amsterdam, Netherlands. (Photo by Dean Mouhtaropoulos/Getty Images)

Nel 2004 arriva il Pallone d’Oro, riconoscimento di un talento al suo apice, è stato il momento più alto della sua carriera milanista? "Non gli è stato regalato niente. È stato un grande, veramente un ragazzo d’oro. Si è meritato tutto questo".

Anche l’amore dei tifosi, rimasto vivo ben oltre l’ultima partita con la maglia rossonera. Il vostro rapporto, intanto, trova una nuova dimensione. Shevchenko smette di giocare e, al momento di costruire la propria esperienza in panchina, pensa a lei per stargli affianco. "Mi ha fatto una chiamata e mi ha chiesto di poter lavorare con lui. Sapeva che in quel momento ero in una situazione un po’ particolare. Mi ha chiesto di andare con lui in nazionale".

La fiducia maturata a Milanello diventa così la base di un’altra avventura, stavolta con ruoli diversi. Sheva guida l’Ucraina, Tassotti gli lavora accanto. Ed è proprio in quel periodo che il legame si fa più profondo? "I momenti che più ho nel cuore del mio rapporto con Sheva sono anche i più semplici. Lavorando per la nazionale ucraina insieme abbiamo fatto tante belle serate, quelle in cui gli allenatori vivono assieme parlando di calcio, ma in quel contesto anche delle problematiche che c'erano. Il tutto sempre davanti a un bicchiere di vino".

Il calcio occupava ancora il centro del tavolo, ma quelle ore condivise stavano costruendo qualcosa destinato a durare oltre il lavoro, secondo lei? "Quelli sono stati momenti speciali e che hanno rafforzato ancora di più il nostro rapporto umano, oltre che lavorativo. Tuttora che le strade si sono separate Andriy è un mio caro amico e ci sentiamo spesso".

L’affetto lascia spazio anche a un giudizio sincero sullo Shevchenko allenatore. Secondo lei, la sua inclinazione emergeva soprattutto nella gestione delle persone? "Amava di più confrontarsi con i giocatori, mantenere i rapporti e cercare di stimolare l'ambiente a dare sempre il massimo".

Gli aspetti tattici preferiva delegarli maggiormente allo staff? "Secondo me la sua indole lo portava più a essere un dirigente. Adesso è Presidente della Federcalcio ucraina e sta lavorando sodo per cercare di dare qualche soddisfazione al suo Paese. Io credo che questo sia un ruolo più adatto a lui e al suo carattere, rispetto a quello dell’allenatore".

Andrei Shevchenko

14 Feb 2001: Andrei Shevchenko of AC Milan looks to run with the ball and cause defenders problems during the UEFA Champions League Group B match against Paris St Germain played at the San Siro, in Milan, Italy. The match ended in a 1-1 draw. MandatoryCredit: Jamie McDonald /Allsport

Rimane, in ogni veste, il desiderio di misurarsi con una sfida. Lo racconta anche il golf, passione coltivata fino a raggiungere un ottimo livello e a confrontarsi con dei professionisti? "Ama la sfida, era molto competitivo da calciatore e lo è rimasto anche ora che ha smesso di giocare".

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In chiusura, quando arriva il momento degli auguri, però, i ricordi sportivi lasciano spazio a un pensiero più intimo. Tassotti sa quanto le vicende dell’Ucraina pesino nella vita dell’amico, quanto il legame con il proprio Paese attraversi il suo impegno.

Che augurio vuole fare ad Andriy? "L’unico augurio che credo si possa fare a Sheva è che il suo Paese ritorni ad avere una vita normale, Che i suoi familiari non siano più per lui fonte di preoccupazione, ma siano solo di gioia e serenità. Ovviamente è una speranza che ripongo non solo per Sheva, ma per tutto il suo popolo ucraino", conclude l'ex difensore rossonero.

Per i cinquant'anni di Andriy Shevchenko, quindi, il desiderio è quindi uno solo: poter tornare al più presto a guardare al futuro con serenità e tutta la redazione di Milanisti Channel si unisce all'augurio di Tassotti.

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